Le vacanze con la sorella maggiore, anche se hai 70 anni, sei sposato e plurinonno, comportano uno stato di sottile sudditanza, gentile ed amorevole, ma con un continuo e sottinteso richiamo all’ordine.
Nonno Talpone invece, proprio perché rimane sempre il baby brother, si sente come il ragazzino in gita scolastica, pronto agli estri improvvisi e alle fughe continue verso una chimerica libertà.
Vi è comunque l’Istrice Prussiana, sempre pronta a tirare il freno, così ad esempio è stato cortesemente dissuaso dall’usare la bionda visiera da tennista fuori dalle mura di casa.
Ma almeno è riuscito a perlustrare tutte le charity e i librai antiquari di Cambridge, con la scusa di ricercare qualche libro di botanica amazzonica per la nipote spoletina e scoprire eventuali antichi giocattoli per i suoi nipotini.
Ieri sera la sorella maggiore, alla vigilia del commiato, l’ha portato, insieme ai rispettivi coniugi, ad una festa di san Valentino, tenuta al college dei futuri cuochi e camerieri.
All’ingresso era stato distribuito il raffinato menù, con rossi cuoricini sparsi,loro sono stati fatti accomodare in un salone con palloncini rossi e una dozzina di tavoli addobbati festosamente con stoviglie e fine cristalleria, sulle candide tovaglie erano sparsi dei minuscoli cuoricini.

I camerieri erano un gruppo di giovani e goffi ragazzotti, piuttosto intimiditi e cortesi, con delle mani tremolanti quando dovevano servire il vino nei calici o mescere il caffè nelle tazzine, ma bisognava riconoscere loro una indiscussa dose di buona volontà.
La serata all’esterno era orribile, con pioggia e vento di burrasca, ma all’interno di quel salone, con le candele accese, anzi veramente con i piccoli lumini bianchi, aleggiava un’atmosfera di estrema pace.

Era la prima volta che loro quattro festeggiavano san Valentino ad un ristorante.
A dir la verità vi si erano recati alle 18.30 come da prenotazione, un po’ presto magari, ma gli inglesi sono sempre originali, erano stati i primi ad entrare e man mano giunsero altre coppie, stranamente con i capelli bianchi, visi lievemente rugosi, andature affaticate.
Vi si sentiva un leggero brusio, il fruscio dei passi esitanti dei giovani camerieri, i movimenti felpati di nuove coppie che entravano, ora il salone era ormai colmo di una ventina di settantenni, i lumini crepitavano leggermente sui tavoli ingombri di rossi cuoricini.
Nonno Talpone era compiaciuto ma perplesso, più che un veglione di san Valentino quella pareva una veglia.
Alle 21 sono usciti tutti, pronti a far nuovamente baldoria.
A casa ovviamente, per addormentarsi davanti al televisore.
Categoria: anziani
REGALI TARDIVI
Quasi senza accorgersene, con ansie minime, forse perché troppo impegnato nella sua veste di badante, nonno Talpone e la sua Istrice ieri pomeriggio sono volati in Inghilterra per rivedere la sorella maggiore, quella che ama definirsi Fettuccina, in onore alla sua matronale opulenza,e abbracciare in seguito anche il figlio Martellus deus e il suo bel tenebroso, il Tasso irlandese.
Una vacanza di circa una settimana, che lui riduce ad una dovuta e piacevole visita parenti.
Arrivati a Cambridge la sua Fettuccina gli ha fatto trovare una sontuosa cena, adornata da una sfilata di bottiglie della sua birra preferita, l’aromatica Old Speckled Hen.
A fine pasto ha dovuto sottostare alla cerimonia, seppur tardiva, dello strappo collettivo dei Christmas Crackers, così cari ad ogni inglese nel periodo natalizio, scoprendovi come regalo un set di cacciavitini da bambola.
Vi è stato lo scambio di regali, per lui ben tre pacchi, per il compleanno, i 70 anni, il Natale : una raccolta di DVD dei “ Railway Journeys in Great Britain, perché nonno Talpone adora ancora i trenini storici, un graditissimo osservatore stellare Stellarscope, per rinverdire i suoi studi di astronomia, nonché una visiera da tennista di color rosso sangue, anche se in quello sport è sempre rimasto una schiappa.
Però quest’ultimo regalo è stato molto gradito e, non so perché, nonno Talpone l’ha trovato, come dire, giovanile.
Non ha saputo rinunciare ad una foto ricordo e ora, seduto per la degustazione delle birre con la moglie e la sorella si è pavoneggiato da vanesio.
Ha persino redarguito il cognato oxfordiano “ Non so come fai a stare a stare a tavola con i tuoi capelli grigi insieme a noi tre bionde “.
Perché solo le donne si possono tingere i capelli e portare il toupet, sia pure per un momento di illusione ?


ADEMPIMENTI CONIUGALI
L’aveva ritrovato a tarda serata, quando era ormai l’ora della breve lettura prima che cali il sonno.
Gli era apparso stanco, anzi stravolto e nonno Talpone gli aveva elencato con tono strascicato e meticoloso gli avvenimenti della sua giornata.
“ Alle otto stamattina ha trillato la sveglia vocale del telefonino, con quella voce crudele da sergente maggiore che chiedeva ai presenti di alzarsi subito.
Toeletta veloce e meticolosa, poi le quattro medicazioni prescritte alla povera Istrice.
La colazione da preparare, lo svuotamento della lavastoviglie, la messa in ordine di casa.
In seguito con cadenzate ravvicinate le altre incombenze: spesa al supermercato, preparazione del pranzo, le quattro medicazioni, tavola da apparecchiare, servire, sparecchiare, passare la spazzola antipolvere sui ripiani, quadri, scaffali, libri, altre quattro medicazioni, passare l’aspirapolvere nelle stanze, strofinare con lo straccio bagnato i pavimenti con piastrelle; ben due volte, ci pensi ?
Altre somministrazioni di colliri, preparazione della cena, apparecchiare, sparecchiare, mettere a posto.
Per la verità non ho dovuto stirare le camice per ora, non abbiamo avuto i bambini, non ho lavato i vetri.
Ora sono finalmente steso a letto sotto le coperte e non ho più forze.
Però mi ritengo ancora fortunato.”
“ Ma scusa perché dici fortunato ? – non aveva potuto fare a meno di chiedergli.
“ Semplice – ha sussurrato nonno Talpone – mia moglie per ora non ha preteso gli adempimenti coniugali.”
QUANDO LA SVEGLIA CI CHIAMA
“ E’ l’ora di svegliarsi, sono le .. otto! ….E’ l’ora di svegliarsi , sono … click!”
Ogni giorno, da sette giorni, cinque volte al giorno, con cadenze ritmate alle 8 , 12, 14,16, 20 l’allarme del telefonino di nonno Talpone rumoreggia, inizia a vibrare, poi lancia il suo messaggio, ripetuto ossessivamente da una voce femminile metallica e autoritaria.
Ogni volta è il richiamo al momento di immettere due gocce da quattro diversi colliri nell’occhio operato dell’Istrice Prussiana, ad intervallo di cinque minuti tra un medicinale e un altro.
Ogni volta nonno Talpone ordina simmetricamente le boccette sul tavolo di cucina, prepara le garze disinfettate per la pulizia del contorno dell’occhio, mette in posizione la sedia con il cuscino su cui deve sedere inclinata la sua paziente, poi si avvia in bagno dove lava accuratamente due volte con il sapone le sue mani e ritorna in cucina con le braccia sollevate, come ha visto fare ai chirurghi nei serial televisivi.
Delicatamente pizzica la bassa palpebra, lascia cadere le due gocce, aspetta a mani alzate che passino i minuti per il secondo medicinale.
Piccoli gesti che ritmano gli impegni della giornata.
Ogni volta la sua Istrice lo ringrazia gentilmente, ogni volta lui sente un lieve sommovimento d’animo, turbato per questi piccoli gesti di assistenza domiciliare.
Sciocchezze potrete definirle.
Come l’immedesimarsi per gioco nel famoso chirurgo che attende l’infermiera che gli calzi i guanti sterili prima della difficile operazione.
Come il cambiare spesso la lingua del telefono sveglia, per essere chiamati di volta in volta in inglese, in francese, in tedesco.
Però lui avverte come sia capitato qualcosa di minimo, di lieve, di imminente sinistro.
In questo assistere la persona cara vi è come il timore di quello che potrebbe avvenire in un futuro prossimo, delle prove che ci aspettano.
Siamo nonni sapete, ci avviamo verso la sera e certe volte abbiamo paura.
ESERCIZI DI SCRITTURA
La malattia e poi il decorso post operatorio dell’Istrice Prussiana avevano tenuto lontano i nipotini di nonno Talpone, ma finalmente ieri erano arrivati a casa dei nonni, eccitati, curiosi e con travolgente allegria.
Purtroppo la nonna non aveva più la fasciatura piratesca alla nuca, né la benda sull’occhio destro, solo un paio di occhiali scuri graduati.
“ Vi piace la nonna ? A me sembra un’attrice americana di Hollywood, tipo Rita Hayworth, la fascinosa Gilda – aveva domandato il Talpone.
“ Gli occhiali nuovi sono belli, ma la nonna ha il viso vecchio – era stata la candida risposta dello Scoiattolino.
Pazienza, i bambini dicono sempre quello che pensano con tutta sincerità, poi per loro anche uno di vent’anni pare vecchio, ma nonno Talpone resta fermo nella sua impressione, non toccategli la sua diva casalinga.
I piccoli erano andati presto in esplorazione nelle stanze di quella che chiamano la loro casa dei giochi, tornando con scatole di automobiline, contenitori di Lego, libri illustrati con cavalieri medioevali.
I genitori parlavano della scuola elementare dello Sciattolino, i voti erano buoni, ma lamentavano la sua vivacità.
“ Poverino, come lo capisco – l’aveva difeso il nonno – ricordo bene, in classe ci facevano portare il grembiule nero con il colletto inamidato e un fiocco azzurro che si sfilacciava sempre. Poi la noia di stare seduti al banco con le mani dietro la schiena e guai muoversi o girare la testa !”
“ Come nonno, stare fermi con le mani dietro la schiena, ma vi torturavano ?”
“ Beh, bacchettate a parte, bisognava stare come delle mummie, ma nell’intervallo ci scatenavamo, si masticava la carta assorbente, la si infilava sul pennino, i più scatenati la intingevano nel calamaio e ce le tiravamo addosso per fare i dispetti.”
“ Pennini, calamai … ma cosa sono nonno?”
“ Eh già, ora usate le biro, ma tu Tuttopiede ti ricordi il nettapenne, le gomme dure da inchiostro ?”
“ Veramente anche quando ero bambina usavo la penna a sfera – si è giustificata con un sorriso colpevole la dolce figliola.
“ Ah che mondo, aspettatemi ! – aveva esclamato nonno Talpone, fiondandosi alla ribaltina della sua scrivania, rovistando in quel marasma di oggetti conservati da sempre e tornando indietro brandendo trionfante tre cannucce, un porta pennini, la boccetta dell’inchiostro e un pacco di fogli.
“ Vi mostro come si fa, bisogna infilare i pennini, ecco prendi questo con il ditino indice sporgente, inumidirlo con la saliva, intingere nella boccetta, non troppo, inclinare la mano così, non in verticale come con la biro, con grazia, calma, calma … non trovo più il tampone della carta assorbente, usiamo lo scottex… Aspettate, vi porto i libri sui manoscritti medioevali, così potete vedere la minuscola carolingia, vedrete che bella!”
Ma i piccoli erano già entusiasti e persi nei loro esperimenti con l’inchiostro che macchiava mani, fogli, tavolo; qualche tentativo di lettere, poi ghirigori, uno stemma della Juventus, una larga macchia d’inchiostro, un buco nella carta.
“ Ci si vede dentro, guarda nonno !”
Gli esercizi di calligrafia, se lo vorranno saranno per un’altra volta, ora avevano scoperto altri giochi con le macchinine che si combattevano a colpi di karate.
Quando sono usciti nonno Talpone ha pensato di costruire dei fogli di papiro, forse anche delle tavolette di cera per far provar loro ebrezze antiche, ormai superate.
Beh, ragionandoci sopra, si rende conto di essere ormai una specie di animale preistorico, superato dai tempi, troppo legato ai suoi ricordi.
Si tratta di un attimo, poi ci ride sopra, perché lui deve render conto solo ai bambini, quelli che considerano la sua casa come un posto magico dove si può trovare di tutto, una vera casa dei giochi.

SALE D’ASPETTO
L’intervento chirurgico per la cataratta dell’occhio destro dell’Istrice Prussiana è andato benissimo, per ora.
Nonno Talpone aveva accompagnato la moglie fin nella sala d’aspetto del reparto di chirurgia alle 8 del mattino e alle 13 lei era emersa da quella porta là in fondo al corridoio, leggermente insicura e traballante, con una fasciatura e una benda che le copriva metà del suo grazioso visino.
Lui l’aveva riportata a casa sorreggendole premuroso il braccio, a passi felpati, come se camminassero su un tappeto di fragili gusci.
Da allora l’ha sempre accudita come fosse una delicata bambina, infilandole le calze e le ciabatte al mattino, accomodandola delicatamente sul divano con abbondanti cuscini, ricoprendola con le coperte più morbide, somministrandole le medicine, curando ogni bisogno della casa, come e ancor più di quando era influenzata.
Quella sua copertura ovale dell’occhio, di colore bianco latteo, gli suscitava una certa tenerezza mista a stupore, ora benevolmente la chiama “ Mia piccola Jolanda, figlia del Corsaro Bianco “ in ricordo delle letture salgariane di quando era un ragazzino.
I ruoli di coppia sono momentaneamente invertiti, bisogna dire che, anche se sofferente, lei è sempre di buonumore, lo ringrazia per ogni richiesta esaudita e gli dice dolcemente “ Grazie mio passerotto “, mettendolo in imbarazzo e rendendolo ancor più maldestro e ansioso nelle faccende di casa.
Da segnalare anche che lui ha ora meno tempo libero per poter cadere nei soliti pantani della depressione.
Ieri l’aveva riaccompagnata in ospedale per la visita di controllo post operatoria, entrando in un salone affollato e rumoreggiante, stipato di vecchie signore, con qualche sparuto anziano che emergeva tra loro, quasi tutti si mostravano con bende fasciature alla testa, come reduci di una sanguinosa battaglia.
Le donne, soprattutto quelle di una certa età, hanno notoriamente la deplorevole abitudine di parlare incessantemente dei loro mali, con divagazioni su dottori, medicine, figli, nipoti, cagnolini, citando talvolta anche i loro mariti, preferibilmente se sofferenti di qualche grave malattia che richiede la loro assistenza.
Quella sala d’attesa era stata una sofferenza indicibile per nonno Talpone, che aveva cercato di isolarsi con le cuffie del suo Ipod, ma non era nemmeno a leggere due pagine del suo Ebook, quello color ciliegia, con un magico archivio di quasi 700 opere.
Si era dovuto arrendere e alfine ascoltare le chiacchere delle sue vicine, sempre più impaziente e insofferente.
Quando, dopo ore di estenuante attesa, aveva potuto riaccompagnare a casa la moglie, non aveva potuto trattenersi :
“ Amore mio come ti senti?
Io non ne potevo più di stare rinchiuso là ad aspettarti.
Ah quelle donne anziane !
Ma quanto parlano!
Non la finiscono mai, ti distruggono e poi pensa, è incredibile, non sono mai riuscito a replicare e spiegare in modo approfondito i miei malanni !”
SOGNI
Quando erano ancora bambini, in quelle lontane estati di vacanza nelle colline del Varesotto, i piccoli amici proclamavano a gran voce i loro sogni da adulti.
“ Io guiderò un camion come mio padre !”
“ Invece io sarò il padrone della segheria di mio nonno !”
“ E io entrerò nell’azienda dei tram come mio papà !”
Il giovane T., loro compagno di giochi estivi, proclamò battagliero “ Voglio diventare archeologo e andare in Egitto a scoprire i tesori dei faraoni”
I sogni dei bambini talvolta si radicano in loro, si ampliano e germogliano in ogni direzione, in modo convulso e irresistibile.
Più grandicello lui sognò di scrivere come i grandi romanzieri scoperti tra le bancarelle dei libri usati: Balzac, Pirandello, Poe, Dostoewskij.
Ben presto fu messo a lavorare come disegnatore meccanico, poi come geometra, tra molti, troppi lavori, per guadagnare qualche soldo.
Alcune persone fortunate, o magari più costanti e determinate, i loro sogni li hanno infine realizzati.
Il signor T. , come moltissimi altri, ha solo tentato molte, troppe volte, infine i suoi fantastici progetti e speranze sono rimasti sterili e velleitari sotto il suo cappello.
Dopo più di sessant’anni il vecchio signor T. si sente spesso stanco e appesantito, quasi assente, ma quando si siede solitario in un angolo gli capita di elaborare nella sua mente delle storie bellissime.
Si direbbe che qualcuno gli parli con una voce carezzevole e ammaliatrice, narrando curiose vicende fantastiche e avventurose che lo vedono protagonista assoluto.
Lui rimane là, bloccato, stupito e incantato, ogni storia poi evapora e si rinnova in un altro ambiente fluttuante, come una matassa colorata che man mano si districa in un lungo filo abbagliante senza fine.
“ Allora hai finito ? Devo andare in bagno anch’io ! – lo ha risvegliato la voce impaziente di sua moglie.
Lui avrebbe voluto chiedere di lasciargli almeno ascoltare la fine dell’ultima storia, ma lei non avrebbe capito.
Si è alzato goffamente, lievemente curvo, si è riassettato e si è trascinato in un’altra stanza verso una poltrona.
Arriverà ancora quella voce interiore, quella delle magiche storie , quella dei soli sogni che gli sono rimasti ?
UN EROE MANCATO
Se tenesse ancora un diario, invece di gestire in modo saltuario il suo blog, nonno Talpone avrebbe dovuto scrivere “ nessuna novità, giornata piatta, mia moglie sta riprendendosi e ha voluto subito riprendere le redini di casa. Ho letto due libri, risolto un cruciverba, sonnecchiato nel pomeriggio, i nipotini non si sono visti, sono impegnati.”
Invece all’ora di cena, quando il nostro stava consultando le agendine degli ultimi cinque anni, per ripassare i ricordi degli avvenimenti passati, la nascita del Polipetto, le poche gite all’estero, i funerali degli amici, è arrivata inaspettata la chiamata del figlio Promettente Avvocato.
“ Papà ! Sono rientrato adesso. Il gabinetto è stato intasato, non so cosa vi abbiano buttato dentro i bambini, ho già usato un certo Mister Muscolo , non so, cosa mi consigli?”
Uscire improvvisamente dai ricordi è un procedimento sempre rallentato per nonno Talpone, così ha bofonchiato “ Non so bene, aspetta che chiedo alla mamma “.
“ Ma come, non sei tu l’Uomo di Casa ? – si è stupito il figlio maggiore – Ti richiamo dopo “.
Un breve consulto con la moglie per riordinare le idee e nonno Talpone ha preso una pila e ha cercato nei vari sgabuzzini dei balconi, ritornando trionfalmente dopo pochi minuti con in mano una sonda a molla snodabile, acquistata anni fa per la risoluzione di quei problemi e non più usata dopo l’uscita di casa dei figli.
“ Prendi anche i guanti protettivi di gomma- ha suggerito l’Istrice Prussiana.
“ Mi porto anche la pila, un altro sgorgatore liquido, la sonda e avviso subito nostro figlio che Arrivano i Nostri! – ha proclamato trionfante nonno Talpone.
Intabarrato, con il suo cappello calcato in testa , in mano la borsa degli attrezzi, mentre si stava precipitando fuori dalla porta è stato ancora chiamato dall’Avvocato.
“ Tutto a posto papà. “
“ Ma come, sto arrivando con tutta l’attrezzatura necessaria !”
“ Non importa, ho fatto, devo cucinare, ho gli amici a cena, ciao.”
Nonno Talpone è rimasto vicino alla porta, rigido come un allocco, con la sua borsona stretta in pugno.
“ Ti è andata male, vero ? – ha cercato di consolarlo l’Istrice Amorosa – volevi vedere i bambini e fare il nonno eroe, ti ho capito sai. Beh, visto che sei già vestito potresti scendere al supermercato, avrei voglia di mandarini Clementini dolci e del succo naturale d’arancia, vuoi ?”
Così l’eroe mancato è sceso per le scale, con una borsa vuota.
Era come abbacchiato e insoddisfatto, ma ritornando poi, dopo un’orgia di acquisti alimentari, perché non so per qual motivo il comperare è spesso gratificante, per le scale si consolava così “ Ecco arrivo, sono il paggetto che risale la torre per portare conforto alla sua principessa prigioniera” e l’affannosa arrampicata al terzo piano gli pareva più lieve.
I NOMI DELL’AUTO NUOVA
Ieri è stata una giornata agitata.
La moglie era ancora sofferente, con febbre e una sinusite dolorosissima.
Le tante piccole cose di casa da sbrigare, anche senza stirare le camice, si rendeva conto stupito di quante possano essere le faccende richieste ad una casalinga .
Inoltre ieri, dopo mesi di accordi e dopo circa dieci anni da un fatto simile, avrebbe finalmente acquistato un’automobile nuova.
Beh veramente non proprio un esemplare brillante, lucido, odoroso di plastica come quelli che si possono ritirare da un concessionario.
Si trattava di una berlina di media cilindrata di una decina d’anni, con appena 90.000 Km percorsi, una ragazza poco più che matura secondo il suo canone.
Nonno Talpone aveva già due auto, una Fiat Uno di oltre vent’anni, Giorgio, acquistata molto tempo fa dal suo omonimo amico, ormai defunto, il cui mezzo era da anni relegata in campagna per gli usi spiccioli, ma ridotta quasi allo sfascio.
In città e come mezzo principale usava invece un Golf Famigliare, appena diciottenne, con 250.000 Km di vita, acquistata di terza mano su Ebay, Geltrude, sempre valida ma fastidiosamente scricchiolante e ormai con la deprecabile tendenza a perdere piccoli pezzi.
Nonno Talpone sarà forse essere definito un sentimentale, appiccicosamente attaccato ai ricordi e relativi oggetti.
Da sempre ha sognato di poter disporre di un piccolo capannone per raccogliere tutto, come da anni il suo cervello accantona paziente parole e immagini ormai scomparse, da quella della sua prima auto, una Bianchina color celeste, quella dei suoi vent’anni, alla 500 giallo canarino con cui si avventurò in viaggio di nozze senza meta precisa, trasportando un anno dopo anche la culla di suo figlio, A. Franceso Maria, nato per allegria.
Come non conservare la sua Diane 4 Citroen, immensa nel suo ricordo, ma lentissima nei ripetuti trasferimenti in Umbria alla media di 85 – 90 Km all’ora ?
Ogni auto che ha posseduto, ogni oggetto che ha avuto ha un posto nel suo cuore, dopo le persone care, i genitori, gli amici che non sono più.
Ha almeno potuto conservare solo tutti i suoi vari computer e telefonini, difesi strenuamente laggiù, nella sua casetta in Valnerina.
Ieri purtroppo la sua nuova auto, che veniva ceduta da una cara amica, era coinvolta da un cervellotico problema di assicurazioni da trasferire dall’auto umbra, che richiederanno una quindicina di giorni di tempo.
Come fare ?
Lasciarla nella strada della proprietaria o cercare di trasportarla in un box ?
E se la rubassero ?
L’Istrice Prussiana, per quanto debilitata dalla febbre, era stata precisa.
“ Ma chi vuoi che porti via una vecchia auto ?”
“ Prima di tutto è quasi nuova – aveva ribattuto assai piccato nonno Talpone – ha qualche ammaccatura e graffietto, ma è di una marca affidabile e sicura, e poi, chissà, all’estero farebbe gola.”
“ Ma ti vedi in un posto di prestigio come quello di tuo figlio, in Wisteria Lane, tra tante sontuose berline Mercedes, Bmw, mastodontici Suv, che qualche ladro voglia rubare una vecchia auto, magari spingendola a piedi, cloppete, cloppete ?”
Nonno Talpone non si rassegnava : “ Pensa a quei bambini che per anni erano saliti ogni giorno su quell’auto, con lei erano andati e ritornati da scuola, dai campi giochi. Rivederla là sotto casa loro, abbandonata e polverosa. Lei avrà senz’altro un nome, che so .. Gelsomina o Antonio … Le passeranno vicino, magari la accarezzeranno, chiedendosi perché sia stata lasciata così sola.”
“ Quando avrai finalmente trasferito l’assicurazione su quell’auto benedetta, se proprio vuoi, potrai portare a fare un giro i piccoli ex proprietari, se te lo chiederanno – aveva concluso l’Istrice Saggia.
Nonno Talpone si era alfine arreso, pensando che era un ottimo consiglio, insieme alle coca coline, alle gelatine alla frutta, potrà recarsi alla scuola dei nipotini, incontrando ancora i loro piccoli amici, quelli dell’auto nuova.
Se gli verrà richiesto li accompagnerà a gustare gelati e cioccolatini.
Così potrà chiedere loro in segreto il nome del suo nuovo acquisto.
Negli anni prossimi l’auto amerà senz’altro essere chiamata per nome : Gelsomina … Antonio …?
GIOVANI MODERNI
Un recente articolo sulla preparazione della vellutata di zucca ha ricevuto segnalazioni da vari blog di ricette di cucina e questo fatto ha pericolosamente alzato il livello di autostima di nonno Talpone e irrobustito l’usuale incerto senso di sicurezza.
In seguito all’indisposizione della sua Istrice Prussiana, costretta a letto da influenza e febbre, lui si è ormai delegato ai lavori casalinghi, da bravo massaio.
Oltre a fare acquisti giornalieri al supermercato e alle bancarelle di strada, sia pure sotto precise disposizioni scritte del gran capo, lui apparecchia tavola, carica e scarica la lavastoviglie, rifà i letti, arieggia le stanze.
Per la cucina ha sin’ora utilizzato le vaschette di cibo già predisposte dalla moglie, che lui magistralmente sa riscaldare con il microonde.
Ma ieri la sua adorata consorte ha richiesto la preparazione di alcune patate bollite e questo ha suscitato qualche legittima domanda :
Quanto dovevano essere grandi i tuberi ?
Dovevano essere salati in fase di cottura ?
Quanta acqua si doveva inserire nella pentola ?
Quanto tempo dovevano bollire ?
Richieste le precisazioni all’inferma febbricitante, le risposte sono state vaghe, come tutte quelle dei cuochi esperti.
“ Prendi delle patate di misura media (?) “
“ Metti il sale quanto basta (?) “
“ Dopo un po’ provi la cottura con la forchetta (?)”
Nonno Talpone ha quindi raccattato cinque patate di incerta grossezza, le ha buttate nel catino con acqua, ha afferrato una pentola, immesso acqua e patate, ha acceso il fuoco del fornello e, appoggiato al lavello, ha scrutato attentamente il processo alchemico in corso.
Dopo una decina di minuti è stato chiamato sul cellulare dal figlio, quello Promettente Avvocato e chef dilettante, che chiedeva notizie della madre.
“ Tutto bene, cioè sta male, ha la febbre a 38,5°, ma penso io a tutto, adesso per esempio sto cucinando “
“ Che cosa stai preparando papà ?”
“ Sto attento alla bollitura delle patate che mi ha richiesto tua madre “
Non ci crederete, ma quell’impertinente si è lanciato in una risata gorgheggiante e beffarda, senza alcun motivo.
Questi giovani moderni non hanno più rispetto.

