SE MI TORNA IN MENTE


Poco fa avevo qualcosa da dire, mi sembrava una cosa urgente, direi anche importante, forse … di sicuro quando ero là nell’altra stanza in fondo al corridoio l’avevo ben chiara e presente.
Ero in quella posizione di seduta, chiamata fisiologica, quando le idee certe volte ti frullano nella testa come farfalle colorate, qualcuna era curiosa e interessante, si potrebbe dire talponesca.
Niente da fare, uno si riassetta, si lava le mani, si accorcia un unghia ribelle con le forbicine, torna alla scrivania, prende il suo ritrovato block notes rosso che lo aspetta sul ripiano, cerca la penna e non la trova.
Devo ammettere che sarei stupito di avere tutto l’occorrente a portata di mano, orologio a cipolla del nonno, la musica che si dilata nell’aria dalla filodiffusione, i due cellulari, il computer portatile già acceso per l’occorrenza.
La penna però non si trova, apro i cassetti, vi rovisto dentro con un’ansia sempre più frenetica, anche perché quando trovo una stilografica questa è scarica, un’altra ha il pennino secco, alla fine anche la biro lascia solo una bava saltuaria ed evanescente.
Mi spiace ma ognuno ha i suoi riti, così vado nella camera da letto apre l’altra scrivania, vi è un cassetto intero colmo di matite, biro, pennarelli colorati, gomme, temperamatite, cartine da gioco giapponesi, ciondoli, gemelli spaiati, insomma una collezione di cancelleria varia accumulata gelosamente nei decenni, perché si sa, tutto può servire.
Finalmente riesco a tenere in mano un aggeggio che funziona per lasciare una traccia visibile sulla carta.
Forse dovrei accontentarmi di una semplice matita, anche quei mozziconi che provengono dall’ikea e che regolarmente dimentico nelle mie tasche.
Una soluzione sarebbe quella graziosa penna, torcia, fischietto, dotata di un cordino azzurro da tenere comodamente al collo, acquistata a poundland lo scorso anno a Londra.
Oggetto comodissimo, già, basta solo ritrovarla.
Ora però che ho carta e penna non mi ricordo più cosa dovevo scrivere.
Era poi così importante ?
Chissà !
Però tra il fascio di cancelleria varia e carte ho trovato un foglietto, un appunto tracciato sotto uno schizzo di scaffalatura tracciato frettolosamente a matita.
Riconosco la mia scrittura, deve risalire a un paio di anni fa.
Non ricordo se ne avevo già parlato, nel caso scusatemi.
“ … la famiglia allargata di nonno Talpone era ieri riunita a tavola.
– Nonna ho dei problemi – aveva esclamato lo Scoiattolino.
– Oddio piccolo caro, cosa ti succede, stai poco bene ? – si era preoccupata nonna Istrice.
– No nonna B, credo di avere il problema della memoria, mi sono dimenticato di dirti che nonna A mi aveva detto di salutarti e me ne ero dimenticato.
Tutti i presenti ne avevano riso con sollievo e nonno Talpone aveva voluto fare il solito pettegolo.
– Questo è niente, pensa che l’altro giorno nonna mi aveva chiesto se potevo portarle il … coso, sì quella cosa, ti ricordi quella che era là, come si chiama, coso … lo sai bene, dai non ridere … accidenti … il coso … l’ho qua sulla punta della lingua …coso…
Lo Scoiattolino si era lanciato nella sua squillante risata gorgogliante, a cascatella, fresca e argentina come un ruscelletto impetuoso di montagna.
Quando si era calmato dopo qualche minuto mi aveva chiesto
– Dai nonno, raccontamela ancora.”
Mi sembra che l’avessi subito accontentato, concedendo anche il bis.
Bei tempi !
Non so se sarò in grado di raccontarla ancora in futuro.
Per tornare al presente quello che dovevo scrivere mezz’ora fa, quella storia così bella, non me la ricordo proprio, prima o poi mi torna in mente, ne sono sicuro.
Basta avere pazienza, datemi qualche minuto, forse un’ora, forse domani.
Semmai scrivetemene voi un’altra, sempre che ve ne ricordiate.

UOMINI E OGGETTI


Arrivederci Inghilterra, sono dovuto ripartire, lasciare il placido conforto dei tuoi pub, la civiltà ordinata dove i giovani possono trovare lavoro, dove vi è un salario minimo di legge, dove le tasse si pagano e i mascalzoni devono dare le dimissioni al primo sospetto delle loro malefatte.
Basta, è come sparare alla Croce Rossa.
Ho avuto anche una piccola soddisfazione, non credo debba operarmi alla cataratta, a morire si è storici ma le operazioni suscitano un certo terrore.
La visita oculistica con il chirurgo ha evidenziato che oltre alla cataratta ho anche un vizio congenito alla cornea e l’operazione potrebbe portare a danni totali alla vista.
“ Lei è ancora giovane – mi ha detto giovialmente il dottore.
“ Ma se ho settant’anni – mi sono inalberato, in certo qual modo offeso.
“ Ne parliamo tra una decina d’anni – ha continuato lui.
“ Se ci arriverò. Vivo alla giornata caro lei – ho concluso ottimisticamente.
Mi complimento comunque di aver salvato tredici anni fa da un trasloco due bastoni bianchi da cieco, uno robusto di legno di rovere e uno pieghevole di metallo.
Tutto potrebbe servire, è il mio motto, parola di uno nato in periodo di guerra.
Niente operazione, con gran sollievo, quindi partenza per l’Umbria per cambiare auto e assicurazione.
Lascerò la Giorgia, la Uno Fiat di 20 anni, per il nuovo acquisto giapponese che ne ha solo 9.
Come la chiamerò?
La proprietaria precedente non ha voluto dirmelo, pensavo a Ciccina o Cicci.
Quando avrò l’assicurazione e potrò guidarla la chiamerò più volte con il nuovo nome, vedremo se lo accetterà.
Per me non sono bizzarrie, ma solo cercare un approccio spirituale con gli oggetti che noi usiamo, umanizzarli.
Certe volte ho il sospetto che gli stupidi automi invece siamo noi .

HAPPY ST. VALENTINE


Le vacanze con la sorella maggiore, anche se hai 70 anni, sei sposato e plurinonno, comportano uno stato di sottile sudditanza, gentile ed amorevole, ma con un continuo e sottinteso richiamo all’ordine.
Nonno Talpone invece, proprio perché rimane sempre il baby brother, si sente come il ragazzino in gita scolastica, pronto agli estri improvvisi e alle fughe continue verso una chimerica libertà.
Vi è comunque l’Istrice Prussiana, sempre pronta a tirare il freno, così ad esempio è stato cortesemente dissuaso dall’usare la bionda visiera da tennista fuori dalle mura di casa.
Ma almeno è riuscito a perlustrare tutte le charity e i librai antiquari di Cambridge, con la scusa di ricercare qualche libro di botanica amazzonica per la nipote spoletina e scoprire eventuali antichi giocattoli per i suoi nipotini.
Ieri sera la sorella maggiore, alla vigilia del commiato, l’ha portato, insieme ai rispettivi coniugi, ad una festa di san Valentino, tenuta al college dei futuri cuochi e camerieri.
All’ingresso era stato distribuito il raffinato menù, con rossi cuoricini sparsi,loro sono stati fatti accomodare in un salone con palloncini rossi e una dozzina di tavoli addobbati festosamente con stoviglie e fine cristalleria, sulle candide tovaglie erano sparsi dei minuscoli cuoricini.
menu st valentine
I camerieri erano un gruppo di giovani e goffi ragazzotti, piuttosto intimiditi e cortesi, con delle mani tremolanti quando dovevano servire il vino nei calici o mescere il caffè nelle tazzine, ma bisognava riconoscere loro una indiscussa dose di buona volontà.
La serata all’esterno era orribile, con pioggia e vento di burrasca, ma all’interno di quel salone, con le candele accese, anzi veramente con i piccoli lumini bianchi, aleggiava un’atmosfera di estrema pace.
lovers at st valentine (3)
Era la prima volta che loro quattro festeggiavano san Valentino ad un ristorante.
A dir la verità vi si erano recati alle 18.30 come da prenotazione, un po’ presto magari, ma gli inglesi sono sempre originali, erano stati i primi ad entrare e man mano giunsero altre coppie, stranamente con i capelli bianchi, visi lievemente rugosi, andature affaticate.
Vi si sentiva un leggero brusio, il fruscio dei passi esitanti dei giovani camerieri, i movimenti felpati di nuove coppie che entravano, ora il salone era ormai colmo di una ventina di settantenni, i lumini crepitavano leggermente sui tavoli ingombri di rossi cuoricini.
Nonno Talpone era compiaciuto ma perplesso, più che un veglione di san Valentino quella pareva una veglia.
Alle 21 sono usciti tutti, pronti a far nuovamente baldoria.
A casa ovviamente, per addormentarsi davanti al televisore.

REGALI TARDIVI


Quasi senza accorgersene, con ansie minime, forse perché troppo impegnato nella sua veste di badante, nonno Talpone e la sua Istrice ieri pomeriggio sono volati in Inghilterra per rivedere la sorella maggiore, quella che ama definirsi Fettuccina, in onore alla sua matronale opulenza,e abbracciare in seguito anche il figlio Martellus deus e il suo bel tenebroso, il Tasso irlandese.
Una vacanza di circa una settimana, che lui riduce ad una dovuta e piacevole visita parenti.
Arrivati a Cambridge la sua Fettuccina gli ha fatto trovare una sontuosa cena, adornata da una sfilata di bottiglie della sua birra preferita, l’aromatica Old Speckled Hen.
A fine pasto ha dovuto sottostare alla cerimonia, seppur tardiva, dello strappo collettivo dei Christmas Crackers, così cari ad ogni inglese nel periodo natalizio, scoprendovi come regalo un set di cacciavitini da bambola.
Vi è stato lo scambio di regali, per lui ben tre pacchi, per il compleanno, i 70 anni, il Natale : una raccolta di DVD dei “ Railway Journeys in Great Britain, perché nonno Talpone adora ancora i trenini storici, un graditissimo osservatore stellare Stellarscope, per rinverdire i suoi studi di astronomia, nonché una visiera da tennista di color rosso sangue, anche se in quello sport è sempre rimasto una schiappa.
Però quest’ultimo regalo è stato molto gradito e, non so perché, nonno Talpone l’ha trovato, come dire, giovanile.
Non ha saputo rinunciare ad una foto ricordo e ora, seduto per la degustazione delle birre con la moglie e la sorella si è pavoneggiato da vanesio.
Ha persino redarguito il cognato oxfordiano “ Non so come fai a stare a stare a tavola con i tuoi capelli grigi insieme a noi tre bionde “.
Perché solo le donne si possono tingere i capelli e portare il toupet, sia pure per un momento di illusione ?
visiera bionda (1)visiera bionda (3)

DINOSAURI


Una chiamata al telefono dal vecchio amico psichiatra in pensione.

– C’è una mostra fotografica a Crescenzago sul Canale della Martesana, ci andiamo? –

– Non so, sono in pausa infermieristica, mi sento pigro.-

– Peccato, è organizzata da un vicino di casa, credo che si tenga in un’enoteca, ci sono  anche assaggi di formaggi, salumi e vino.-

– D’accordo, mi hai convinto, mi cambio e in dieci minuti ci vediamo sotto casa.-

Certe volte gli argomenti sono talmente convincenti che non si può rifiutarli, inoltre come afferma soavemente nonno Talpone – gli aggiornamenti culturali sono indispensabili -.

Così dopo una camminata di quasi un’ora, perché i pensionati hanno tanto tempo libero, gambe semiresistenti e  quattro chilometri sono poca cosa quando si parla con gli amici, erano arrivati alla meta e introdotti in un largo magazzino, arredato con botti, casse di bottiglie e alcune tavolate colme di vassoi con cibarie e sfilate di bicchieri colmi di vini bianchi, rossi e rosé.

L’ambiente era già affollato e nonno Talpone voleva subito eseguire, parole sue, un –controllo di qualità – ma era stato fermato da un signore gentile e premuroso, l’ideatore della mostra fotografica, che aveva cominciato a illustrare le opere esposte.

Gli edifici storici della Martesana erano stati minuziosamente fotografati o riprodotti da stampe e quadri d’epoca, in alcuni casi risalenti al diciassettesimo secolo, quando erano oasi di villeggiatura per i nobili milanesi.

Con una certa impazienza nonno Talpone aveva cercato di passare celermente da un’immagine a quella successiva, quando si è trovato di fronte alla foto della gloriosa Canottieri Magneti Marelli, che aveva un ormeggio e un rimessaggio barche vicino al ponte di pietra che unisce Gorla a Turro.

Si distinguevano gli atleti tesi nello sforzo della regata, dietro loro la banchina affollata di bambini e adulti, esultanti e incuriositi.

Nonno Talpone vi si era riconosciuto, suo papà allora era il presidente, a titolo gratuito, della Canottieri, lui era invece ancora un bimbo di circa sette anni, e un fiotto di ricordi nascosti erano improvvisamente emersi dalla palude del tempo, sempre meno sfocati, anzi man mano collegati persino ad odori, suoni, sensazioni provate allora.

Per qualche minuto il tempo si era fermato, anzi tornato indietro ad un periodo mirabilmente lontano e felice.

Poi si era riscosso, l’ aveva commentato con l’amico, mentre assaggiavano focaccette con salumi e formaggi, brindato con calici di Prosecco, Cabernet e Tokaj, gironzolando tra esposizioni di bottiglie pregiate dai nomi invitanti.

Quando nonno Talpone ha voluto tornare ad esaminare quelle fotografie che avevano il potere di riportarlo magicamente ai suoi ricordi, si è accorto che vi erano anche delle didascalie, su quella della sua immagine preferita vi era scritto – Imbarcadero Canottieri, Gorla, metà del secolo scorso-

-Ciumbia ! Come secolo scorso, brutt malnatt, e che siamo quasi dei dinosauri ! – si è indignato nonno Talpone – era solo qualche anno fa, come si permettono ?-

L’amico a lui vicino gli ha dato ragione e si sono precipitosamente recati al banco degli organizzatori per protestare.

Però lì hanno trovato due signore con i capelli bianchi, che hanno sorriso comprensive e hanno mostrato loro un’esposizione di bottiglie pregiate che avevano come etichette le fotografie dell’esposizione.

Nonno Talpone ne ha scelto due di pregiato Malbeck Historico di Valdobbiene e le ha trasportate trionfalmente a casa sua.

Le donerà ai suoi figli, ormai adulti ahimè, per ricordare insieme la figura del loro nonno, per farne riemergere la figura, aiutato dagli aromi del vino, per ritrovarsi tutti ancora uniti, almeno nello spirito.

etrichetta canottieri martesana (1) etrichetta canottieri martesana (2)

ESERCIZI DI SCRITTURA


La malattia e poi il decorso post operatorio dell’Istrice Prussiana avevano tenuto lontano i nipotini di nonno Talpone, ma finalmente ieri erano arrivati a casa dei nonni, eccitati, curiosi e con travolgente allegria.

Purtroppo la nonna non aveva più la fasciatura piratesca alla nuca, né la benda sull’occhio destro, solo un paio di occhiali scuri graduati.

“ Vi piace la nonna ? A me sembra un’attrice americana di Hollywood, tipo Rita Hayworth, la fascinosa Gilda – aveva domandato il Talpone.

“ Gli occhiali nuovi sono belli, ma la nonna ha il viso vecchio – era stata la candida risposta dello Scoiattolino.

Pazienza, i bambini dicono sempre quello che pensano con tutta sincerità, poi per loro anche uno di vent’anni pare vecchio, ma nonno Talpone resta fermo nella sua impressione, non toccategli la sua diva casalinga.

I piccoli erano andati presto in esplorazione nelle stanze di quella che chiamano la loro casa dei giochi, tornando con scatole di automobiline, contenitori di Lego, libri illustrati con cavalieri medioevali.

I genitori parlavano della scuola elementare dello Sciattolino, i voti erano buoni, ma lamentavano la sua vivacità.

“ Poverino, come lo capisco – l’aveva difeso il nonno – ricordo bene, in classe ci facevano portare il grembiule nero con il colletto inamidato e un fiocco azzurro che si sfilacciava sempre. Poi la noia di stare seduti al banco con le mani dietro la schiena e guai muoversi o girare la testa !”

“ Come nonno, stare fermi con le mani dietro la schiena, ma vi torturavano ?”

“ Beh, bacchettate a parte, bisognava stare come delle mummie, ma nell’intervallo ci scatenavamo, si masticava la carta assorbente, la si infilava sul pennino, i più scatenati la intingevano nel calamaio e ce le tiravamo addosso per fare i dispetti.”

“ Pennini, calamai … ma cosa sono nonno?”

“ Eh già, ora usate le biro, ma tu Tuttopiede ti ricordi il nettapenne, le gomme dure da inchiostro ?”

“ Veramente anche quando ero bambina usavo la penna a sfera – si è giustificata con un sorriso colpevole la dolce figliola.

“ Ah che mondo, aspettatemi ! – aveva esclamato nonno Talpone, fiondandosi alla ribaltina della sua scrivania, rovistando in quel marasma di oggetti conservati da sempre e tornando indietro brandendo trionfante tre cannucce, un porta pennini, la boccetta dell’inchiostro e un pacco di fogli.

“ Vi mostro come si fa, bisogna infilare i pennini, ecco prendi questo con il ditino indice sporgente, inumidirlo con la saliva, intingere nella boccetta, non troppo, inclinare la mano così, non in verticale come con la biro, con grazia, calma, calma … non trovo più il tampone della carta assorbente, usiamo lo scottex… Aspettate, vi porto i libri sui manoscritti medioevali, così potete vedere la minuscola carolingia, vedrete che bella!”

Ma i piccoli erano già entusiasti e persi nei loro esperimenti con l’inchiostro che macchiava mani, fogli, tavolo; qualche tentativo di lettere, poi ghirigori, uno stemma della Juventus, una larga macchia d’inchiostro, un buco nella carta.

“ Ci si vede dentro, guarda nonno !”

Gli esercizi di calligrafia, se lo vorranno saranno per un’altra volta, ora avevano scoperto altri giochi con le macchinine che si combattevano a colpi di karate.

Quando sono usciti nonno Talpone ha pensato di costruire dei fogli di papiro, forse anche delle tavolette di cera per far provar loro ebrezze antiche, ormai superate.

Beh, ragionandoci sopra, si rende conto di essere ormai una specie di animale preistorico, superato dai tempi, troppo legato ai suoi ricordi.

Si tratta di un attimo, poi ci ride sopra, perché lui deve render conto solo ai bambini, quelli che considerano la sua casa come un posto magico dove si può trovare di tutto, una vera casa dei giochi.calligrafia per Scoiattolinopennini e cannucce

scrittura Scoiattolino

ETA’ BALLERINE


“ Anno nuovo, vita nuova “, la recitiamo ogni anno speranzosi, incoscienti e sostanzialmente ipocriti, perché la vita scorre ormai sui ben oliati binari delle nostre abitudini.

Avevo provato un grande timore l’ultima volta che scrivevo su questo solitario blog, un mese fa circa, alla vigilia dei 70 anni, quasi fosse il cambio di un millennio.

Mi rendo conto ora che sono forse più di tre anni che affermo spudoratamente di avere quell’età.

Ormai per fortuna mi trovo con davanti un tempo indeterminato e lontano per preoccuparmi di un’altra eventuale decade.

In quel fine di dicembre sono stato gratificato con una festa a sorpresa, anzi diverse, visto che quel giorno hanno suonato alla mia porta e mi sono trovato davanti mio figlio, il famigerato Martello di dio, con due giorni in anticipo del previsto.

“ Ma cosa ci fai qui il 19 dicembre, avevi mandato una mail della compagnia aerea che confermava il tuo volo per il 21! – avevo esclamato tenendolo sulla soglia come fosse un importuno venditore di aspirapolveri.

Gli anziani hanno notoriamente una deformazione maniacale per le cose precise.

“ Papà fammi entrare, ti ho fatto una sorpresa, ma non sei contento?”

“ Beh certamente, ma perché oggi ?”

“ Papaa, papaa, è il tuo compleanno, non ricordi ?”

“ Accidenti è vero, dovevamo anche andare al ristorante, già, avevo pensato di non far stancare la mamma, ma ora bisogna avvisare anche loro, la prenotazione era per sei: io, tua madre, tuo fratello, il Promettente, con la moglie avvocato Tuttopiede e i due puffetti “

Così era entrato come un ciclone, strizzando come tubetti di dentifricio i due genitori, aprendo un valigione pieno di regali, parlando solo lui di mille cose e ingurgitando tutto quanto la madre affannata gli metteva a tavola.

Poi aveva trascinato il padre poco prima dell’ora di cena in un sconclusionato giro dei negozi in frenesia prenatalizia, incurante della sua fretta, per arrivare finalmente davanti al ristorante stabilito, al di fuori del quale stazionava un folto gruppo di persone, certo senza prenotazione, come al solito.

“Lo sapevo, ecco, guarda che folla, si mangia bene lì, però adesso non so se ci sarà posto anche per te, siamo in ritardo come sempre con voi giovani ! – aveva subito brontolato nonno Talpone.

Inaspettatamente quelli, a distanza molto ravvicinata, dato che le vecchie talpe sono assai corte di vista, si erano rivelati per una quarantina di amici, convocati segretamente da un complotto famigliare capitanato dall’Istrice Amorosa per fare festa al marito accidioso.

Bella cerimonia senz’altro, risate, scherzi, bevute, discorsi farfugliati e regali immeritati, ma sinceramente avrei preferito che fosse stato un altro a festeggiare i 70 anni, io avevo scelto cocciutamente di dimenticarli.

Giorni prima avevo eseguito puntigliosamente un test su Facebook  per far stimare l’età mentale delle persone.

Il mio risultato era stato di 24 anni, come ho da sempre sostenuto.

I miei due figli, con loro grande disappunto, in seguito si erano qualificati con 47 e 45 anni rispettivamente.

Mia moglie si era invece defilata, per istintiva prudenza credo, affermando che erano tutte stupidaggini.

Io puerilmente credo nei test, soprattutto se mi sono favorevoli.

Non so che dire, di sicuro è avvenuto che prima di Natale nonno Talpone ha avuto ancora seri problemi con i suoi diverticoli e un inizio di doloroso blocco intestinale.

Sto ancora cercando conferme che questo, insieme a fenomeni di artrite reumatoide, labirintite, depressione, tallonite, affanno al cuore e altre piccole cosette, capiti anche ai ventiquattrenni, sia pure mentali.

Ora proseguo con la mia dieta di bianco Natale : acqua, patate lesse, carni bianche, Normix, Duspatal, fermenti lattici.

Mi sento ancora stanco, particolarmente stanco, ma sempre pronto a giocare e stare insieme a tutti i bambini, come uno di loro.

Saranno 24 o 70, ma ci tengo a essere il nonno.

ZUCCHE VELLUTATE


Certe giornate iniziano con una pioggia continua, insistente, che inizia con gli scrosci del primo mattino per continuare con alterne pause di umidore diffuso fino a notte.

Il vecchio signore l’aveva scrutata dai vetri di casa da quando si era alzato di notte per la sua vescica ribelle.

Quando verso le otto tutta la città era convulsa nel suo frenetico affrettarsi verso la scuola o il lavoro, lui era nuovamente incollato alla finestra, con sensazioni confuse di soddisfazione per non dover uscire dal suo tiepido rifugio ma anche di invidia per le altre persone che , magari maledicendo la pioggia, si affrettano verso impegni precisi.

Lui si sentiva già stanco, con le giunture delle articolazioni dolenti, l’intestino in subbuglio e ogni velleità di impegno sfibrata al suo nascere.

Non era nemmeno giornata da nonni, oltre la breve lista di piccoli impegni la giornata sarebbe stata vuota, come sempre.

In seguito alla sera non è riuscito più a contenersi nel chiuso dell’appartamento, la testa gonfia di carte, schede, letture, confusa dalla solita ricerca di oggetti che non si trovano, occhiali, appunti, chiavette USB, contrariata e sorpresa dal ritrovare invece altre cose vanamente cercate tempo prima.

Non rimane che infilarsi le scarpe di furia, afferrare il giaccone impermeabile rosso e scendere di volata sulla strada, con una tensione ed una fretta inconsulta, senza sapere dove andare, ma deciso a macinare chilometri con le sue gambe, fino a sfinirsi.

Così si fionda nella cortina di pioggia, con il berretto calato sulla fronte che però non riesce a salvare dall’acqua la punta del suo naso, fendendo in un spericolato slalom gli ombrelli gocciolanti e le auto incolonnate che muggiscono impotenti e infuriate.

Per mantenere quel ritmo di marcia scomposto e affrettato lui sceglie vialoni e stradine poco frequentate, quasi deserte.

Dopo un angolo incrocia un paio di persone oscure, rifugiate sotto un piccolo balcone, infagottate in giacconi, tra borsoni e plastiche, che lo salutano allegramente.

Ma lui è ormai oltre, lanciato come un veicolo senza freni, anche se vorrebbe capire, parlare, conoscere quegli sconosciuti stranamente scherzosi in questa oscura serata di pioggia.

Più avanti, all’angolo di una piazza trafficata una giovane donna riparata da un vezzoso ombrellino arancione lo saluta e lo chiama.

Lui si ferma, torna indietro e si chiede chi possa essere quel viso tondo e sorridente dai tratti somatici cinesi.

Mentre l’altra continua a parlare con voce carezzevole lui cerca di indovinare , nell’alone della sua miopia , se possa essere la commessa del suo negozio di telefonia o quell’altra che gli ripara i computer, forse la titolare del suo ristorante preferito ?

“ Andiamo a fale all’amole – precisa spazientita la misteriosa sconosciuta.

Lui balza indietro e scappa via, confuso, sorpreso e imbarazzato.

Galoppa ancora, sotto la pioggia ormai sferzante e dopo pochi minuti si ritrova finalmente a casa sua.

Mentre è chinato a slacciarsi le scarpe gocciolanti prova a raccontare a sua moglie gli strani incontri della serata.

Lei è presa da un convulso di risa irrefrenabile, divertita e saltellante come una pioggia di primavera.

“ Zucca mia, come sei buffo – riesce a mormorare alla fine, battendogli dolcemente il suo testone pelato – ti ho giusto preparato una vellutata di zucca per cena.”

La sua allegra ilarità e il suo saporito manicaretto hanno ora definitivamente cancellato ogni nuvolone nero e sciolto gli umori della pioggia autunnale.

Il vecchio signore, un qualsiasi nonno talpone, si dichiara finalmente rasserenato e si offre di divulgare questa magica ricetta.

Si augura che in tal modo potrete sciogliervi nel suo caldo profumo, offrirlo ai vostri talponi o, speriamo, alle vostre dolci compagne di vita.

DAL DIARIO D’UN SINGLE


Avrei dovuto riportare gli appunti di Ventotene,  ma se ieri mi ero perso e commosso al ricordo della mia gatta Stellina , devo ammettere con imbarazzo che sul finale ho pianto a scroscio come un bambino, anche oggi devo rinviare l’impegno perché sono troppo emozionato e orgoglioso per tutt’altro motivo.

Due settimane senza moglie possono dare magari un’ebrezza di libertà  ma, finiti i piatti puliti, i bicchieri e le padelle, esaurite le provviste di calzini, magliette, mutande e camice, mi sono trovato come costretto all’angolo del ring.

Per i piatti nessun problema, snobbata la lavastoviglie, complicata e antiecologica, ho lavato tutto a mano, memore dei periodi di lavapiatti all’estero nei miei vent’anni.

Il lavare la biancheria era più complesso, non potevo ricorrere ai ricordi della mia povera mamma, che lavava con il sapone di Marsiglia sulla tavola di legno nella vasca da bagno.

Dove sarà poi finita  quell’asse ondulata, senz’altro nella cantina di Milano, io non butto mai via niente per principio, sono della generazione di guerra io, forse l’avrò anche detto in precedenza.

Perciò ho telefonato a mia moglie e ho avuto le necessarie indicazioni : quanta polvere nel misurino, il livello del tappo dell’ammorbidente, la posizione dei tre magici pulsanti da schiacciare, su cui ho incollato i numeri di sequenza per non sbagliare in seguito.

Miracolo !

Dopo circa un’ora tutto era già lavato.

Ho appeso i panni sullo stendino e alla fine mi sono sentito soddisfatto e compiaciuto.

Vorrei dichiararmi quasi un perfetto casalingo, se solo riuscissi a far partire anche l’aspirapolvere prima dell’arrivo della mia Istrice.

Andando avanti così sono sicuro che potrei diventare un buon partito da marito, scusate volevo dire da moglie.

Forse no, era giusto prima, oddio che confusione di termini!

Per fortuna mi viene in mente che sono già sposato.

DONNE E CHAMPAGNE


Dalla mia finestra noto con sorpresa che il traffico di auto sembra diminuito, c’è meno rumore, poche grida e mi rendo conto di non vedere le solite frotte di ragazzi che con gli zaini in spalla si urtano, scherzano, si raggruppano e si dividono come sciami di pesciolini nelle acque basse del mare.

La scuola è finita, eh già!

Anche i nipotini, almeno quello che ha appena terminato la prima elementare è rimasto a casa.

No, ora ricordo che dovrebbe essere con il suo amico del cuore al campo estivo al parco.

Mi viene in mente che venerdì scorso avevo sentito un gran vociare proveniente dalle scuole dietro casa, si erano persino sentite delle esplosioni di mortaretti tra le risate irrefrenabili.

Anche il mio Scoiattolino si sarà scatenato all’uscita di classe, chissà se avrà urlato    “ E ora donne e champagne !” in un impertinente moto di allegria.

Due o tre settimane fa, mentre nonno Talpone era a Brighton, in visita assistenziale dal figlio inglese e dall’amabile marito irlandese, i nipotini, in compagnia dei genitori e della nonna, erano stati in Umbria nella nostra casetta di collina, che a loro appare sempre come un Eden avventuroso da esplorare.

Avevano incontrato più volte mio cognato, il barbuto sindacalista radicale, scatenato affabulatore e pervicace maschilista, che sembra continuasse a ripeter loro :

“ Ragazzi ! Adesso donne e champagne!”

Queste esclamazioni esaltate e trionfanti, come se fossero pirati all’assalto di una goletta mercantile dovevano evidentemente averli colpiti, perché al mio ritorno, durante una cena, l’avevano ripetuta in continuazione come un gioioso ritornello.

“Spero che tu non la urli anche a scuola, vero? – ho chiesto tra il divertito e il perplesso.

“ Ma no nonno, altrimenti la maestra avrebbe chiamato la mamma per metterla in punizione – ha precisato giudiziosamente lo Scoiattolino.

Mentre il fratellino Polipetto, indomabile protagonista di ogni situazione, continuava a pigolare “ Donne ! Champagne !”, nonno Talpone, pur compiaciuto per le scelte enologiche del nipote ( Dio ci guardi dagli astemi !) , ha voluto indagare più a fondo.

“ Ma come fai con lo champagne, lo bevi nei calici ?”

“ Ma no nonno, metto nella cintura tante bottiglie di champagne e poi le tiro in testa a tutte le donne!”

L’espressione estatica del padre promettente avvocato, già orgogliosamente compiaciuta per il figlio promettente donnaiolo, si era subito allarmata, per poi sciogliersi in una comune risata liberatoria.