Fantastico svegliarsi alla mattina con il silenzio, solo un sottofondo di uccellini, ma basta aprire le finestre che dal piano di sotto sale un coro di miagolii, i gatti si sono radunati e hanno fame.
Quindi scendo le scale e preparo da mangiare per loro, spaghetti, croccantini, scatoletta.
Servo il pasto nei vari piatti e c’é una sorpresa, sono presenti anche tre gattini nati da poco, due rossicci e uno grigio tigrato.
Si fanno accarezzare, si strofinano contro i pantaloni, poi addirittura si fanno le unghie contro la stoffa e la pelle delle mie gambe.
A denti stretti dico “ carini…”
Per fortuna che non sono cani altrimenti mi annaffiavano come un albero.
Giornata radiosa, colazione davanti al camino, ricevo una telefonata dall’avvocato.
Sta poco bene, é raffreddato, ha mal di testa, ma va ugualmente al lavoro.
Gioventù d’oggi.
Ma mi spiace tremendamente, vorrei fare qualcosa, ma non mi é possibile.
Innaffio i fiori, poto le rose, guardo l’erba cresciuta in maniera inverosibile, devo proprio tagliarla.
Tolgo dal ripostiglio il tagliaerba, la miscela, la tuta.
Due gatti mi seguono incuriositi, anche due cuccioli sembrano interessati.
A questo punto anch’io sono incuriosito di loro.
Ci guardiamo intorno, la primavera è irresistibile, ci perdiamo tutti quanti in pensieri vaghi e dolcissimi.
Dovrei fare tante cose, dopotutto sono nonno Hulk, la forza bruta.
Ma i nipotini sono lontani, l’istrice prussiano pure, il martello poi non telefona ancora.
Decido di seguire il consiglio della natura, che è sempre saggia.
E poi ieri sera arrivando a Terni sono stato vicino a mio cognato Cocco mentre zappava il campo di patate, gli ho fatto compagnia.
Decido che per il momento ho già dato.
Ripenso ai discorsi dei cognati che mi avevano invitato a cena, hanno comperato un netbook alla figlia che studia in Inghilterra, ma come dicevo io, spendere tanti soldi per queste novità, ci sono già le biblioteche che forniscono i computer e gli internet cafè, basta con tutto questo consumismo.
I gatti vanno a sdraiarsi sotto l’ombra di un albero, guardo il tagliaerba, è del tipo a motore a scoppio, certe volte non parte subito, anzi fa sudare e arrabbiare.
Lo rimetto nel box , potrei andare a vedere come sono questi aggeggi, anche l’avvocato ce l’ha.
Di computer ne ho tanti, tutti bellissimi per carità, ma sono vecchi, dai venti ai sei anni di vita.
Bisogna andare avanti, seguire il progresso, stare con i giovani.
Scendo in città a comperarne uno, ma non dite niente a mia moglie, magari non capirebbe
Fantastico svegliarsi alla mattina con il silenzio, solo un sottofondo di uccellini, ma basta aprire le finestre che dal piano di sotto sale un coro di miagolii, i gatti si sono radunati e hanno fame.
Quindi scendo le scale e preparo da mangiare per loro, spaghetti, croccantini, scatoletta.
Servo il pasto nei vari piatti e c’é una sorpresa, sono presenti anche tre gattini nati da poco, due rossicci e uno grigio tigrato.
Si fanno accarezzare, si strofinano contro i pantaloni, poi addirittura si fanno le unghie contro la stoffa e la pelle delle mie gambe.
A denti stretti dico “ carini…”
Per fortuna che non sono cani altrimenti mi annaffiavano come un albero.
Giornata radiosa, colazione davanti al camino, ricevo una telefonata dall’avvocato.
Sta poco bene, é raffreddato, ha mal di testa, ma va ugualmente al lavoro.
Gioventù d’oggi.
Ma mi spiace tremendamente, vorrei fare qualcosa, ma non mi é possibile.
Innaffio i fiori, poto le rose, guardo l’erba cresciuta in maniera inverosibile, devo proprio tagliarla.
Tolgo dal ripostiglio il tagliaerba, la miscela, la tuta.
Due gatti mi seguono incuriositi, anche due cuccioli sembrano interessati.
A questo punto anch’io sono incuriosito di loro.
Ci guardiamo intorno, la primavera è irresistibile, ci perdiamo tutti quanti in pensieri vaghi e dolcissimi.
Dovrei fare tante cose, dopotutto sono nonno Hulk, la forza bruta.
Ma i nipotini sono lontani, l’istrice prussiano pure, il martello poi non telefona ancora.
Decido di seguire il consiglio della natura, che è sempre saggia.
E poi ieri sera arrivando a Terni sono stato vicino a mio cognato Cocco mentre zappava il campo di patate, gli ho fatto compagnia.
Decido che per il momento ho già dato.
Ripenso ai discorsi dei cognati che mi avevano invitato a cena, hanno comperato un netbook alla figlia che studia in Inghilterra, ma come, dicevo io, spendere tanti soldi per queste novità, ci sono già le biblioteche che forniscono i computer e gli internet cafè, basta con tutto questo consumismo.
I gatti vanno a sdraiarsi sotto l’ombra di un albero, guardo il tagliaerba, è del tipo a motore a scoppio, certe volte non parte subito, anzi fa sudare e arrabbiare.
Lo rimetto nel box , potrei andare a vedere come sono questi aggeggi, anche l’avvocato ce l’ha.
Di computer ne ho tanti, tutti bellissimi per carità, ma sono vecchi, dai venti ai sei anni di vita.
Bisogna andare avanti, seguire il progresso, stare con i giovani.
Scendo in città a comperarne uno, ma non dite niente a mia moglie, magari non capirebbe
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Nonnotalpone torna in campagna
Ebbene si, oggi sono tornato in Valnerina per le cure campestri.
Sono guariti i nipotini, li abbiamo coccolati in vacanza, sono finite le cene programmate con gli amici, ho eseguito l’imbottigliamento, inscatolamento e trasporto al corriere internazionale di una novantina di bottiglie varie di buon vino casareccio e di 20 litri di eccellente olio umbro per il martello inglese, ho fatto riparare una macchina dell’avvocato, ho lasciato la moglie felice per il godimento di una breve vacanza, almeno così mi è apparsa quando sono uscito di casa.
Io, melodrammatico come sempre, pensavo ad una scena commovente, almeno iocosì mi sentivo, un addio straziante, ma niente, l'istrice prussiana mi ha concesso sulle scale un bacino, dicasi uno, al volo e poi… poi via verso l’infinito ed oltre, come ormai mi viene da dire dopo aver visto 72 volte Toy Story Uno con il nipote minore, detto la Piovra.
Quindi partenza in treno per Terni con intercity , ovviamente, sono pensionato da 10 anni, per capirci con un potere d’acquisto congelato.
Ma ho fiducia nel futuro, è per questo che mi tengo buoni i nipotini.
Viaggio in treno tipo accelerato, con valigione di coperte (quattro), lenzuola e federe felpate, pacchi di panetti frigo, scarpe, libri, telefonini (quattro) e ammeniccoli vari che si continuano a portare su e giù attraverso mezza Italia.
Non so perchè tante cose siano da portare avanti e indietro, ma quando si viaggia con la vecchia Golf familiare è molto peggio.
Valige, borsoni, scatole e un numero incredibile di sacchetti e pacchetti, nonchè vasi da fiori e piantine.
Per fortuna ora non trasportiamo più gatti, con gran rincrescimento di mia moglie.
Nonnotalpone sogna di comperarsi una Smart, se la trova usata e di poco prezzo.
Lo so che i giovani dicono di comperarla nuova, a rate, come fanno tutti.
Ma io sono nato in tempo di guerra, no caro Martello di dio, non quella di indipendenza, cretino, solo durante l’ultima mondiale di qualche anno fa.
Da buon pensionato spendo in base alle mie posibilità.
Già penso ai lavori da fare, l’erba da tagliare, la legatura e la pompatura delle viti, la concimatura degli olivi, il taglio della legna ( motosega permettendo, ma questa è un’altra storia ).
Sopra ogni cosa nonnotalpone sogna i profumi della collina, il silenzio, la solitudine, le bevute con il cognato Cocco, amabilissimo anche se logorroico, chiamato il “ Gazzettino umbro” per la quantità di pettegolezzi e storie che sa raccontare del circondario ternano e perugino.
Sarà fuori dal rigido controllo dell’istrice prussiano, potrà non rifare il letto, non lavare i piatti, mangiare scatolette Simmental in quantità e cucinarsi la paella precotta a modo suo.
Poi appena arrivato si sentirà solo, telefonerà quattro o cinque volte al giorno all’amato bene, per sapere come sta, cosa fa, se occorre qualcosa, se ci sono novità.
Vorrebbe anche chiederle se gli vuole ancora bene, ma non lo farà, sa già che lei si infastidirebbe terribilmente, ma questa è un’altra storia.
Nonnotalpone è infaticabile ?
Il quesito sarà esaminato in altra puntata, ora lui va a riposare.
LA GELOSIA
Forse i miei figli e qualche loro amico che leggono questi miei foglietti,scusate POST, come devo imparare a chiamarli, sanno che nutro un certo affetto per i miei cari nipotini e per i bambini in genere.
Ma sanno bene, forse solo i miei intimi, che sono un eterno brontolone accidioso e collerico, che però si scioglie letteralmente per tutti quelli che sono gentili e che hanno bisogno.
Non sono l’unico evidentemente, tanti anziani hanno dei comportamenti più o meno simili, salvo il vecchietto sempre sorridente che ama ed è amato da tutte le italiane, a suo dire, ma lo fa per la patria poverino.
Ma questa è un’altra storia.
Tornando a noi, l’altro giorno mio figlio, l’avvocato, al telefono mi fa una scenata di gelosia “ Tu parli e pensi solo ai tuoi nipotini, ricordati che hai anche un figlio !”
Io, allibito e pollo, casco subito nella rete e accorato cerco di giustificarmi “ Ma no, cosa dici mai, non è vero, ti assicuro, solo che sono così piccoli e indifesi “
Lui, tranquillo “ Bene, ho le macchine da riparare. La Libra fa un rumore strano e la Golf sembra scarburata, ha anche un fanale rotto, quando me le porti a riparare ?”
Nonno talpone non si tira indietro, anzi é felice che il figlio non sia arrabbiato.
L’indomani ritira l’auto per portarla dal suo amico meccanico cinese, anche se deve correre a portare una grossa quantità di cartoni di bottiglie di vino allo spedizioniere, dato che l’altro figlio, il martello di dio, si sposa, ma questa è un’altra storia.
Il mio cinese è un bravo, scopre e ripara in giornata le magagne, cose da poco : una lamiera del pianale che si stava staccando, i braccetti dello sterzo rotti, la cinghia di trasmissione allentata, le pastiglie dei freni in fin di vita, le ruote consumate e senza convergenza, la mancanza quasi assoluta di olio nel motore.
Vizio comune dell’avvocato anche vent’anni fa, ma questa è un’altra storia.
Basta, la prima auto è sistemata, il vino viaggerà a Londra per allietare i convitati, nonno talpone paga ed è felice, spera che il caro figliolo, quello che lo chiama dolcemente “Pippolo “ non sia più geloso.
Che volete, i nonni sono fatti così
AMORE DOPO I 40 ANNI
Ci siamo svegliati tardi questa mattina, durante la notte abbiamo avuto caldo, poi freddo, non si riusciva a dormir bene.
Poi, preparata la solita colazione in cucina, finito lo yogurt, bevendo una tazza di tè, sgranocchiando i taralli e i biscotti con la marmellata, la guardo con tenerezza.
Anche se in vestaglia, con le ciocche che spuntano qua e là dalla massa di capelli stretti con un elastico sopra il capo, tipo samurai, la trovo ancora tenera e affascinante.
Ripenso alla grande fortuna che ho avuto a conoscere e sposare una ragazza così, rara, anzi unica.
Le sussurro “ Cara, sei bellissima !”
Lei pronta “ Allora, io devo andare in piscina, tu vai a comperare zucchine, finocchi, patate, arance, mele, pere, uova e la carta igienica, che è finita “
L’amo ancora dopo 42 anni che la conosco, il mio istrice prussiano.
Poi quando è uscita, mentre scendeva le scale si è girata e con un soffio sul palmo della mano mi ha mandato un bacino, dolcissimo.
TORNO A CASA A SETTEMBRE
Ripenso al periodo faticoso ma felice che abbiamo passato nell’ultima vacanza di nove giorni in Valnerina con i nipotini.
Calde giornate di sole, grande libertà in questo terreno semiselvaggio, così differente dai giardinetti striminziti di città.
Querce, pini e macchia mediterranea, prati e alberi di frutta in fiore, declivi da scalare o da rotolarci, secchi e barili da riempire con terra e acqua per giocare ai grandi cuochi, scalate di tronchi di legna e di cumuli di pietre, sentieri segreti da scoprire tra i cespugli, tane nei cavi degli alberi dove mamma gatta aveva nascosto la sua nidiata, raccolta di asparagi selvatici per le frittatine, comodi lettini dove sdraiarsi a prendere il sole.
Le colazioni mattutine sui tavolini davanti al fuoco vivace e caldo del camino, da godere anche sdraiati sulle comode poltrone dei nonni.
Questi vecchietti allegri e servizievoli, sempre pronti a eseguire i vostri desideri, a inventare insieme ogni variante di gioco possibile.
Menù a scelta e personalizzato, chi vuole il brodo, chi le tagliatelle al ragù, nonna che cucina e si fa aiutare a richiesta.
Le guide sulla ferrarina rossa a pedali, poi trascinata su per il pendio con la corda, per ritentare la discesa in velocità.
Poi al volante vero della vecchia Uno del nonno, in grembo a lui naturalmente, che felice ricordava gli anni quando faceva le stesse cose con vostro padre e lo zio su una cinquecento rossa nelle solitarie strade di collina.
Le pause con la visione dei cartoni animati quando eravate troppo stanchi per correre, disegnare, saltare, costruire piste e castelli medioevali.
Alla fine, cullati dai racconti del nonno personale, ognuno in un grande letto matrimoniale a disposizione, arrivava il sonno profondo per tutti, dopo la giornata piena ma faticosa.
Ogni bella cosa ha la sua fine.
Arriva il giorno del ritorno a Milano.
I bimbi protestano, vogliono restare ancora nel paese dei balocchi.
Il maggiore dei due è determinato, afferma “ io torno a casa a settembre “
Panico dei nonni, cosa fare ?
La partenza per il giorno seguente non è rinviabile, anche se nonno talpone in cuor suo sarebbe disponibile a ogni possibile soluzione, un ricordo lontano e fievole di figlio dei fiori si riaccende in lui.
Bisogna intervenire, nonna istrice ha un’idea brillante, dice sicura “ va bene caro , ma domani è settembre “
Il piccolo non sa cosa rispondere, va a dormire con il nonno, ma durante la notte è agitatissimo.
Si gira e rigira nel lettone, scalcia e si divincola nel sonno.
La mattina presto si sveglia spaventato, ha avuto degli incubi, poi costernato esclama “ mi sono bagnato, cosa faccio ?”
Lo calmiamo, lo confortiamo,”succede a tutti certe volte, non preoccuparti “
Rilavato e vestito, facciamo colazione prima della partenza.
Poi il piccolo guarda fisso la nonna e la interroga “ma quando viene Natale ? “
Lei, presa alla sprovvista, risponde “beh, mancano quasi otto mesi “
Lui felice “ bene, io torno a casa a Natale “
Siamo tornati a Milano naturalmente, come il nonno tanti anni fa dai viaggi e vagabondaggi sognati e presto troncati.
Accontentiamoci dei ricordi felici.
O no ?
RACCOLTA RIFIUTI
Stamattina era una bella giornata di sole a Milano, primaverile, non troppo calda.
Mi aveva telefonato il mio vecchio amico Nino, psichiatra in pensione, insieme siamo usciti per una passeggiata in periferia, come usiamo fare da quando ci siamo conosciuti in seconda media.
Si chiacchierava in tono pacato ed ilare, proprio da compagnoni fraterni, mentre ci guardavamo intorno alla ricerca di un bar pulito e tranquillo di nostro gradimento.
Al solito abbiamo camminato per diversi chilometri, senza accorgerci del tempo trascorso, spaziando nei nostri discorsi su fatti e persone dell’ultimo mezzo secolo.
Al ritorno, usciti dal lungo e gradevole percorso pedonale del canale della Martesana, mi sono accorto di un giovinastro che con secchio e spazzolone finiva di attaccare dei manifesti elettorali sulle campane dei rifiuti di carta, plastica e indifferenziati posti ai lati del marciapiede di viale Monza.
Logicamente il mio disappunto civico per l’abuso è stato grande.
Quei larghi manifesti che coprivano i quattro lati dei cassonetti rappresentavano il faccione ghignante del nano rifatto, quello del milione di posti di lavoro, della ricostruzione rapida, anzi già avvenuta dell’Aquila, di Napoli senza rifiuti, il bunga bunga insomma.
Stavo già adirandomi, quando mi sono reso conto che nel fare la sua affissione abusiva il ragazzo aveva fatto la scelta appropriata.
Quale posto migliore per quell’individuo del cassonetto dei rifiuti ?
Però siamo ecologicamente corretti con la raccolta differenziata : per buttarlo via ricordatevi di usare la scheda di voto nell’urna elettorale del 15 maggio prossimo.
A cosa servono i cellulari
Sono sdraiato in terra con i piccoli a casa loro, stiamo giocando con lo scatolone del Lego, quello dei pezzi minuscoli naturalmente, formato unghia del mignolo.
Mi chiama mia nuora sul cellulare, vuol sapere se tutto va bene, se i bimbi sono bravi.
“Tranquilla, ci divertiamo molto, hanno fatto merenda, torna pure con comodo”.
Poi prendo l’altro cellulare e chiamo Feng, il mio meccanico cinese di fiducia, per sapere se è riuscito a riparare la mia vecchia Golf familiare che fa i capricci, non vuole andare a gas, solo a benzina, beata lei e poi con quello che costa adesso.
Il piccolo Francesco mi guarda perplesso e chiede “ Nonno, perché usi due telefoni diversi ? “
“ Beh, veramente ne ho tre in tasca, uno per ricevere le telefonate, uno per farle e uno per leggere la posta su internet”
Lui sembra interessato e fa “ Ah …..ma ne hai altri ?”
“ Certamente – parto io preciso – dunque funzionanti ne dovrei avere nove, il vecchio Nokia, i due 6680, l’LG a conchiglia, i due Sony, il Motorola, l’Alcatel di offerta del supermercato, quello inglese che ho messo da qualche parte..”
“ Tanti nonno, ma a cosa ti servono ?”
Domanda scabrosa, io tendo a collezionare e tenere tutto, sono la disperazione di mia moglie, lo so, ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio, anzi nei molti armadi, cantine, solai e baracche in campagna.
Azzardo “ vedi, quando sei in Inghilterra ne hai bisogno uno per telefonare, uno per ricevere, uno per internet; così pure se sei in Francia o in Spagna …”
Preso da spunto logorroico sto per dirgli che ho anche il Palm cinese, quello giapponese, uno arabo e uno ebraico, in campagna uno finlandese, ma lui è già appagato e mi chiede solo una mano per cercare i mattoncini per la casetta che sta costruendo.
E’ bellissimo stare con i bambini, il ragionamento logico può assumere deviazioni paradossali, tutto è possibile, anche le piccole eccentricità di un uomo che raccoglie tutto, perché gli pare male buttar via le cose che si possono riparare o che funzionano ancora, anche se non sono all’ultima moda.
Poi arriva la moglie, i figli, la nuora, che hanno perso, rotto o bagnato il loro unico cellulare e il nonno paziente impresta loro un telefonino, anche con relativa scheda, lui ne ha tante.
Dopotutto è bello essere ancora utili.
Comunicare, facile a dirsi
Si inizia da bambini con le prime parole, cercate, provate, storpiate, ripetute, la gioia dell’esprimersi.
Si diventa ragazzi, si abusa di questa libertà in modo impreciso, furibondo, eccessivo.
E’ la conquista dell’espressione.
Poi iniziano le prime fumosità, i cliché, i luoghi comuni, il gergo alla moda.
Tutto viene semplificato e normalizzato nel periodo di lavoro, nella maturità.
Quando questo finisce si è allo sbando, anche perché i contatti umani ormai si riducono.
Si fanno spazio le espressioni di rimpianto, nuovi luoghi comuni, ripetizioni involontarie di cose già dette.
Ti ritrovi con gente semisorda, che non ricorda, che odia il presente e non lo vuole capire, lo rifiuta.
Sono stanco di sentirmi ripetere le stesse frasi, come un disco rotto, sai già di che cosa parlerà la gente che conosci, sembra di vivere tra gli alieni.
Ci si ritrova a tavola e non sai che dire, queste persone continuano a parlare di piccole sciocchezze quotidiane, si ripetono sino allo sfinimento, non ascoltano gli altri, solo sé stessi.
Solo quando parli con gente più giovane ti trovi davanti a concezioni e parole diverse.
E’ faticoso certe volte, ma molto interessante.
Non ci si capisce subito ?
Beh, con calma, seduti ad un tavolo, con del buon vino, una grappa, un po’ d’erba, si può ancora parlare per comunicare, per ascoltare, per conoscersi, anche per stare vicino in silenzio, in armonia con il mondo.
Certamente con un bambino che cresce, che sta iniziando a conoscere la vita, si può ragionare, ascoltare le sue prime scoperte, con gioia e semplicità.
Come ricominciare per noi a cercare di capire la vita.
PIRAPIA
Oggi è il 1° maggio e sono arrabbiato.
E’ una bella giornata di sole, la gente è andata al mare, in campagna, nei parchi al verde, a fare shopping nei negozi aperti.
Anche questa festa ci vogliono togliere.
Il 25 aprile ?
Superato via, in fondo, però, anche i partigiani ……
Il 1° maggio ?
Beh, il papa beato, tutti a san pietro, milioni di pellegrini, maxischermo, subito santo..
Cambiamo la Costituzione.
Togliamoci dalla Comunità Europea.
Clandestini buttateli a mare, fuori dalle balle.
I precari, i disoccupati, i giovani senza lavoro, i cinquantenni mandati a casa, tagliamo, tagliamo.
MA CHE C….. SUCCEDE?
Il tempo in cui scendevamo nelle strade con le bandiere rosse ritagliate dal merciaio, quando chiedevamo un altro tipo di università e di istruzione, quando gli studenti cercavano di parlare con gli operai, magari con troppo idealismo e forse arroganza.
No, quest’ultima cosa penso di non averla fatta, mio padre,i miei zii, mio nonno erano operai, loro cercavano un miglioramento di vita, che era grama nella prima metà del secolo scorso, altro che rivoluzione.
Per questo sono uscito quando si cominciava a parlare e a agire a sproposito.
Hanno sbagliato, hanno pagato, ma adesso paghiamo tutti quanti.
C’è rabbia, c’è disillusione.
Poveri noi, sotto il giogo mediatico di un tappo rifatto, che parla come un venditore di pomate ai mercati.
Siamo andati dietro il corteo, incazzati e impotenti.
In piazza san Babila c’era il gazebo di Pisapia.
Un brav’uomo, sembra interessato ai problemi della gente, alle periferie degradate.
Ho visto all’interno i soliti gadget di propaganda per raccogliere le offerte, in bella mostra quei bottoni metallici da appuntarsi alla camicia, quelli che nel ’68 mettevamo con su scritte tipo: “Fate l’Amore, non la guerra “,”Pace”, “ No al Vietnam” .
Nel banchetto, guardando meglio, ho visto quelli con il candidato mascherato da donna, con fiocco rosa in testa.
Sono allibito.
C’ erano altri con “ Vota Pisapia “, lui raffigurato con cappellaccio, benda nera, teschio e ghigno da pirata, con sotto scritto in gotico “PIRAPIA”.
Ne ho comperati due per i miei nipotini.
E’ triste, lo so.
Ma voterò per lui il 15 maggio.
Cimenti sportivi 2
Timidamente a trent’anni cercai di prendere lezioni di tennis al campo Giuriati di Milano con un maestro anziano e paziente.
Dopo innumerevoli lezioni e palleggi lui mi disse, con tono affranto, che si vergognava di rubarmi i soldi spesi per le lezioni, non era il mio sport quello, non vedevo i rimbalzi e le palle.
In quella mattina, per la cronaca, nasceva in ospedale il figlio primogenito, il vendicatore sportivo, il mago della palla.
Possono dire che ero un marito sciagurato, ma come, mia moglie con le doglie e io a perder tempo dietro a una pallina da tennis, che oltretutto non riuscivo mai a vedere?
Il fatto era che le doglie c’erano, ma il nascituro non voleva mai venire al mondo, preferiva rotolare e giocare a pallone dentro il pancione di mamma, era in ritardo di quindici giorni.
L’avevo anche minacciato: se aspettava ancora un giorno, il 15 agosto, l’avrei chiamato Agostino, affari suoi.
Così lui, spaventatissimo, venne al mondo per giocare sì a palla, ma fuori.
Comunque lasciai le palle e lo sport, salvo episodiche puntate folcloristiche nello yoga, nel judo, nel tai-chi.
Tutti finiti in sordina, molti libri comprati e letti, tanta teoria.
L’ultimo mio cosiddetto cimento sportivo, quello dei litri di vino e di grappa, il mio angelo custode, dall’etereo nome di Bianca, me lo ha fatto fortunatamente smettere in tempo.
Per non finire male come alcuni miei carissimi amici.
Ma lo sport non ha finito di tormentarmi.
L’avvocato, che di tanto intanto si diverte a chiamarmi e lanciarmi oggetti che cerco goffamente di afferrare, sta facendo il lavaggio del cervello ai propri figli, sia con regali di racchette, palle e palloni, sia facendoli assistere alle partite televisive della squadra del cuore, tutti sul divano in calzettoni a righe, calzoncini e maglietta bianconera.
L’altro giorno il nipotino di quattro anni mi ha chiesto candidamente quale fosse lo sport che mi piaceva di più.
Io, sorpreso, ho cercato di accennare confusamente alla maratona ( ? ), allo yoga meditativo.
Lui ha recisamente negato che quelli fossero sport.
“ Niente pallone, tennis, ciclismo, nuoto ?”
L’ho deluso.
Dovevo inventarmi qualcosa, ma non ci sono riuscito.
Poi, in vacanza in Umbria, mi ha sorpreso.
Metteva sotto la maglietta lo straccetto della mamma, per lui come la copertina di Linus, e mi sfidava a chi aveva la pancetta più grossa.
Era una bella gara, che cercavo di far vincere a lui, naturalmente.
Potrebbe essere una gara sportiva da proporre alle prossime Olimpiadi?
