MARTELLO SI SPOSERA’€™


Mio figlio piccolo, si fa per dire, il temibile Martello inglese, si sposerà.
Dopo anni di convivenza con quel caro ragazzo, il fascinoso Badger irlandese, è riuscito a convincerlo a farsi sposare, martellandolo come un forsennato per convolare a giuste nozze.
L’altro è pure lui uno tosto, non per niente se uno è il martello l’altro può ben dirsi l’incudine.
Ha resistito a lungo, un’altra persona per sfinimento avrebbe detto di si dopo una settimana o sarebbe fuggito in Patagonia.
Quindi la scorsa estate, durante un lungo e faticoso trekking nella brumosa scozia tra le colline e i laghi, la west highland way, alla fine è riuscito a farsi regalare l’anello di fidanzamento.
Che poi, per timidezza, era nascosto nel termos del tè, che Badger gli offriva e che il caro Martello  aveva preso e aveva anche visto l’anello,  però al momento non aveva collegato le cose, fortunatamente  non l’aveva anche ingoiato.
Una storia buffa, ma romantica .
Poi è cominciato il martellamento verso gli amici, soprattutto verso i genitori.
Al ricevimento della notizia del matrimonio questi sono stati felici, ma secondo lui non abbastanza felici, non hanno gridato, saltato, danzato con orgiastico furore.
Poi sono stati travolti dai preparativi, innanzitutto nella scelta del luogo della futura cerimonia.
A Londra, in Irlanda, in Italia, a Milano ?
Se fare la cerimonia là e la festa qua, ricevimenti separati o uniti.
Chi invitare, chi informare ma non invitare e così via.
Alla fine abbiamo dovuto scegliere di ridurre la fastosa cerimonia alla famiglia stretta e agli amici intimi.
I vari ipotetici edifici, hotel, ristoranti, pub, hall dove fare i festeggiamenti hanno richiesto mesi di ipotesi, proposte, ripensamenti, nuovi piani cerimoniali.
Noi non proponevamo abbastanza, non sceglievamo o, se lo facevamo, avevamo idee diverse dalle sue.
Logicamente bisognava parlare, ma per dire che aveva ragione lui.
Il che è perfettamente vero, dato che il matrimonio era il suo, ma perché chiedere se lui aveva già fatto la scelta che al momento lo soddisfaceva ?
Non posso fare a meno di dire, sono forse noioso, lo so, che nei miei ricordi le proposte di nozze furono molto più semplici.
Io, una settimana dopo aver conosciuto quel fiore incredibile di ragazza, l’Istrice Prussiana appunto, le regalai subito un complicato anello d’argento, chiedendo di sposarla subito e di avere con lei cinque figli.
Lei mi rispose che ero matto e poi mi lasciò.
Dopo un anno ci rimettemmo insieme, eravamo troppo diversi, ma forse troppo affascinati l’uno dell’altro per stare separati.
Mio padre poi consigliò fermamente, allora erano tempi differenti, le nozze che furono semplici, povere, fantastiche per due ragazzi incoscienti e innamoratissimi.
Ma questa è un’altra storia.
Per tornare al nostro Martello, ora da mesi continua la discussione sul tipo e la qualità del menù per il pranzo di nozze, capitolo forse ancora aperto, non voglio pensarci, è troppo complesso.
Nemmeno fosse quello del nipote della regina d’Inghilterra.
Tra l’altro lui trova che è disdicevole che queste abbiano leggermente offuscato il suo prossimo matrimonio.
Per i beveraggi fu quasi più semplice : birra no, ci voleva lo champagne, io modestamente proponevo del buon Prosecco e dei vini italiani, che potevo procurare e  imbottigliare.
Il promettente avvocato parlava di vini prestigiosi, come l’Amarone, il Barolo e così via, ci pensava lui alla scelta di classe.
Il Martello citava una sua conoscente, rappresentante di una nota marca di champagne che avrebbe fornito le bevande di livello opportuno.
Alla fine tutti hanno deciso di lasciare tutte queste incombenze a nonno Talpone, che ha dovuto scegliere, comperare, imbottigliare i vari tipi di vino da lui preferiti, ben felice in verità di trafficare in cantina.
Per il nostro regalo di nozze, una doppia coppia di gemelli da camicia, questo è un’altra storia complessa, seppur finita anche questa.
Stasera ho avuto la notizia che è stato scelto anche il pub ove finire i festeggiamenti.
Una scelta reale, c’è da scommetterci, non mi stupirebbe se ci fossero i fuochi d’artificio sul Tamigi, magari con la musica di Handel.
E poi dicono che la vita dei pensionati è tutta una noia e tranquillità.

IL FANTASMA FORMAGGINO


Il nipotino maggiore, quello di quattro anni, è esile, slanciato, timido ma affettuoso con gli amici, anche ombroso con quelli che non conosce bene.
Se dovessi trovare una similitudine direi che è come uno scoiattolo.
Quelli marroncini, dai grandi occhi umidi, che saltano impavidi tra i rami degli alberi, a terra curiosissimi, ma facilmente spaventati da rumori e movimenti improvvisi.
Il mio caro Scoiattolo è anche di temperamento fragile, può passare dalla risata squillante al pianto disperato, come se avesse contro tutto il mondo.
Per calmarlo e farlo di nuovo sorridere spesso gli racconto la storia del fantasma Formaggino, che aveva deliziato anche suo padre e suo zio da piccoli.
E’ un racconto semplice che invento al momento, con varianti grottesche e buffe.
Fa sorridere i bambini, li calma e questo basta.
Dunque tra tanti fantasmi maligni, che destano terrore tra gli uomini e gli animali, lui è un fantasma bambino, con il suo lenzuolino addosso, a cui i genitori cercano di insegnare il mestiere.
Purtroppo lui non riesce a spaventare nessuno, anzi per sua disdetta e disonore ha una gran paura di tutto e di tutti, anche degli altri fantasmi.
E’ un fifone ammettiamolo, inoltre più che fare certe cose maligne e cattive, lui ama giocare, correre, dare calcetti alle pigne cadute dagli alberi, più di ogni cosa si diverte a passare nelle pozzanghere e giocare nel fango.
Il risultato è che il suo lenzuolo risulta parecchio macchiato, anzi diciamo sporco, marroncino.
I genitori hanno un bel sgridarlo perché si pulisca e faccia il fantasma perbene.
Ma lui, monello, non ama troppo fare il bagno e pulirsi, per cui spesso emana un odorino che si può tranquillamente chiamare puzza.
Un odore fastidioso e persistente, come di gongorzola vecchio e andato a male.
Ora i fantasmi possono urlare, apparire improvvisamente dietro gli angoli, digrignare i denti, cosa difficilissima perché non hanno la bocca, far stridere catene e catenacci, emettere puzze sulfuree.
Ma odorare di puzza di formaggio vecchio e girare con  il lenzuolo bianco macchiato no, questo è da maleducati, in fondo anche loro hanno le loro regole di buon comportamento .
Così si snodano le avventure o disavventure di fantasma Formaggino che appassionano sia il mio Scoiattolino che il fratellino minore.
Addirittura quest’ultimo durante il racconto smette di smanettare, rompere, smontare in velocità tutti gli oggetti a sua portata di mano, per questo io, disperato,spesso lo chiamo la  Piovra.
Tutto bene quindi ?
No, nonno Talpone non ha mai avuto molta memoria, mentre i suoi attentissimi ascoltatori si, con il risultato che il pubblico esigente richiede una versione sempre uguale, per quanto ripetuta in continuazione, una versione standard insomma.
Il nonno si scusa, cerca di ricordare, abbozza nuove possibilità.
Grande crisi, che viene comunque superata presto, il pubblico in fondo  è composto da bambini.
Basta essere calmi, sorridenti e raccontare un episodio particolarmente buffo e i piccoli ridono felici.
Nonno Talpone si ripromette mentalmente di scrivere la storia, insieme a quelle di Giovannino Senza Paura e della sua numerosa famiglia, del gigante Briciola  e tanti altri racconti.
Sono quasi quarant’anni che promette invano, ha persino la faccia tosta di dire che è troppo impegnato, è proprio un talpone. 

CHIEDO SCUSA


Un mio lettore mi ha fatto osservare che non è stato bello scrivere in due precedenti post “ tappo rifatto “ e “ nano rifatto”
Ha ragione, chiedo scusa.
Ho il massimo rispetto per le persone che non brillano in altezza, io mi trovo nella situazione opposta, sono alto un metro e ottantasei centimetri e confesso che sin da ragazzo soffro di un complesso di inferiorità per questo aspetto fisico.
Un caro amico, degnissima persona e di grande intelligenza, non è alto per niente, ma l’ho sempre ammirato e invidiato per le sue capacità amministrative e politiche.
La mia adorata istriciotta è di statura moderata, ancor più lo era quella santa e amatissima donna di sua madre.
In quanto a quelli che si rifanno il viso, si fanno il trapianto dei capelli, se li tingono o subiscono altri provvisori interventi di ringiovanimento, non so che dire, è una loro scelta rispettabile, vanitas, vanitas mundi.
Ma non posso sopportare gli imbroglioni arroganti e ipocriti, i corruttori morali e materiali, i cinici amici e favoreggiatori di malavitosi, quelli che ci fanno vergognare di avere dei politici così squalificati e inetti.
Bisogna mandarli a casa, quella circondariale intendo. 

VOGLIO TORNARE A CASA!


Giornata nera, anzi nerissima.
Ieri ho comperato all’ipermercato cittadino, dopo mille dubbi e pentimenti, questo net-book, era in offerta speciale, come potevo resistere.
Processore Intel Atom dual core, webcam ad alta definizione, sei  celle di batterie al litio, una durata anche di otto ore, film da vedere senza sbavature, windows 7.
Lo acquisto, passo il pomeriggio a cercare di farlo funzionare ( due ore per caricare le batterie, il resto per far partire i programmi che sono da decomprimere e settare ) poi, finalmente collegato alla chiavetta internet, funziona con una lentezza vergognosa.
Se faccio un collegamento con il vecchio computer 486 fisso della scrivania, questo è molto più veloce, anche se ha una ventola di raffreddamento ansimante e rumorosissima.
Ma come, il progresso tecnologico dov’è ?
Stamane decido finalmente di tagliare l’erba che invade, rigogliosa e arrogante, il campo e assedia persino la casa.
Cerco nei vari ripostigli e indosso la tuta, gli stivali di gomma, gli occhialoni, i guanti, la bandoliera, insomma tutta l’attrezzatura necessaria.
Ho tre gatte che mi seguono interessate.
Hanno già mangiato, i cuccioli non si vedono, saranno all’asilo.
Porto fuori dal box il decespugliatore, immetto la miscela, comincio a tirare la cordicella di avviamento.
Niente.
Provo e riprovo, comincio a sudare, mi tolgo gli occhialoni, i guanti, la bandoliera.
Le gatte sembrano particolarmente interessate, anche se si tengono a due metri di distanza.
Comincio a chiamare il decespugliatore con dolci nomi, mentre continuo a tirare la cordicella più volte.
Niente.
Dalle colline intorno si ode beffardo il ronzio di altri attrezzi più docili ai loro padroni.
Gli preparo una nuova miscela, la curo con precisione e amore, come farebbe una mamma nel cucinare un manicaretto ai suoi bimbi.
Butto il vecchio carburante e gli verso quello appena fatto, gli darei anche un grappino se potessi.
Niente.
Non vale nemmeno che mi inginocchi vicino a lui, per la stanchezza in verità, e lo chiami “Al-ko, Al-ko sii bravo, perché mi perseguiti ?”
Non un battito del pistone.
Le gatte se ne sono andate, hanno capito che lo spettacolo era ormai alla conclusione.
Messo via tutto quanto, ho tratto fuori le forbici da potatore e il falcetto con il manico lungo per lottare contro gli spini e l’edera che circondano il cancello giù in basso.
Ho anche la vera falce da fieno, la “Ranza” come si diceva nelle mie campagne d’infanzia.
Ricordo bene i contadini che falciavano grandi prati, con movimenti precisi e ritmati come in un minuetto, si sentiva il fruscio intermittente dell’erba tagliata.
Quando ne comprai una trent’anni fa, di acciaio, ormai quelle di legno erano un ricordo, presi lezioni da un muratore che era ugualmente contadino.
Nei miei primi esperimenti campestri pigliavo solo sassi, alberi e i miei stivali.
Dopo tre anni di inutili tentativi suicidi mi rassegnai al progresso del tagliaerba a motore e ai suoi capricci meccanici.
Quando si parla con altri possessori di questi mostri ne escono fuori storie di incredibili dispetti, si potrebbe fare un poema “ Il decespugliator furioso “
Quando in primavera con l’erba alta occorre usare l’attrezzo, di solito il motore non si avvia mai.
Lo porti dal meccanico, con due sicuri risultati : primo, nelle sue mani esperte il maledetto funziona perfettamente al primo strappo di corda e tu fai la figura del perfetto imbecille.
Nel secondo caso, ugualmente frequente, dopo due o tre tentativi inutili, lui ti guarda con aria disgustata e dice che bisogna cambiare un pezzo, sempre carissimo e comunque fuori produzione, la macchina è vecchia, da buttare.
Tu accorato cerchi di spiegare che funzionava benissimo lo scorso anno, bugiardo ti faceva disperare anche allora, che non è poi così vecchio , ricordi benissimo l’anno che lo avevi acquistato, anche se  al momento ti sfugge di preciso.
Lui è sempre più disgustato, devi comperarne uno nuovo, anzi, addolcendo lo sguardo, lui afferma che ti può mostrare i modelli appena usciti che sono in offerta, come sei fortunato.
Se penso che oltre a questi inconvenienti, ho subito due furti di decespugliatori stranamente funzionanti e uno mi è stato riconsegnato rotto dopo un prestito forzoso al caro cognato, mi viene voglia di mettere i tappeti di erba sintetica.
Infine nella mia lotta impari con il mostro cocciuto ho rotto il cellulare bello, il Sony, quello che mi ha lasciato il martello inglese appena tre anni fa, mi viene voglia di piangere.
Ho rotto un cellulare !
Voglio tornare a casa  

NONNO TALPONE IN CAMPAGNA 2


 Fantastico svegliarsi alla mattina con il silenzio, solo un sottofondo di uccellini, ma basta aprire le finestre che dal piano di sotto sale un coro di miagolii, i gatti si sono radunati e hanno fame.
Quindi scendo le scale e preparo da mangiare per loro, spaghetti, croccantini, scatoletta.
Servo il pasto nei vari piatti e c’é una sorpresa, sono presenti anche tre gattini nati da poco, due rossicci e uno grigio tigrato.
Si fanno accarezzare, si strofinano contro i pantaloni, poi addirittura si fanno le unghie contro la stoffa e la pelle delle mie gambe.
A denti stretti dico “ carini…”
Per fortuna che non sono cani altrimenti mi annaffiavano come un albero.
Giornata radiosa, colazione davanti al camino, ricevo una telefonata dall’avvocato.
Sta poco bene, é raffreddato, ha mal di testa, ma va ugualmente al lavoro.
Gioventù d’oggi.
Ma mi spiace tremendamente, vorrei fare qualcosa, ma non mi é possibile.
Innaffio i fiori, poto le rose, guardo l’erba cresciuta in maniera inverosibile, devo proprio tagliarla.
Tolgo dal ripostiglio il tagliaerba, la miscela, la tuta.
Due gatti mi seguono incuriositi, anche due cuccioli sembrano interessati.
A questo punto anch’io sono incuriosito di loro.
Ci guardiamo intorno, la primavera è irresistibile, ci perdiamo tutti quanti in pensieri vaghi e dolcissimi.
Dovrei fare tante cose, dopotutto sono nonno Hulk, la forza bruta.
Ma i nipotini sono lontani, l’istrice prussiano pure, il martello poi non telefona ancora.
Decido di seguire il consiglio della natura, che è sempre saggia.
E poi ieri sera arrivando a Terni sono stato vicino a mio cognato  Cocco mentre zappava  il campo di patate, gli ho fatto compagnia.
 Decido che per il momento ho già dato.
Ripenso ai discorsi dei cognati che mi avevano invitato a cena, hanno comperato un netbook alla figlia che studia in Inghilterra, ma come dicevo io, spendere tanti soldi per queste novità, ci sono già  le biblioteche che forniscono i computer e gli internet cafè, basta con tutto questo consumismo.
I gatti vanno a sdraiarsi sotto l’ombra di un albero, guardo il tagliaerba, è del tipo a motore a scoppio, certe volte non parte subito, anzi fa sudare e arrabbiare.
Lo rimetto nel box , potrei  andare a vedere come sono questi aggeggi,  anche l’avvocato ce l’ha.
 Di computer ne ho tanti, tutti bellissimi per carità, ma sono vecchi, dai venti ai sei anni di vita.
Bisogna andare avanti, seguire il progresso, stare con i giovani.
Scendo in città a comperarne uno, ma non dite niente a mia moglie, magari non capirebbe
Fantastico svegliarsi alla mattina con il silenzio, solo un sottofondo di uccellini, ma basta aprire le finestre che dal piano di sotto sale un coro di miagolii, i gatti si sono radunati e hanno fame.
Quindi scendo le scale e preparo da mangiare per loro, spaghetti, croccantini, scatoletta.
Servo il pasto nei vari piatti e c’é una sorpresa, sono presenti anche tre gattini nati da poco, due rossicci e uno grigio tigrato.
Si fanno accarezzare, si strofinano contro i pantaloni, poi addirittura si fanno le unghie contro la stoffa e la pelle delle mie gambe.
A denti stretti dico “ carini…”
Per fortuna che non sono cani altrimenti mi annaffiavano come un albero.
Giornata radiosa, colazione davanti al camino, ricevo una telefonata dall’avvocato.
Sta poco bene, é raffreddato, ha mal di testa, ma va ugualmente al lavoro.
Gioventù d’oggi.
Ma mi spiace tremendamente, vorrei fare qualcosa, ma non mi é possibile.
Innaffio i fiori, poto le rose, guardo l’erba cresciuta in maniera inverosibile, devo proprio tagliarla.
Tolgo dal ripostiglio il tagliaerba, la miscela, la tuta.
Due gatti mi seguono incuriositi, anche due cuccioli sembrano interessati.
A questo punto anch’io sono incuriosito di loro.
Ci guardiamo intorno, la primavera è irresistibile, ci perdiamo tutti quanti in pensieri vaghi e dolcissimi.
Dovrei fare tante cose, dopotutto sono nonno Hulk, la forza bruta.
Ma i nipotini sono lontani, l’istrice prussiano pure, il martello poi non telefona ancora.
Decido di seguire il consiglio della natura, che è sempre saggia.
E poi ieri sera arrivando a Terni sono stato vicino a mio cognato  Cocco mentre zappava  il campo di patate, gli ho fatto compagnia.
 Decido che per il momento ho già dato.
Ripenso ai discorsi dei cognati che mi avevano invitato a cena, hanno comperato un netbook alla figlia che studia in Inghilterra, ma come, dicevo io, spendere tanti soldi per queste novità, ci sono già  le biblioteche che forniscono i computer e gli internet cafè, basta con tutto questo consumismo.
I gatti vanno a sdraiarsi sotto l’ombra di un albero, guardo il tagliaerba, è del tipo a motore a scoppio, certe volte non parte subito, anzi fa sudare e arrabbiare.
Lo rimetto nel box , potrei  andare a vedere come sono questi aggeggi,  anche l’avvocato ce l’ha.
 Di computer ne ho tanti, tutti bellissimi per carità, ma sono vecchi, dai venti ai sei anni di vita.
Bisogna andare avanti, seguire il progresso, stare con i giovani.
Scendo in città a comperarne uno, ma non dite niente a mia moglie, magari non capirebbe

Nonnotalpone torna in campagna


Ebbene si, oggi sono tornato in Valnerina per le cure campestri.
Sono guariti i nipotini, li abbiamo coccolati in vacanza, sono finite le cene programmate con gli amici, ho eseguito l’imbottigliamento, inscatolamento e trasporto al corriere internazionale di una novantina di bottiglie varie di buon vino casareccio e di 20 litri di eccellente olio umbro per il martello inglese, ho fatto riparare una macchina dell’avvocato, ho lasciato la moglie felice per il godimento di una breve vacanza, almeno così mi è apparsa quando sono uscito di casa.
Io, melodrammatico come sempre, pensavo ad una scena commovente, almeno iocosì mi sentivo, un addio straziante, ma niente, l'istrice prussiana mi ha concesso sulle scale un bacino, dicasi uno, al volo e poi… poi via verso l’infinito ed oltre, come ormai mi viene da dire dopo aver visto 72 volte Toy Story Uno con il nipote minore, detto la Piovra.
Quindi partenza in treno per Terni con intercity , ovviamente, sono pensionato da 10 anni, per capirci con un potere d’acquisto congelato.
Ma ho fiducia nel futuro, è per questo che mi tengo buoni i nipotini.
Viaggio in treno tipo accelerato, con valigione di coperte (quattro), lenzuola e federe felpate, pacchi di panetti frigo, scarpe, libri, telefonini (quattro) e ammeniccoli vari che si continuano a portare su e giù attraverso mezza Italia.
Non so perchè tante cose siano da portare avanti e indietro, ma quando si viaggia con la vecchia Golf familiare è molto peggio.
Valige, borsoni, scatole e un numero incredibile di sacchetti e pacchetti, nonchè vasi da fiori e piantine.
Per fortuna ora non trasportiamo più gatti, con gran rincrescimento di mia moglie.
Nonnotalpone sogna di comperarsi una Smart, se la trova usata e di poco prezzo.
Lo so che i giovani dicono di comperarla nuova, a rate, come fanno tutti.
Ma io sono nato in tempo di guerra, no caro Martello di dio, non quella di indipendenza, cretino, solo durante l’ultima mondiale di qualche anno fa.
Da buon pensionato spendo in base alle mie posibilità.
Già penso ai lavori da fare, l’erba da tagliare, la legatura e la pompatura delle viti, la concimatura degli olivi, il taglio della legna ( motosega permettendo, ma questa è un’altra storia ).
Sopra ogni cosa nonnotalpone sogna i profumi della collina, il silenzio, la solitudine, le bevute con il cognato Cocco, amabilissimo anche se logorroico, chiamato il “ Gazzettino umbro” per la quantità di pettegolezzi e storie che sa raccontare del circondario ternano e perugino.
Sarà fuori dal rigido controllo dell’istrice prussiano, potrà non rifare il letto, non lavare i piatti, mangiare scatolette Simmental in quantità e cucinarsi la paella precotta a modo suo.
Poi appena arrivato si sentirà solo, telefonerà quattro o cinque volte al giorno all’amato bene, per sapere come sta, cosa fa, se occorre qualcosa, se ci sono novità.
Vorrebbe anche chiederle se gli vuole ancora bene, ma non lo farà, sa già che lei si infastidirebbe terribilmente, ma questa è un’altra storia.
Nonnotalpone è infaticabile ?
Il quesito sarà esaminato in altra puntata, ora lui va a riposare.

LA GELOSIA


Forse i miei figli e qualche loro amico che leggono questi miei foglietti,scusate POST, come devo imparare a chiamarli, sanno che nutro un certo affetto per i miei cari nipotini e per i bambini in genere.
Ma sanno bene, forse solo i miei intimi, che sono un eterno brontolone accidioso e collerico, che però si scioglie letteralmente per tutti quelli che sono gentili e che hanno bisogno.
Non sono l’unico evidentemente, tanti anziani hanno dei comportamenti più o meno simili, salvo il vecchietto sempre sorridente che ama ed è amato da tutte le italiane, a suo dire, ma lo fa per la patria poverino.     
Ma questa è un’altra storia.

Tornando a noi, l’altro giorno mio figlio, l’avvocato, al telefono mi fa una scenata di gelosia  “ Tu parli e pensi solo ai tuoi nipotini, ricordati che hai anche un figlio !”
Io, allibito e pollo, casco subito nella rete e accorato cerco di giustificarmi “ Ma no, cosa dici mai, non è vero, ti assicuro, solo che sono così piccoli e indifesi “
Lui, tranquillo “ Bene, ho le macchine da riparare. La Libra fa un rumore strano e la Golf sembra scarburata, ha anche un fanale rotto, quando me le porti a riparare ?”
Nonno talpone  non si tira indietro, anzi é felice che il figlio non sia arrabbiato.
L’indomani ritira l’auto per portarla dal suo amico meccanico cinese, anche se deve correre a portare una grossa quantità di cartoni di bottiglie di vino allo spedizioniere, dato che l’altro figlio, il martello di dio, si sposa, ma questa è un’altra storia.
Il mio cinese è un bravo, scopre e ripara in giornata le magagne, cose da poco : una lamiera del pianale che si stava staccando, i braccetti dello sterzo rotti, la cinghia di trasmissione allentata, le pastiglie dei freni in fin di vita, le ruote consumate e senza convergenza, la mancanza quasi assoluta di olio nel motore.
Vizio comune dell’avvocato anche vent’anni fa, ma questa è un’altra storia.
Basta, la prima auto è sistemata, il vino viaggerà a Londra per allietare i convitati, nonno talpone paga ed è felice, spera che il caro figliolo, quello che lo chiama dolcemente “Pippolo “ non sia più geloso.
Che volete, i nonni sono fatti così

AMORE DOPO I 40 ANNI


Ci siamo svegliati tardi questa mattina, durante la notte abbiamo avuto caldo, poi freddo, non si riusciva a dormir bene.
Poi, preparata la solita colazione in cucina, finito lo yogurt, bevendo una tazza di tè, sgranocchiando i taralli e i biscotti con la marmellata, la guardo con tenerezza.
Anche se in vestaglia, con le ciocche che spuntano qua e là dalla massa di capelli stretti con un elastico sopra il capo, tipo samurai, la trovo ancora tenera e affascinante.
Ripenso alla grande fortuna che ho avuto a conoscere e sposare una ragazza così, rara, anzi unica.
Le sussurro “ Cara, sei bellissima !”
Lei pronta “ Allora, io devo andare in piscina, tu vai a comperare zucchine, finocchi, patate, arance, mele, pere, uova e la carta igienica, che è finita “
L’amo ancora dopo 42 anni che la conosco, il mio istrice prussiano.
Poi quando è uscita, mentre scendeva le scale si è girata e con un soffio sul palmo della mano mi ha mandato un bacino, dolcissimo.

TORNO A CASA A SETTEMBRE


Ripenso al periodo faticoso ma felice che abbiamo passato nell’ultima vacanza di nove giorni in Valnerina con i nipotini.
Calde giornate di sole, grande libertà in questo terreno semiselvaggio, così differente dai giardinetti striminziti di città.
Querce, pini e macchia mediterranea, prati e alberi di frutta in fiore, declivi da scalare o da rotolarci, secchi e barili da riempire con terra e acqua per giocare ai grandi cuochi, scalate di tronchi di legna e di cumuli di pietre, sentieri segreti da scoprire tra i cespugli, tane nei cavi degli alberi dove mamma gatta aveva nascosto la sua nidiata, raccolta di asparagi selvatici per le frittatine, comodi lettini dove sdraiarsi a prendere il sole.
Le colazioni mattutine sui tavolini davanti al fuoco vivace e caldo del camino, da godere anche sdraiati sulle comode poltrone dei nonni.
Questi vecchietti allegri e servizievoli, sempre pronti a eseguire i vostri desideri, a inventare insieme ogni variante di gioco possibile.
Menù a scelta e personalizzato, chi vuole il brodo, chi le tagliatelle al ragù, nonna che cucina e si fa aiutare a richiesta.
Le guide sulla ferrarina rossa a pedali, poi trascinata su per il pendio con la corda, per ritentare la discesa in velocità.
Poi al volante vero della vecchia Uno del nonno, in grembo a lui naturalmente, che felice ricordava gli anni quando faceva le stesse cose con vostro padre e lo zio su una cinquecento rossa nelle solitarie strade di collina.
Le pause con la visione dei cartoni animati quando eravate troppo stanchi per correre, disegnare, saltare, costruire piste e castelli medioevali.
Alla fine, cullati dai racconti del nonno personale, ognuno in un grande letto matrimoniale a disposizione, arrivava il sonno profondo per tutti, dopo la giornata piena ma faticosa.
Ogni bella cosa ha la sua fine.
Arriva il giorno del ritorno a Milano.
I bimbi protestano, vogliono restare ancora nel paese dei balocchi.
Il maggiore dei due è determinato, afferma “ io torno a casa a settembre “
Panico dei nonni, cosa fare ?
La partenza per il giorno seguente non è rinviabile, anche se nonno talpone in cuor suo sarebbe disponibile a ogni possibile soluzione, un ricordo lontano e fievole di figlio dei fiori si riaccende in lui.
Bisogna intervenire, nonna istrice ha un’idea brillante, dice sicura “ va bene caro , ma domani è settembre “
Il piccolo non sa cosa rispondere, va a dormire con il nonno, ma durante la notte è agitatissimo.
Si gira e rigira nel lettone, scalcia e si divincola nel sonno.
La mattina presto si sveglia spaventato, ha avuto degli incubi, poi costernato esclama “ mi sono bagnato, cosa faccio ?”
Lo calmiamo, lo confortiamo,”succede a tutti certe volte, non preoccuparti “
Rilavato e vestito, facciamo colazione prima della partenza.
Poi il piccolo guarda fisso la nonna e la interroga “ma quando viene Natale ? “
Lei, presa alla sprovvista, risponde “beh, mancano quasi otto mesi “
Lui felice “ bene, io torno a casa a Natale “
Siamo tornati a Milano naturalmente, come il nonno tanti anni fa dai viaggi e vagabondaggi sognati e presto troncati.
Accontentiamoci dei ricordi felici.
O no ?

RACCOLTA RIFIUTI


Stamattina era una bella giornata di sole a Milano, primaverile, non troppo calda.
Mi aveva telefonato il mio vecchio amico Nino, psichiatra in pensione, insieme siamo usciti per una passeggiata in periferia, come usiamo fare da quando ci siamo conosciuti in seconda media.
Si chiacchierava in tono pacato ed ilare, proprio da compagnoni fraterni, mentre ci guardavamo intorno alla ricerca di un bar pulito e tranquillo di nostro gradimento.
Al solito abbiamo camminato per diversi chilometri, senza accorgerci del tempo trascorso, spaziando nei nostri discorsi su fatti e persone dell’ultimo mezzo secolo.
Al ritorno, usciti dal lungo e gradevole percorso pedonale del canale della Martesana, mi sono accorto di un giovinastro che con secchio e spazzolone finiva di attaccare dei manifesti elettorali sulle campane dei rifiuti di carta, plastica e indifferenziati posti ai lati del marciapiede di viale Monza.
Logicamente il mio disappunto civico per l’abuso è stato grande.
Quei larghi manifesti che coprivano i quattro lati dei cassonetti rappresentavano il faccione ghignante del nano rifatto, quello del milione di posti di lavoro, della ricostruzione rapida, anzi già avvenuta dell’Aquila, di Napoli senza rifiuti, il bunga bunga insomma.
Stavo già adirandomi, quando mi sono reso conto che nel fare la sua affissione abusiva il ragazzo aveva fatto la scelta appropriata.
Quale posto migliore per quell’individuo del cassonetto dei rifiuti ?
Però siamo ecologicamente corretti con la raccolta differenziata : per buttarlo via ricordatevi di usare la scheda di voto nell’urna elettorale del 15 maggio prossimo.