Siamo arrivati a Londra, sole caldisssimo come a Milano, all’uscita della stazione di London Bridge una lunga fila di persone con bagagli vari attenda pazientemente in fila l’arrivo di un taxi, che sembrano scomparsi dalla città.
Sto ancora male, dalla mattina la cura delle orecchiette al pomodoro non funziona più.
Avevo anche provato a finire a pranzo due bottiglie di vino, per non farle andar male, speravo potessero far bene allo stomaco, ma non ha funzionato.
Sento l’addome gonfio, con fitte continue.
Davanti a me nella fila c’è una giovane donna incinta, con un pancione enorme di quasi nove mesi, indossa un vestitino leggero verde primavera, sembra sofferente.
Anche lei esasperata dall’attesa mormora “adesso lo faccio qui il bambino “
La guardo partecipe, anch’io lo farei lì, anche se non so cosa.
Dopo mezz’ora la fila si è ridotta, molti se ne vanno sconsolati.
Ecco che arriva il primo scarafaggione nero, bene i taxi esistono ancora.
Quando arriviamo a casa il Martello e l’Incudine ci accolgono con abbracci festosi e fortunatamente loro ci portano su per le scale i valigioni e i pacchi.
Grandi feste per i regali, anche se il figliolo precisa che il costosissimo coltello da prosciutto è bello ma ha una forma che non gli piace, i pezzi di parmigiano sono pochini, i gemelli d’oro con grosse pietre cabochon di zaffiri e di rubini vanno bene, ma non erano meglio con le gemme stellate ?
Io sto sempre male.
Loro ordinano per telefono una sontuosa cena indiana, gamberoni tandoori, chiken masala, papadam, vari tipi di riso, intingoli e piatti che non conosco.
Le portate arrivano presto, tutti ci mettiamo a tavola, aprono bottiglie di vino, loro si buttano sul cibo, le porzioni sono generose.
Io mi bevo la terza camomilla, non riesco a mandar giù neanche un pezzo di patata bollita.
Poiché sono rattrappito su me stesso in silenzio, mentre loro scherzano e si offrono i vari manicaretti, a un certo punto intervengo nella conversazione, riferendo la battuta dell’avvocato che in una mail affermava che, se andassi in campeggio con lui, non riuscirei ad entrare in una tenda a igloo del XXI secolo, alta un metro e venti e con una porticina di ingresso di settanta centimetri.
Io sostengo che ce la farei benissimo, basta mettersi a carponi e entrare all’indietro con prudenza.
L’istrice prussiana finisce un gamberone gigante e osserva perfidamente “ per entrare magari entri, ma poi grosso come sei rimarresti incastrato a metà e poi andresti in giro con la tenda a igloo come una tartaruga “
Non so cosa ci sia di spiritoso, ma tutti si mettono a ridere come matti e mia moglie intona la canzone di Bruno Lauzi “ la bella tartaruga che cosa mangerà, chi lo sa, chi lo sa, solo una foglia di lattuga…”
Nonno talpone non se la prende, in fondo è una forma di affetto ridere con o di lui.
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ORECCHIETTE O BUSCOPAN ?
Non era durata molto la rassegnazione di nonno talpone, da vero stoico dell’antica Roma.
Durante il pomeriggio, frustrato anche dalla mancata possibilità di scendere in cantina a imbottigliare l’ennesima damigiana di Barbera di Monleale ( Alessandria ), il suo stato di agitazione era salito a tal punto da fargli venire un forte mal di stomaco.
Poi si era aggiunto una dolorosa fitta all’inguine.
Poiché i guai non vengono mai isolati, ma a tre a tre, a quel punto giungevano notizie di catastrofi di rapporti interpersonali tra parenti di 1° e 2° grado.
Non fu di grande aiuto la telefonata del Martello inglese che dava gli ultimi ordini alla madre e che, impietosito ed ironico, cercava di consolare il padre con il vivo consiglio perentorio di preparare – ancora non l’hai fatto ? – il suo discorso da tenere alla festa nuziale.
Mi sentivo un verme, stavo prendendo in seria considerazione l’idea di portare con me il passaporto, per poter poi fuggire in un lontano monastero buddista o zen, sulla cima di un monte del Nepal.
Silenzio e meditazione, ecco quello che ci voleva per me.
Riposo creativo.
Immaginavo tanti piccoli post, vergati a mano con un pennello su carta di riso, poi piegati a barchetta, da posare sulle acque tranquille di un ruscello che scendeva a valle, confluiva nel grande fiume Gange, poi loro navigavano nell’oceano, verso l’infinito e oltre….
Intanto a casa mia sorbivo tè caldo, Buscopan, gentilmente serviti da un istrice servizievole e materna.
Alle 9 di sera ci chiamarono a cena le due vicine di pianerottolo.
Sono due ragazze, una di Catania e l’altra di Bari, che in questi anni nel vicino appartamento in affitto hanno completato gli studi, si sono laureate e hanno brillanti impegni di lavoro.
Gentili, educate, intelligenti, sono state delle vicine di casa ideali, mia moglie le ha prese sotto la sua protezione, da buona chioccia che non ha avuto figlie femmine.
Ci hanno ricevuto a tavola i due rispettivi ragazzi e una loro amica.
Un’ottima cena, crostini con pomodorini a pezzi, tortini di formaggio e prosciutto, un gran piatto di orecchiette al pomodoro ricoperte da una montagna di ricotta salata grattuggiata, filetto di salmone al limone e olive.
Le bottiglie di vino hanno allietato la conversazione, il Prosecco, il Dolcetto, il Vermentino erano compagni ideali : si presentavano, si versavano, poi discretamente lasciavano la tavolata.
Ma il clou della serata fu la presentazione di un gran vassoio ricoperto di ciliegie.
Grosse, succose, rosso nerastre, freschissime, portate dalla loro amica dalla Puglia, scelte e colte con mano vigile ed amorosa dalla madre della vicina di casa nel suo frutteto.
L’istrice prussiano aveva da tempo lasciato in corridoio la pelliccia spinosa e da vera ghiottona era in estasi mentre gustava queste prelibate ciliegie che, ci spiegarono, erano da loro chiamate “ la ferrovia “
Nonno talpone, ormai da tempo dimentico di ogni disturbo o malessere, chiese notizie dell’origine di questo nome particolare e poi si lanciò nell’esposizione dettagliata delle linee ferroviarie metropolitane.
Tutti erano ormai in quello stato di allegra giovialità che fa superare le particolarità formali, solo il ragazzo vicino a me non capiva quale fosse stato il mio precedente lavoro, poiché avevo parlato da insegnante scolastico, da assicuratore e broker, da gemmologo e orefice, da esperto di ingegneria ferroviaria.
Avrei voluto aggiungere molte altre professioni, svolte tempo fa o solo sognate, ma l’istrice prussiano era al mio fianco, seppur in estasi ciliegiastico mi teneva sotto controllo stretto.
Anche per questo a fine cena non potei cercare di esibirmi in qualche figura di danza, tipo saltarello, giga o tarantella.
Prima di lasciarci andare a casa a mezzanotte vollero una foto di gruppo, tutti abbracciati e sorridenti, immortalati sullo sfondo della casa che dovevano lasciare.
Bellissima serata, però dovrò chiedere al marito di mamma / figlia / nipote Elasti, il famoso mister Incredible, che è barese, se le orecchiette al pomodoro con sopra una montagna di ricotta salata grattuggiata abbiano virtù medicinali per il mal di stomaco, oltretutto più gradevoli del Buscopan.
SALVATE NONNO TALPONE
Domani c’e’ la partenza per Londra.
Non sono ancora agitato come al solito, anche perche’ l’istrice prussiano e’ agitatissimo con tutte le valige e le borse.
Il Martello non da’ tregua, pretende quarti di parmigiano, caciotte, taleggi, salami, capocolli, forse pensa che siamo un servizio di catering per il gran pranzo di nozze simil-reali.
Nonno talpone, preso dal vortice delle decine di commissioni da svolgere prima della partenza, non osa pensare, e’ in uno stato di atarassia, sa che il peggio deve ancora venire.
Il pensiero del gruppo quanto mai variegato degli adulti che partecipano alle nozze lo sfiora con il presentimento certo di una catastrofe incombente.
La convivenza per una settimana con l’amico psichiatra che dalle 4 del mattino comincia a saltellare nell’appartamento bevendo una serie di tazze di caffe’ e pianificando itinerari turistici da maratoneta, beh questo e’ ancora sopportabile e forse divertente.
Quello che preoccupa talpone e’ la miscela esplosiva che puo’ derivare dal mischiare il veterocomunista con il neonazista, nonche’ il radical liberale chic, quello di Lotta comunista con l’altro del PD.
Insomma, esclusi a forza i catto-berlu-leghisti perche’ omofobi sara’ un parlamentino in formato extralarge.
Non so se il fascino delle cosiddette nozze simil-reali sara’ sufficiente a far dimenticare il prossimo ballottaggio milanese.
Talpone puo’ parlare con tutti e anche ascoltarli, entro certi limiti, ma uno alla volta.
Fore si rifugera’ nel reparto bambini, ove, piu’ rilassato, potra’ fare Hulk o il mago Talpon, quello che fa nascere le caramelle alla cocacola dalla sua scatoletta magica rossa a forma di cuore.
Non so come faro’ a scrivere altri post dalla Cayenna, forse solo SNP, Salvate Nonno Talpone.
LAVORO E PRIGIONE
E’ venuto a casa un tecnico per cambiare il contatore della luce, ora sarà elettronico e il rilievo dei consumi avverrà direttamente dalla sede.
Non ci sarà più il letturista, quello che ti entrava in casa con pila e matita per scrivere su un faldone di carta.
Nonno talpone segue i suoi movimenti, a lui piace assistere al lavoro degli altri, affermando in buona fede che lo fa solo per imparare.
Intanto inizia a parlare, come fanno tutti gli anziani, racconta di quando era bambino e vedeva entrare il gasista, di solito un uomo grosso, con enormi baffoni, che chiedeva un imbuto e una bottiglia d’acqua per controllare il contatore vicino alla cucina, un apparecchio grosso e panciuto come un barile.
Il tecnico, un ragazzo di una trentina d’anni, si stupisce di questo racconto, lui vive in un mondo completamente diverso, elettronico.
Nonno talpone, bonario e paterno, gli chiede se sia dipendente della società elettrica, se è a contratto determinato o se fa parte di una cooperativa di lavoro.
Il ragazzo dice che fortunatamente lui è stato assunto in via definitiva da una società che effettua in appalto questo lavoro per conto della grande società elettrica.
Lui lavora, ma il padre no, a 57 anni si trova da tempo licenziato, non sa come pagare il mutuo di casa e come arrivare ad aver diritto a suo tempo a una pensione decente.
Nonno talpone rimane male, lui in pensione c’è arrivato da 10 anni, seppur faticosamente anche lui, però si vergogna di non avere queste preoccupazioni, si sente un privilegiato.
Le disgrazie degli altri sono sempre un dolore anche per noi, si vorrebbe aiutare, ma se si può fare qualcosa per il singolo, non si riesce a risolvere il problema generale.
Per questo azzarda : “ Forse le cooperative di lavoro preferiscono i più giovani “
“No – dice l’altro – sembra che adesso le piccole aziende preferiscano assumere i detenuti, lo stato paga la metà dello stipendio e dei contributi, con un risparmio notevole per loro.
Conosco molte ditte che usano squadrette che sono in parte composte da detenuti in permesso diurno. Condannati per furto, omicidio, anche ergastolani.
Mio padre che ha sempre lavorato, è stato onesto, non ha mai preso nemmeno una multa è a casa disperato, senza lavoro.
Forse gli conviene andare in banca a fare una rapina. Se va male poi può aver diritto a un lavoro con contributi per poi poter andare in pensione.”
Ha finito e il tecnico va via, nonnotalpone non ha saputo rispondere, né obiettare.
Non sa nemmeno se scrivere questo post, che gli sembra not politically correct .
Sa solo che la situazione odierna è ben misera.
Pensa anche che i più grandi ladri e imbroglioni non solo non vanno in galera, certo non hanno problemi di lavoro, ma hanno pure importanti incarichi istituzionali.
Come quell’uomo che, portato all’impiccagione per omicidio, nel salire sul palco della forca disse : “ Ne ho ammazzato uno, se ne scannavo diecimila o più sarei portato sul trono. “
NON BISOGNA ESSERE RAZZISTI
Alcune notti fa mi ero improvvisamente svegliato alle tre, forse avevo caldo.
Ero rimasto a letto cercando di riaddormentarmi, ma senza risultato, la mia mente continuava a pensare a fatti e storie che si formavano spontaneamente in una serie di post.
Al quinto della serie non ho resistito, mi sono alzato e mi sono messo a scrivere in cucina nella mia agendina.
Le storie mi uscivano dalla penna con gran facilità, come se si raccontassero da sole.
Dopo due o tre ore mi bruciavano gli occhi e fui costretto a smettere.
Dopo colazione nella mia mente si formavano altre storie ancora.
Delirio postomane ?
Sarebbe stato meglio prendere un sonnifero, direte voi.
Questa è la soluzione più semplice e logica, ma nonno talpone non è forse né una cosa né l’altra.
Da quando avevo iniziato un mese fa a scrivere queste brevi annotazioni sul blog, i famigerati post, questa smania di narrazione è venuta crescendo con ritmo preoccupante.
Avevo mandato subito una e-mail all’artefice primo di questo pasticcio, mio figlio Martello di dio, chiedendo un suo parere.
Avrei anche scritto alla mia mamma/figlia/nipote virtuale Elasti, ma avevo timore di disturbarla, è sempre impegnatissima e le mancavano proprio i rovelli di un vecchio nonno talpone.
Martello rispose subito, lui sembra che abbia l’iphone attaccato al cervello “ Papà preoccuparsi no, se ti senti continua pure così, d’altra parte che tu sia un tipo strano lo sapevamo tutti “
Strano a me ?
Io mi considero un tipo normalissimo, scherziamo ?
Credo di essere un onesto e timorato cittadino, un po’ grigio, insomma un tipo comune.
Ero allarmato, così telefonai al mio vecchio amico d’infanzia, emerito psichiatra e chiesi un urgente incontro con lui.
Gentilmente fui ricevuto subito.
All’inizio, preoccupato per la mia salute, fece alcune domande, chiedendo di un eventuale uso di farmaci, se avevo mal di testa, capogiri, ansietà o problemi gravi.
Spiegai la mia situazione, no, non usavo farmaci, tutto a posto, salvo questa mania di scrittura.
Lui mi chiese se bevevo alcolici .
“ No – risposi io – solo uno o due bicchieri di vino ai pasti e, certe volte, un grappino. Aspetta, no – precisai – adesso preferisco un bicchierino di bourbon americano.”
“ Vai tranquillo, va bene così, non bisogna essere razzisti. “
FALLO PER NOI
Nonnotalpone e’ preoccupato.
Lui e’ un vecchietto che si interroga e si stupisce di tutto e di tutti, che ha un caratteraccio, ma in fondo un cuor d’oro, che sente le notizie alla radio e le legge sui giornali e poi si fa coinvolgere, forse troppo.
Per esempio non ha mai creduto ad una certa signora dall’aria distinta ma arrogante, che organizza padiglioni nelle piazze, forniti di calciobalilla e videogiochi per dimostrare le sue capacita’ amministrative.
Quando poi per rafforzare tale pretesa mette delle tavolate nelle strade del centro, facendo servire da camerieri in marsina dei calici di vino ai milanesi di passaggio, penso, come tutti quelli che hanno un minimo di dignita’, che la sua presunzione non abbia limiti.
I milanesi come nonnotalpone amano il buon vino, da bere con gli amici o con gli altri alle sagre di paese, ma non si fanno abbindolare come allocchi, non sono ospiti di programmi spazzatura televisiva.
Lui e’ pero’ rimasto colpito dalla notizia dell’arresto del direttore del Fondo Monetario, tutt’ora in galera nonostante il suo potere, i grandi avvocati, le indubbie pressioni diplomatiche del suo paese.
Nonnotalpone si e’ chiesto cosa succederebbe se il nostro rappresentante istituzionale andasse a New York per qualsiasi ragione attinente le sue funzioni.
Poverino, lo sappiamo che la carne e’ debole, magari non riuscirebbe a convincere i giudici americani che, come in Italia un terzo delle donne se le e’ “ fatte “ e due terzi glielo chiedono continuamente, lui, ingenuo, forse pensava solo di essere cosi’ fascinoso anche in quel paese, novello Rodolfo Valentino, anche se in misura mignon.
Come farebbero poi i suoi amichetti, avvocati e consiglieri a tirarlo fuori ?
Difficile far credere che anche negli Stati Uniti tutti i magistrati siano comunisti.
Nonnotalpone e’ giustamente preoccupato da questa ipotesi.
L’unico modo per rasserenarlo e sciogliere i suoi dubbi sarebbe quello di convincere il grande leader a recarsi subito a New York, magari nello stesso albergo di Manhattan e far cosi’ tornare il buon umore ad un povero pensionato e a molte persone ugualmente preoccupate.
Dai forza, fallo per l’Italia, fallo per noi, per favore.
IL CAMPEGGIO
Drin,drin “Pronto, ciao papà,come stai ?”- è l’avvocato che chiama sul cellulare.
“ Bene, bene, cosa fanno i miei piccoletti ?”-risponde nonnotalpone tutto felice.
“ Benissimo, c’è la mamma ?”
“ No, è fuori per tenere una lezione da qualche parte, ma torna stasera. “
“ Dovevo chiedere una cosa, richiamo io. “
“No, scusa, dimmi pure, sono curioso, se posso essere utile…”
“ No, non importa, è una proposta che devo farle per i bambini.”
“ Beh parla, posso decidere anch’io, poi le riferisco.”
“ Ma no, devo proprio parlare con lei, se può tenere i nanetti.”
“ Insomma, io allora non conto proprio niente. Certo che posso tenere quelle anime candide. Sempre e ovunque. Dunque dimmi come, dove, quando.”
“ Pensavo che a parte la settimana di mare che farete con loro a luglio, forse anche prima della campagna a Terni, si potrebbe portarli in campeggio al mare, in un posto vicino.”
“ Certo, bellissima idea, dunque, senz’altro andiamo noi quattro maschietti. La tenda a casetta grande che usavamo tanti anni fa no,si impiegava mezza giornata a montarla. Quella canadese che avevo da ragazzo no, era troppo piccola, era per una persona e mezzo, inoltre dovevo sempre tenere fuori i piedi. Dovrei averne una a igloo che avevo comperato anni fa, era un’occasione del discount, l’ho da qualche parte in solaio. Con l’altra che avevi tu potremmo fare un accampamento di due o tre tendine. Tipo villaggio indiano. Pensa che divertimento. Poi ho una canoa gonfiabile su cui disegnare il teschio dei pirati e …”
“ Papà io devo lavorare, ciao, sentirò la mamma.”
Chiude la conversazione sul punto più esaltante e nonnotalpone si perde a pensare al divertimento della Piovretta che stacca da terra uno ad uno tutti i paletti delle tende vicine.
Al ritorno a casa dell’istriciotta lui cerca di riferire la proposta ricevuta, è agitato, con decine di idee geniali.
Ma la prussiana precisa “Per me va bene, voi andate in tenda. Ma io e Tuttopiede, la moglie dell’avvocato, se veniamo, stiamo in un buon albergo.”
DUE ANIMALETTI BUFFI
Nonno talpone è arrivato a Milano con il suo valigione pesante, lo zaino che scoppia e un mazzo di rose spaiate, colte nel giardino per la sua istrice prussiana.
Lei lo ha accolto con un sorriso timido, una carezza lieve sul suo testone pelato e ha detto “ Ma come, hai di nuovo sbattuto la testa, cos’è questa ferita ? “
“ Non è niente, niente, sono così felice di essere tornato a casa con te “ si schermisce nonno talpone.
Piccoli rabbuffi, qualche brontolio, piccole schermaglie, quasi a voler nascondere la gioia di essere di nuovo insieme.
Siamo due animaletti selvatici, timidi e scontrosi, che in questi quarant’anni che vivono insieme, loro così diversi ma complementari, certe volte si feriscono leggermente con parole sbadate, uscite fuori senza che se ne accorgano.
Per un poco si confrontano con rabbia, poi si guardano stupiti di quello che è successo, quasi impauriti, si sorridono e si prendono per mano, così felici che tutto sia passato.
Non trovano nemmeno le parole adatte, ma nei loro occhi tutto è già detto.
Siamo il nonno talpone e l’istrice prussiana, due vecchi animaletti buffi, nella grande città di Milano.
CHIEDO SCUSA
Un mio lettore mi ha fatto osservare che non è stato bello scrivere in due precedenti post “ tappo rifatto “ e “ nano rifatto”
Ha ragione, chiedo scusa.
Ho il massimo rispetto per le persone che non brillano in altezza, io mi trovo nella situazione opposta, sono alto un metro e ottantasei centimetri e confesso che sin da ragazzo soffro di un complesso di inferiorità per questo aspetto fisico.
Un caro amico, degnissima persona e di grande intelligenza, non è alto per niente, ma l’ho sempre ammirato e invidiato per le sue capacità amministrative e politiche.
La mia adorata istriciotta è di statura moderata, ancor più lo era quella santa e amatissima donna di sua madre.
In quanto a quelli che si rifanno il viso, si fanno il trapianto dei capelli, se li tingono o subiscono altri provvisori interventi di ringiovanimento, non so che dire, è una loro scelta rispettabile, vanitas, vanitas mundi.
Ma non posso sopportare gli imbroglioni arroganti e ipocriti, i corruttori morali e materiali, i cinici amici e favoreggiatori di malavitosi, quelli che ci fanno vergognare di avere dei politici così squalificati e inetti.
Bisogna mandarli a casa, quella circondariale intendo.
VOGLIO TORNARE A CASA!
Giornata nera, anzi nerissima.
Ieri ho comperato all’ipermercato cittadino, dopo mille dubbi e pentimenti, questo net-book, era in offerta speciale, come potevo resistere.
Processore Intel Atom dual core, webcam ad alta definizione, sei celle di batterie al litio, una durata anche di otto ore, film da vedere senza sbavature, windows 7.
Lo acquisto, passo il pomeriggio a cercare di farlo funzionare ( due ore per caricare le batterie, il resto per far partire i programmi che sono da decomprimere e settare ) poi, finalmente collegato alla chiavetta internet, funziona con una lentezza vergognosa.
Se faccio un collegamento con il vecchio computer 486 fisso della scrivania, questo è molto più veloce, anche se ha una ventola di raffreddamento ansimante e rumorosissima.
Ma come, il progresso tecnologico dov’è ?
Stamane decido finalmente di tagliare l’erba che invade, rigogliosa e arrogante, il campo e assedia persino la casa.
Cerco nei vari ripostigli e indosso la tuta, gli stivali di gomma, gli occhialoni, i guanti, la bandoliera, insomma tutta l’attrezzatura necessaria.
Ho tre gatte che mi seguono interessate.
Hanno già mangiato, i cuccioli non si vedono, saranno all’asilo.
Porto fuori dal box il decespugliatore, immetto la miscela, comincio a tirare la cordicella di avviamento.
Niente.
Provo e riprovo, comincio a sudare, mi tolgo gli occhialoni, i guanti, la bandoliera.
Le gatte sembrano particolarmente interessate, anche se si tengono a due metri di distanza.
Comincio a chiamare il decespugliatore con dolci nomi, mentre continuo a tirare la cordicella più volte.
Niente.
Dalle colline intorno si ode beffardo il ronzio di altri attrezzi più docili ai loro padroni.
Gli preparo una nuova miscela, la curo con precisione e amore, come farebbe una mamma nel cucinare un manicaretto ai suoi bimbi.
Butto il vecchio carburante e gli verso quello appena fatto, gli darei anche un grappino se potessi.
Niente.
Non vale nemmeno che mi inginocchi vicino a lui, per la stanchezza in verità, e lo chiami “Al-ko, Al-ko sii bravo, perché mi perseguiti ?”
Non un battito del pistone.
Le gatte se ne sono andate, hanno capito che lo spettacolo era ormai alla conclusione.
Messo via tutto quanto, ho tratto fuori le forbici da potatore e il falcetto con il manico lungo per lottare contro gli spini e l’edera che circondano il cancello giù in basso.
Ho anche la vera falce da fieno, la “Ranza” come si diceva nelle mie campagne d’infanzia.
Ricordo bene i contadini che falciavano grandi prati, con movimenti precisi e ritmati come in un minuetto, si sentiva il fruscio intermittente dell’erba tagliata.
Quando ne comprai una trent’anni fa, di acciaio, ormai quelle di legno erano un ricordo, presi lezioni da un muratore che era ugualmente contadino.
Nei miei primi esperimenti campestri pigliavo solo sassi, alberi e i miei stivali.
Dopo tre anni di inutili tentativi suicidi mi rassegnai al progresso del tagliaerba a motore e ai suoi capricci meccanici.
Quando si parla con altri possessori di questi mostri ne escono fuori storie di incredibili dispetti, si potrebbe fare un poema “ Il decespugliator furioso “
Quando in primavera con l’erba alta occorre usare l’attrezzo, di solito il motore non si avvia mai.
Lo porti dal meccanico, con due sicuri risultati : primo, nelle sue mani esperte il maledetto funziona perfettamente al primo strappo di corda e tu fai la figura del perfetto imbecille.
Nel secondo caso, ugualmente frequente, dopo due o tre tentativi inutili, lui ti guarda con aria disgustata e dice che bisogna cambiare un pezzo, sempre carissimo e comunque fuori produzione, la macchina è vecchia, da buttare.
Tu accorato cerchi di spiegare che funzionava benissimo lo scorso anno, bugiardo ti faceva disperare anche allora, che non è poi così vecchio , ricordi benissimo l’anno che lo avevi acquistato, anche se al momento ti sfugge di preciso.
Lui è sempre più disgustato, devi comperarne uno nuovo, anzi, addolcendo lo sguardo, lui afferma che ti può mostrare i modelli appena usciti che sono in offerta, come sei fortunato.
Se penso che oltre a questi inconvenienti, ho subito due furti di decespugliatori stranamente funzionanti e uno mi è stato riconsegnato rotto dopo un prestito forzoso al caro cognato, mi viene voglia di mettere i tappeti di erba sintetica.
Infine nella mia lotta impari con il mostro cocciuto ho rotto il cellulare bello, il Sony, quello che mi ha lasciato il martello inglese appena tre anni fa, mi viene voglia di piangere.
Ho rotto un cellulare !
Voglio tornare a casa
