PRIMI IN CLASSIFICA


L’intervento dei nonni per curare e seguire i nipotini ammalati si è prolungato tre giorni, poi gli altri nonni hanno richiesto con decisione di effettuare un ricambio, perché si sa, un nonno ha sempre paura di essere dimenticato.

L’anziano si chiede “ Oggi non mi hanno chiamato, si saranno dimenticati di me ?

I nipotini se non mi vedono almeno due volte alla settimana potrebbero pensare di poter vivere senza noi nonni.

Se chiamano gli altri e non noi, significa che non ci vogliono più bene?

Siamo forse retrocessi in categoria B, come nei gironi dei campionati?”

L’angoscia di molti nonni è proprio quella del declassamento e la perdita della categoria A, i primi in classifica, quella che garantisce lo scudetto.

Parlo evidentemente dei casi in cui ci sono due coppie di nonni disponibili, il che non sempre accade, è senz’altro un’eventualità fortunata per le coppie di giovani sposi, ma richiede loro una notevole dose di pazienza e di diplomazia.

Nonno Talpone ritiene di essere immune da questo morbo, lui afferma che accetta senza discutere anche la categoria B, garantisce che la cosa importante è divertirsi con i nipotini quando può e ogni volta che è richiesto.

Ma forse non è credibile nemmeno questa sua affermazione, come molte altre di quello che lui pensa e afferma, chi può indagare nelle profondità dei sentimenti del cervello umano, che quando invecchia certe volte fa emergere sorprese impreviste e incredibili.

Comunque lunedì scorso era lo Scoiattolino ad esse colpito da tosse e febbre, il giorno seguente si era ammalato anche il secondo, il capelluto Polipetto ( vulgo la Piovretta ) con un febbrone da cavallo e vomito.

Quindi terzo giorno di intervento nonnesco, la serie B, con il difficile e faticoso compito di interessare e far giocare i piccoli affetti da attacchi di febbre e malessere generale.

Loro poverini richiedevano continue coccole, attenzioni, pazienza e spirito d’inventiva.

Alla fine, la sera prima di uscire per ritornare a casa nostra il Polipetto ha voluto stringere al collo nonno Talpone e baciandolo ha balbettato “ Nonno, tu .. tu .. sei il primo !”

Incredulo, quasi sveniva dall’emozione quel vecchio pirata dell’isola che non c’è, l’ha stretto ancor più forte a sé.

Il piccolo, respirando dopo il quasi soffocamento ha proseguito “ Ma … ma… la pr…prima è nonna Istrice !”

Abbozzo di sorriso, pazienza.

Ma il Polipetto non aveva ancora finito “ Pe…però … la …prima è mamma !”

Va bene, è anche giusto così.

Un grosso respiro e il bimbo conclude in fretta “ Sa… sai … il pri… primo è papà !”

Siamo felici di annunciare che è emerso un nuovo esperto diplomatico, l’ultimo erede della famiglia dei primi di Milano, quello che gestirà le future eventuali contese.

LA MISURA 47


Bellissima giornata oggi, nonno Talpone saltella felice, è quasi esaltato, beve le sue tazze di tè, ingoia la doppia fetta di panettone ed esce di casa di buon passo.

Non sente alcun malanno, piedini e testa in stato di grazia, forse per questo si inoltra nella puzza invernale di Milano come se passeggiasse in un prato fiorito di primavera, guarda con affetto la lunga fila di taxi fermi lungo il marciapiede come fossero una siepe di rose bianche in boccio.

Qualche occhiataccia forse la riceve, ma non se ne rende conto, la vita gli sorride dai semafori ammiccanti.

Acquista i suoi giornali all’edicola preferita, vi sono persone gentili sempre educate e premurose, una vera rarità.

Dove andare ?

Nelle viuzze periferiche di Città Studi, o una camminata fino ai Giardini, o forse una passeggiata nel corso a vedere le vetrine ?

A dir la verità gli unici negozi che lo interessano sono le librerie e i ferramenta, però oggi farà uno strappo, andrà a scrutare i saldi.

Si incammina per il corso, è qualcosa di insolito, che cosa cercare ?

Vestiti e camice no, profumi no, mobili no, forse le scarpe ?

Vuol provare l’ebrezza delle calzature, vede cartelli enormi con sconti del 50  o del 70%, nonno Talpone, si ferma davanti alle vetrine, quale modello cercare, forse quelli normali, per intenderci quelli adatti secondo il suo orologio del gusto che si è fermato agli anni ’60.

Alla fine scorge in fondo, in un angolo, un paio di scarponi neri, il prezzo potrebbe essere interessante, sta per entrare, ma improvvisamente lo assale un dubbio angoscioso, avranno la misura 47 ?

Non vuole confessarlo a sé stesso, ma si vergogna ad entrare a chiedere la fatale misura, arrossirebbe e comincerebbe a balbettare, già faticava a pronunciare l’enorme numero limite, il 45, ma ora ?

Si allontana, guarda altre vetrine, sono indicati i prezzi, ma non le misure, è un abuso, girellando guarda tutte le persone anziane che incontra, scruta con attenzione i loro piedi, di che misura saranno ?

Gli mancava anche il complesso dei piedi che si allungano a dismisura e pensa che non c’è mai pace per i nonni.

DIARIO DI BORDO


Dal diario di nonno Talpone:

“ Non si beccheggia più di tanto, il bagno turco dentro la testa ha chiuso per ferie, oggi revisione generale della struttura.

Mattina verso l’ospedale con pacchetto di cioccolatini Lindor per le mie torturatrici, seduto in un vagone della metropolitana ripasso gli esercizi della mano, apri e chiudi più volte, sembra un ciao ciao, peccato che non ci siano bambini piccoli in giro.

Di fronte a me siede imponente e a gambe larghe un tizio con giaccone di cuoio e casco di pelle nera da aviatore, ha l’aria furente con il mondo esterno, cerco di nascondere la mano che si muove ritmicamente.

Le altre persone sembrano perse nei loro pensieri, non vedono nemmeno i soliti questuanti che salgono e scendono con precisa programmazione alle varie stazioni, Centrale, Garibaldi, Ferrovie Nord.

Uscito dal mezzanino incontro i soliti mendicanti distanziati ogni venti metri,  mi sembra strano dopo essere stato venti giorni in Inghilterra, vuol dire che solo noi abbiamo i mendicanti? Non ne avevo visti nemmeno a Istanbul.

Le ragazze della terapia sorridono gentilmente a nonno Talpone, accolgono festose i dolcetti, ma lo massacrano come al solito, per il suo bene s’intende.

Forse per ringraziamento, a ciclo concluso mi agganciano ad uno strumento elettrico di stimolazione, fissandolo al braccio, la scossa all’inizio mi fa saltare sulla sedia, poi mi ci abituo.

Ritorno a casa, veloce pasto e poi mi metto sulla strada per andare dal nuovo podologo per la tallonite, non si può camminare sempre come sulle uova.

Mi apre la porta un vecchietto piccolo e bianco, molto vigoroso dalla stretta di mano, mi mostra le varie coppe vinte alle gare di ballo liscio, mi parla del suo passato di alpino paracadutista, classe di ferro 1935, caserme di Treviso e Tarvisio. Nonno Talpone non osa dire che anche lui è stato là, con l’unico vanto di aver vinto gli alpini alle gare di bevute nelle varie osterie.

Il podologo sembra un tipo preciso e teutonico, misura accuratamente il mio piede, poi la scarpa con attrezzi metallici di precisione e comunica che il problema è dato dalla lunghezza del mio piede, tipo 47, mentre la scarpa nera che indosso è del 45, ecco la causa principale della mia tallonite.

Sono sorpreso, dall’età di diciassette anni calzo scarpe di quelle misure, lui controlla anche l’altro piede e conferma i dati.

Ma come, sono in fase di crescita ?

Pare che sia così, in altezza sono sceso da 1,86 a 1,83 metri, ho acquisito gradualmente 20 kg di peso, accresciuto il girovita e la grandezza dei piedi.

Se vivo a lungo mi trasformerò in una figura da pagliaccio naturale, misteri dell’età.

Il vecchietto mi passa una tornitura alle solette interne delle scarpe, poi ai talloni, mi spalma una crema, aggiusta dei cerotti (“ sa  così sua moglie non si arrabbia che sporchiamo i calzini “) poi chiede il conto : 60 euro.

Rimango male, protesto, mi promette una ricevuta futura e mi fissa una visita per la prossima settimana.

Mi riprometto di presentarmi con le altre scarpe marroni, almeno mi faccio tornire anche quelle.

Leggermente stordito mi muovo pian piano verso l’ultimo appuntamento della giornata, lo studio dentistico.

Il medico veneto, il dottor Laghetti mi sorride giulivo dal suo barbone scuro alla Cecco Beppe, mi fa accomodare sulla oblunga poltroncina da visita e mi chiede come sto.

Inizio il racconto dei vari malanni, compreso il conto del podologo, lui fa spallucce e afferma convinto “ Caro Talpone, cosa vuol che siano 60 euro ( ci credo, me li chiedesse lui la stessa cifra !), va tutto bene, fin che c’è vita c’è speranza, un goccetto o due ?”

Con il martelletto fa saltare il ponte provvisorio, inietta una decina di siringhe di anestetico fin che non sento più la mascella e poi trapana, smeriglia, lima, raccontando i litigi con la madre pestifera e fischiettando allegro.

Alla sera esco sempre più stordito dall’ambulatorio, passo davanti alla bancarella dell’amico libraio, “ Come va nonno Talpone, è stato a lavorare in Umbria?”

Purtroppo solo da medici, dentisti e ospedali, balbetto, lui comprensivo, per cambiare discorso, mi parla di scalate alpinistiche e di rocciatori caduti nei burroni.

Sono finalmente a casa, la mia Istrice mi consola e mi offre un bicchiere di vino.

Mi scende un gusto amaro di medicazione, basta, voglio solo un buon libro giallo per andare a dormire.

Nonno Talpone sostiene sempre che non c’è come la buona descrizione di ammazzamenti per avere un sonno tranquillo.

IN METROPOLITANA


A Milano nella metropolitana capita a volte di incontrare tipi curiosi che animano la noia del nostro viaggio.
Non parlo tanto delle solite zingare lamentose che chiedono soldi mostrando bicchierini sporchi di Coca Cola o dei musicisti improvvisati che per lo stesso motivo salgono tra una fermata e l’altra per una veloce strimpellata con violino o fisarmonica.
Intendo il signore che improvvisamente si mette a parlare e a discutere ad alta voce, pensi che sia impazzito, salvo accorgerti poi di un sottile filo bianco che scende dal suo orecchio, ove è nascosto un minuscolo auricolare, per perdersi nei risvolti del suo giaccone fino al cellulare.
Inoltre c’è l’agitato che cammina avanti e indietro con rapidi passi, agitando le braccia e guardando fissamente le sue scarpe mentre mormora frasi sibilline.
Talvolta si può ancora ammirare una coppia di ragazzi, incollati insieme con l’UHU, che si guardano negli occhi, si sussurrano le solite dolci parole, le eterne promesse, dimentichi del mondo loro intorno.
Nonno Talpone si compiace sopratutto quando salgono le mamme con i bimbetti gioiosi, quelli che prendono l’asta di sostegno per una giostra o si issano sul sedile in ginocchio, per ammirare estasiati il veloce scorrere del treno tra buie gallerie e formicolanti banchine illuminate.
Una volta ha ammirato e invidiato un vecchio barbone con la chitarra, seduto tranquillo tra la gente, che suonava il suo strumento con grande concentrazione, senza chiedere niente ad alcuno, felicemente perso nei suoi gradevoli accordi, ignaro delle fermate e del salire e scendere dei passeggeri.
Da quando si reca quasi giornalmente in ospedale per la sua riabilitazione nonno Talpone ormai conosce gli habitué della linea verde, sa a quali sono le fermate affollate, dove si vedono gli zingari o i musicisti.
In genere è una rotazione ben regolamentata, solo poche volte si sbagliano e salgono sulla stessa vettura da due porte differenti i concorrenti dell’elemosina, non appena se ne accorgono smettono subito la loro recita, si salutano e scendono alla prossima fermata.
Nonno Talpone quando non c’è spettacolo ripassa i suoi esercizi con la mano, le sue terapiste sono molto esigenti, ad ogni visita lo controllano e gli domandano quante volte si è esercitato.
Così il nostro comincia diligentemente a muovere le due mani: 10 volte le dita unite piegate a 90 gradi come un tettuccio, 10 piegate ad artiglio, 10 a formare anelli tra il pollice e le dita, forzatura delle giunture, tensione ad artiglio dell’ultima falange, piegamenti all’insù, forzatura delle dita a preghiera.
Il tempo passa velocemente anche se i movimenti gli strappano smorfie di dolore, ma quando ha terminato un sorriso di beatitudine gli affiora sul volto e con uno sguardo mite e compiaciuto si guarda finalmente intorno.
Non so se ingenuamente si aspetta applausi o complimenti per la sua diligenza, stranamente gli altri gli rispondono con un’aria sospettosa di disapprovazione o evitano il suo sguardo, non si capisce per quale motivo.
Se è in piedi, c’è qualche giovane studente che si alza per cedergli il posto e gli chiede premurosamente se tutto va bene.
Certamente, tutto va per il meglio, il blocco delle dita ad artiglio forse si stempererà, forse tornerà normale, quasi umano.
Bisogna esercitarsi, ahimè, gli esami non finiscono mai.
Una buona notizia finale : nonno Talpone oggi compie gli anni ed ha scoperto stupito che ora ne ha solo sessantotto, lui credeva di avere da tempo superato i settanta, che bello, ora si sente più giovane. 

TRISTEZZE E REGALI


Uno è un tipo tranquillo, sensibile, affettuoso, vuole anche scambiare parole tenere con la donna con cui convive da più di 42 anni, ma sfortunatamente anche dopo questo lungo periodo ci sono sfasamenti affettivi, per cui una parola dolce viene ricambiata con una battuta sferzante e infastidita.
Allora il mondo gli crolla addosso improvvisamente con un silenzio tragico e definitivo, non ci saranno mai più tenerezze, incamera il knock out, se lo farà passare con le buone o le cattive, talvolta  si chiede perché Madre Natura ha creato le zanzare, per non parlare delle istrici.
Niente paura, non divorzierà per questo nonno Talpone, si sarebbe già separato almeno 220 volte, secondo un calcolo per difetto.
Vi potete immaginare che fatica risposarsi poi da innamorati altrettante volte, a scadenza variabile dai due ai quindici giorni dopo lo scambio di acide parole.
Se si litigasse per qualcosa di grave o importante, tipo scappatelle sentimentali del partner, mancanza di denaro, divergenze politiche o sportive, educazione dei figli, scelta del luogo di vacanza.
No, in genere uno dice una cosa, l’altro ne capisce un’altra, poi, avendo la stessa opinione sul fatto in questione, si comincia a litigare furiosamente.
Talpone inoltre tende ad essere tenero e amoroso anche nei ricordi dei bei tempi andati, ma l’Istrice a questo punto solleva le sue punte acuminate e le lancia con fredda disinvoltura.
Quindi il tenerone intristisce, sente che il mondo intero lo odia e lo disprezza e va in crisi nera.
Oggi, dopo il solito ciclo riabilitativo della mano, torsioni e piegamenti delle falangi con prese micidiali da Aikido, Talpone è andato a ritirare i nipotini all’asilo e subito si è sciolto come un pezzo di burro in padella.
Loro sono felici, il nonno ancor di più.
Alla sera torna a casa il figlio, il promettente avvocato, gioca anche lui, poi chiede al padre come stia.
“Maluccio- sbotta il mugugnone- mi sento stanco, proprio uno schifo “.
A cena l’avvocato annuncia alla tavolata “ Il nonno è un po’ giù, gli faremo un bel regalo per il suo compleanno a dicembre, anzi l’ho già acquistato. Non so se regalarlo a Talpino Sciattolino o a nonno Talpone “.
“ Che bello – pensa il nostro – vuoi vedere che avrò finalmente anch’io un bel galeone dei pirati per giocare insieme al mio capitano Barba Scoiattolo e al mozzo scelto Piovretta ? “.

CICLISTI URBANI


I pedoni a Milano hanno vita dura, sulle strisce pedonali vengono stirati da camion e auto un giorno no e due sì, sui marciapiedi, se non c’è l’auto parcheggiata dal cretino che occupa tutto lo spazio e ti costringe a scendere a tuo pericolo sulla strada, trovi il ciclista frettoloso e prepotente, se va bene scampanella, altrimenti ti tallona e tira moccoli.
Agli incroci semaforici il segnale rosso è un optional, sembra che ora costruiscono bici senza freni, il ciclista deve andare sempre avanti, scansando l’auto ma dando addosso al pedone.
Nonno Talpone, che gira con la zampa fasciata e appesa al collo con un foulard rosso carminio rivoluzionario, lo sta sperimentando in questi giorni.
A dire il vero sulle strisce pedonali ora le cose vanno meglio, a parte le giovani guidatrici  gli altri mostrano più comprensione, le cicliste invece, passando con il rosso, l’hanno urtato due volte, seppur chiedendo scusa a mezza bocca.
Preciso che nonno Talpone è ciclista dalla tenera età, possiede circa sette o otto bici, residui del promettente avvocato, “ Papà, tienila, non funziona, me ne compro un’altra bellissima “.
Non è quindi uno sfogo anti-ciclisti il suo, solo anti-maleducazione.
Sempre parlando di ciclisti, racconto ora un fatto appena accaduto.
Una giovane mamma, alta, esile, stava camminando sul marciapiede, ostentando maestosamente il suo pancione di otto mesi, quando si è vista venire incontro a tutta velocità un giovane in bicicletta, che sembrava puntare direttamente su di lei.
Si è gettata subito a lato, appoggiandosi ad un’auto in sosta per scansarlo.
Il ciclista ha afferrato la sua borsetta per scipparla, ma la fragile mammina ha messo il piede tra la ruota posteriore e quello ha fatto un volo, schiantandosi a terra.
Lei, inferocita, ha cominciato a prenderlo a calci, con la furia dovuta allo choc subito.
Nessuno dei passanti è intervenuto per aiutarla.
Solo dopo poco un signore le si è fermato accanto e ha chiamato l’autoambulanza.
Sbagliato, assicura Talpone, lei era stanca, doveva invece continuare lui a dare mazzate e chiamare i carabinieri.
In fondo qualche benefico calcio fa meno male di una dose di eroina.
 
P.S.  Devo avvisare che nonno Talpone da ieri ha testardamente deciso di smettere con gli antidolorifici, quindi è particolarmente rabbioso.
P.P.S.   Avviso di pericolo per gli scippatori :
Le mammine incinte possono essere pericolose e letali.
Gli anziani possono mordere, lasciandovi eventualmente come ricordo al collo o alle orecchie non solo delle lacerazioni, ma anche protesi e dentiere come ricordo !

FUTURE PICCOLE GIOIE


Dal diario di nonno Talpone.
“ Difficile ricominciare quando ti senti fragile, incapace, demotivato, quando insomma qualcosa ti rode dentro.
Sei arrabbiato con te stesso, che è successo mai ?
Un piccolo incidente di percorso, in fondo è stata una frattura multipla  ad una parte terminale di un arto, si rimedia nel tempo, ancora un mese di immobilità, poi dovresti tornare come prima.
Pensa a quelli che hanno ben altre invalidità, a quelli con malattie gravi o mortali.
Forza sciocco ragazzo, non piagnucolare su te stesso.
Ma in fondo forse tu non ti stai solo commiserando, senti dolori diffusi, che alla sera si fanno più acuti e allora assumi degli antidolorifici per dormire, hai problemi ai denti, allo stomaco, ai piedi, ma sono piccole cose.
Cos’è allora ?
Difficile rispondere, probabilmente è la consapevolezza della propria fragilità, la rottura di quella autostima che ti permetteva di sentirti in forze, capace di muoverti e agire come a vent’anni, anche se ne avevi cinquanta di troppo.
Non ti facevi troppe illusioni, è vero, riuscivi a ironizzare su te stesso, per avere un appiglio e salvarti, ma in fondo potevi fare di tutto: correre, sollevare pesi, salire quattro rampe di scale senza ansimare, essere assolutamente autosufficiente.
Ora è bastata una sciocca caduta e ti rendi conto, anche per la continua frequenza di ospedali, che la tua e la nostra è un’illusione, siamo esseri fragili e umili, in ogni momento tutto può diventare complesso, difficile o impossibile.
Certo, si può e si deve reagire, anche con piccole cose, con trucchetti semplici, te rendi conto benissimo, ma dentro, laggiù in fondo, seminascosta, ti rimane una piccola crepa, un memento consapevole della tua e della nostra debolezza di esseri viventi.
Per fortuna il dono dato all’uomo è la capacità di dimenticare inconsciamente le esperienze spiacevoli, quindi avanti con le tue e le nostre piccole illusioni e le future piccole gioie.”

PIRATA FIFONE


Hanno da poco telefonato a nonno Talpone che domani lo ricoverano e lo operano in day hospital.
Sono tre giorni che la sua Istrice è in Sardegna per lezioni e conferenze.
La casa gli sembra buia e vuota.
I “goccetti “ non servono per niente.
Sarà cretino, ma lui ha un po’ paura.
Oggi pomeriggio ha ritirato i nipotini all’asilo.
Sono stati gentilissimi e premurosi con lui, chiedendo lievemente preoccupati cosa avesse alla mano.
“ Niente, devo fare un trapianto di un uncino “
A casa loro ha preparato biscotti, succo d’arancia, toast con la marmellata di limone, opera d’arte di nonna Papera.
Ha letto un paio di volte il libro dei pirati, poi ognuno ha disegnato e colorato diverse mappe del tesoro nascosto in un’isola dei Caraibi.
Lo Scoiattolino gli ha confidato che con il suo amico del cuore, l’ingegnoso Hobbit M, stanno da tempo progettando una fuga dall’asilo per cercare un tesoro e diventare ricchissimi.
Purtroppo non li fanno uscire dall’edificio ( per fortuna !).
Nonno Talpone ha chiesto di essere arruolato nella loro ciurma in qualità di cambusiere, sempre disponibile a preparare panini, fette con la marmellata, caramelle e a servire calici di coca cola decaffeinata e rum.
E’ stato assoldato con giuramento solenne.
Lui si fida dei suoi capitani, domani avrà un pochino meno paura.
Non ha da vergognarsene, in fondo lui è solo il pirata cambusiere fifone.

TALLONITE


Nonno Talpone è un giovane settantenne sanissimo e sportivo, come dicono sugli annunci matrimoniali, soffre, meglio gode, di qualche piccolo disturbo, come tutti d’altronde, in particolare : una tallonite dovuta al suo passo di marcia frenetico e marziale, una mascella con seri problemi dentari, un testone che va a sbattere su qualsiasi cosa superi il metro e ottanta, infine una strisciante, insidiosa, congenita depressione.
Per le testate niente da fare : o andare in giro con un solido elmetto da cantiere( ne ha due, che sfortunatamente dimentica sempre di usare ) o rassegnarsi alle zuccate, che hanno un benefico effetto umoristico sulla adorata moglie Istrice Prussiana, facendola piegare dalle risate.
Le visite e cure mediche per i denti forse servono come punto d’incontro e di conversazione, sia pure a caro prezzo, con lo spassoso dentista veneto dottor Laghetti.
La depressione, se uno ci nasce come in un parto gemellare, cosa farci, ti seguirà fedelmente come un’ombra, ci devi convivere.
Per fortuna la moglie di Talpone è una creatura positiva, gioiosa, affascinante, per essere precisi oggi sono esattamente trentanove anni di matrimonio vissuti insieme, durante i quali lo ha sopportato con un sorriso timido e sornione.
Poi i commenti ricevuti sul suo blog lo ravvivano e lo rialzano di morale più che un grappino, il che non è poco se permettete.
La tallonite invece è un malessre di questi ultimi anni : Nonno  Talpone non cammina, lui corre agitato, marcia a spron battuto come se seguisse trombe e tamburi, anche se non deve andare verso una meta precisa, segna il passo così forte da creare dei duroni callosi molto dolorosi sui talloni, poi sono corse da callisti, podologi, creme, raspe, limette e carte abrasive.
Da quando poi si è invaghito dell’idea della corsa, colpa anche della sua amica Elasti, ne sono più che sicuro, nel slanciarsi lui inciampa e si spiaccica a terra che è un piacere.
Stamani da un ospedale all’altro marciava precipitoso, con il suo braccio fasciato al collo, scansando irritato vecchiette, mamme e ragazzine perse in monologhi cinguettanti al cellulare, scendendo infine di corsa nella metropolitana e per non perdere un treno è quasi rimasto chiuso tra le porte scorrevoli del vagone, per fortuna con il braccio fasciato all’interno della vettura, al sicuro.
Ma perché si corre ?
Più di dieci anni fa nonno Talpone, mentre camminava tranquillo su un marciapiede della sua amata Città Studi, fu fermato da un ragazzone barbuto che gli disse :” Buongiorno,si ricorda di me ? Sono l’amico di suo figlio al tempo delle medie, come si trova in pensione ?”
“ Bene, grazie, più che un pensionato mi considero un rentier, un signorotto che vive di rendita, mi contento di poco, posso finalmente leggere i miei libri tutto il giorno, ho buttato via giacca e cravatta, che libertà ! Ma scusa come fai a sapere che sono andato in pensione ?”
“Semplice, lei è l’unico nella via che procede placido, incuriosito e sorridente, tutti corrono e si affannano a Milano, deve essersi appena ritirato dal lavoro, è ovvio”
Acuto osservatore quel ragazzo, ma allora perché adesso marcio anch’io così frenetico, dove vogliamo arrivare tutti noi così agitati ?
Forse corriamo dietro alla giovinezza, la inseguiamo testardi e affannati.
“Dove è andata, scusi l’ha vista, mi dica ?”
“ Più avanti, ha appena girato l’angolo di un anno, se si affretta forse può raggiungerla “
E via di corsa, svoltiamo nella via, un altro anno ancora è passato, ma lei è già più lontana, una visione fugace, un’altra corsa ancora, forse, chissà, un altro sforzo …
Quando poi ad uno sportello della Posta o del Pronto Soccorso Nono Talpone trova una signora di quaranta/cinquant’anni che gli dice sospirando :” Beato lei che è in pensione !”
Lui invariabilmente risponde :”Va bene, facciamo cambio, io le do la mia pensione e anche la liquidazione per giunta, lei mi rifili i suoi anni e il lavoro da fare !”
Chissà perché nessuno accetta la sua proposta di scambio, una smorfietta e poi : “ Avanti un altro !”

UN SUPEREROE


Ancora in Umbria per qualche giorno, nonno Talpone può godere i benefici dei commenti di parenti e amici in relazione al suo stato di “artiglio bendato” alla Capitan Uncino.
Le battute e le risate si sprecano.
“ Ma come ti sei messo a correre ? “ (Mi sento un atleta in incognito )
“ Perché cadi sempre ?” ( Non è quasi sempre vero )
“ Alla tua età, credi di essere ancora un giovanotto ?”  ( Si, perbacco !)
“ Racconta come ti è successo “ ( L’Istrice festosamente racconta per la centesima volta i fatti, ridendo sempre sino alle lacrime e singhiozzi, si, lei ride così )
Gentili senz’altro, ma intanto nonno Talpone sentiva un il dolore sordo alle gengive, alla mano sinistra e alla testa ( si, va bene, stamane ha battuto contro lo sportellone dell’auto, mentre cercava di estrarre ben cinque piantine di olivo che la moglie gli ha fatto acquistare, per rinfoltire l’oliveto di casa).
Come rimpiange i suoi nipotini, che gli telefonano per sapere quando ritorna a Milano, quelli che quando lo vedono gli chiedono come sta, preoccupati e curiosi, tastano le fasciature, magari giocando al passaggio a livello ( tocca un pulsante e la barra-braccio si alza e si abbassa ), chiedendo sempre di raccontare ancora come sia avvenuto l’incidente.
L’ultima volta lo Scoiattolino di cinque anni, quando ha sentito l’ennesima storia della rincorsa dell’autobus in partenza, ha chiesto:
“ Ma nonno, l’autobus ti è passato sopra ? “
“ No caro, lui stava lasciando la fermata, io lo rincorrevo soltanto “
“ No, no, l’autobus ti deve essere andato sopra, sono sicuro !”
Va bene, se per loro sono sempre nonno Hulk, non posso avere un polso fasciato se perlomeno non vi è passato sopra un intero autobus carico di pendolari.