Ohibò, almeno questo!


Ohibò, le cifre dei contagiati virali sono ogni giorno in salita, mentre al contrario gli indici delle borse scendono ancora di più.

Dopo clamorose sonate di molti anni fa per nonno Talpone la borsa è solo quella che usa al supermercato e si accontenta di vivere della sua pensione, sempre la stessa da vent’anni.

Ma basta la salute, non è vero?

Ohibò, adesso gli hanno severamente proibito di uscite di casa, nemmeno il giro della piazza può fare, soprattutto da quando è inciampato nel suo bastone da alpinista.

Ora può solo scendere in cortile per depositare i sacchetti dei rifiuti nei vari bidoni colorati.

Ha strappato l’autorizzazione di poter scendere in cantina a prendere qualche vasetto di conserva e le bottiglie di vino.

Laggiù lui scruta i suoi scaffali di legno dove le bottiglie vuote, lavate e religiosamente coperte da una cuffietta di carta, stanno rapidamente crescendo di numero.

Nonno Talpone è veramente preoccupato, il suo fidato vignaiolo del Piemonte non può arrivare con i rifornimenti necessari, così pure l’amico gentile di Valdobbiadene con il suo prezioso carico .

Lui conta le bottiglie piene,  annota, confronta e sospira.

Ohibò, ormai ne ha solo 176.

C’è la farà a resistere fino al termine della pestilenza?

Ohibò, non uscire di casa va bene, ma per lottare contro il morbo lasciatemi almeno il bicchiere pieno!

Ohibò, almeno questo.

Notizie di cronaca cittadine


Lo so, è severamente proibito uscire di casa, lo ripete la televisione e il web, niente più incontri con gli amici per un pranzo conviviale o per una partita di burraco, frenetica emozione da pensionato.

Lo so, è pericoloso, ma nel suo piccolo, anzi nel suo mondo minimo, anche nonno Talpone è un audace trasgressore per natura.

Così, indossato il piumino sopra uno strato di tre maglioni, guanti di lana, scarponi da neve, con il viso coperto da un lungo sciarpone e il cappello calato sugli occhi, verso mezzogiorno, l’ora più calda, lui esce furtivo dal portone di casa, come un ladro nelle notti più buie.

Ecco, nella strada quasi deserta lui compie lentamente il giro della piazza e va a salutare il suo amico della bancarella dei libri usati.

Un saluto, un’occhiata attenta ai volumi esposti e poi la mezz’ora di conversazione sulla storia della Grande Guerra, sulla vita di montagna e i ricordi dei recuperanti, un mondo misero e sconosciuto.

Per prudenza ormai si salutano alla tanzaniana, piede contro piede alzato.

Questo porta ormai qualche rischio per l’instabilità delle sue vecchie gambe, così ora usa il suo bastone di montagna, con il puntale ricoperto di gomma per lo schiocco con il piede del giovane amico .

Nonno Talpone si chiede cosa succederà quando per caso  incontrerà una  vecchia conoscenza,  anche lei curva sul proprio bastone.

Prevede già la notizia di cronaca:

” Vecchi amici si incontrano dopo tanti anni e si prendono a bastonate.   Intervenuta  un’ambulanza per i soccorsi.

Ignoti i motivi dell’accaduto, la polizia indaga”.

 

Accetto il rischio


Stiamo attraversando un periodo che farà storia, ve ne rendete conto?

Come quello di vent’anni fa delle torri gemelle di New York o la crisi petrolifera dei primi anni 70 del secolo scorso.

Ricordo bene, perché io già c’ero cari ragazzi, la città buia senza lampioni accesi, in giro a piedi o in bicicletta come in tempo di guerra, perché io c’ero anche allora.

Passerà anche questa, solo che molti anziani ci metteranno la pelle, con evidente beneficio per l’Inps che piange sempre miseria.

Nel caso di nonno Talpone, che viaggia verso gli 80 anni, significa una probabile mortalità in caso di virus del 10% , che salirebbe al 50 % se avesse tra gli 80 e i 90 anni.

Così assicurano gli esperti.

Lui, imperturbabile, proclama ad alta voce che se lo fanno arrivare verso i 100 anni accetterebbe il rischio di decesso per virus anche del 95%.

Chissà se il Fato accetterà la scommessa.

Saluti virali


Sono anch’io preoccupato, ma senza panico, in questo agitato periodo e annoto ogni giorno i dati dei casi conclamati di Corona virus, dei guariti e dei decessi.

Ma il sentimento prevalente è la curiosità per il comportamento umano dei miei connazionali, amici e parenti compresi.

La conclusione è sempre questa : siamo un popolo esuberante, chiassoso, furbescamente sciocco e irrazionale, sommersi come siamo da un clamoroso vociare di cifre, analisi contradditorie e confusi proclami politici.

Eppure a ben guardare nei giornali e sul web vi sono dati e analisi corrette.

Fino alla settima settimana dell’anno gli influenzati sono stati 6 milioni, quelli da virus 4000.

I decessi per comorbilitá 8000, per il virus 200.

I dati aumentano ogni giorno, ma ma la preoccupazione resta una sola, contenere la diffusione del Corona virus per non collassare gli ospedali..

I medici ripetono che è necessario stare a casa se si é anziani, non affollarsi in gruppi, non sconfinare dalle zone a rischio.

Risultato : fughe nelle seconde case in altre regioni, assalto ai supermercati per fare enormi scorte, il precipitarsi su auto e treni per andare nelle città del centro sud ancora relativamente immuni.

Basta, ora finisco le prediche inutili sulla nostra mancanza di senso civico ( ahi lontana Inghilterra e Norvegia ! ).

A nonno Talpone è piaciuta la novità del nuovo saluto della Tanzania, conosciuto anche come cinese ( ma nel Paese di Mao non si usa più il pugno chiuso?).

Ieri quando ho visto i nipotini l’ha voluto provare, alzando un piede e strofinandolo con quello del giovane, con suo evidente ironico piacere.

Ormai anche loro sono cresciuti, approdati da poco  all’adolescenza i baci e gli abbracci li riservano alle ragazzine, non più ai genitori e ai vecchi nonni.

 

 

 

Dal paese delle nevi


Ultimo giorno che passerò in questo fantastico paese, dove tutto è regolato, codificato e fatto con il buonsenso ( anche grazie ad una marea di petrolio).

La popolazione è gentile, ci sono cartelli gialli sul coronavirus nei ristoranti, ma nessuno porta la mascherina antigermi, gli italiani sono considerati come qualsiasi turisti, senza agitazione, fobia e irrazionalità.

Il paesaggio alle Lofoten e’ incredibilmente selvaggio e magico, mi aspetto di vedere spuntare un troll o uno gnometto dietro una nera scogliera coperta di neve.

La nostra guida locale è un genovese brillante che vive in Norvegia da trent’anni ed è felice, salvo un rimpianto per il buon vino e gli ingredienti per preparare un pesto decente.

Da quello che leggo in Italia siamo ancora al delirio della peste nera medioevale.

Ma nessuno conta le centinaia di ammalati di influenza e i morti di polmonite in queste settimane ?

No, ormai solo chiacchere sul morbo giallo, con una contabilità frenetica.

Vorrei rimanere qua in Norvegia per qualche mese ancora, fuori dalla pazza folla.

Domattina all’aeroporto chissà se mi metto a tossire, mi terranno con loro?

Una mattina di sole


Quando mi sono svegliato questa mattina fuori era diffusa la prima luce del giorno, poche auto, un cielo grigio, Milano pareva indolenzita e impaurita sotto l’effetto dell’influenza cinese.

Mi sono poi ricordato un personaggio di un libro , forse un ragazzo, che quando apriva gli occhi al mattino era felice ed esclamava :” Un altro giorno di vita, è meraviglioso !”

Un ottimismo solare, spontaneo, che spesso anch’io dimentico.

Mi sono alzato, il gatto mi aspettava nel corridoio per avere la sua ciotola di carne ed era parimenti felice.

Il ricordo di quella frase, in quel libro di cui non ricordo il nome, mi ha sorretto e accompagnato in queste prime ore.

Dalla finestra mi accorgo che ora il sole è alto e splendente.

Sembra che domani la Norvegia ci possa accogliere per la visita alle selvagge isole Lofoten.

Preparo calzettoni, mutandoni di lana, guanti, maglioni e resto indeciso tra la mia cuffia con il pon pon e il colbacco russo con la stella rossa, ricordo di una vacanza in Russia trent’anni fa.

Regalatevi un sorriso.

La colonna infame


Vicino a piazzale Loreto all’inizio del secolo scorso sorgeva una chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto, poi demolita, di cui rimane nella vicina piazza Durante una colonna di pietra con statua della Madonna, dopo aver lasciato il nome al grande incrocio circolare prospicente la casa che nonno Talpone abita quasi dalla nascita.

Pensavo a quella colonna e ai ricordi della manzoniana Colonna Infame dopo aver ricevuto una telefonata dall’Umbria.

” Ciao, cosa fate ancora a Milano, ho sentito che quel terribile virus cinese ha infettato la città, scappate via per favore!”

” Veramente si è avuto un contagio a Codogno, una cittadina del lodigiano distante 60 km da qui.”

” Meglio essere prudenti, scappate finché siete in tempo !”

” Non ti preoccupare, tra pochi giorni partiamo in volo per un’isoletta rocciosa al nord della Norvegia, non credo che là vi siano problemi, in ogni caso ritornerò in Umbria subito dopo.”

“Quando?”

” Tra una decina di giorni, arriverò con l’auto di vecchi amici che abitano nelle sacre terre di Valdobbiadene, patria del salutifero Prosecco, la medicina serale per la mia prostata.

Ci incontreremo alla stazione di Padova e al ritorno mi fermerò là per rivedere la cappella degli Scrovegni.”

” Per carità, anche a Padova c’è la peste, cioè il virus cinese, non lo sai ?”

Insomma, sembra che la salvezza sia o su una piccola isola rocciosa delle Lofoten o sulle verdi colline della Valnerina.

Tenendo conto della munifica scorta di prosciutti, salsicce e bottiglie di rosso Montefalco nella cantina umbra, non credo che avrò dubbi nella mia scelta.

PS

Il pezzo l’avevo scritto venerdì mattina quando si era verificato solo il caso di Codogno.

Purtroppo, come prevedibile, i casi si sono moltiplicati e aumenteranno nel futuro.

Cresce la paura e l’isteria collettiva, anche se il tasso di mortalità è forse minore di quello dell’influenza stagionale.

Oltre i parenti umbri, che ormai mi pregano di non tornare da loro, ora ci sono anche degli Stati che negano l’ingresso agli italiani del nord.

Niente Inghilterra, niente Umbria, nonno Talpone però può scendere ancora in cantina dalle sue bottiglie.

Loro non sono isteriche.

 

Ricordi della campagna


Dopo due settimane in Umbria nonno Talpone è tornato nella grande metropoli lombarda.

Se aveva pensato incautamente di potersi godere un periodo di oziosa pace tra il caminetto acceso e la poltrona personale a dondolo, leggendo i libri recuperati nelle sue librerie di campagna, si è dovuto amaramente ricredere.

Pranzi e cene pantagrueliche con i vari parenti locali, muratori e operai con ruspe, cemento, blocchetti e travi di legno l’hanno coinvolto giornalmente.

Solo in una mattina plumbea si era scatenato un diluvio d’acqua, da lui felicemente goduto dalla finestra, con alle spalle il calduccio dei tronchi di quercia fiammeggianti nel camino.

Ora la pace è ritornata in città, come ricordo delle attività campestre si è ritrovato un’ernia ombelicale da operare quanto prima.

Lui e il gatto guardano il traffico dalla finestra, si stringono al calorifero facendo le fusa, anche se fuori il sole splende, in questo febbraio pazzo, che troppo anticipa il calore primaverile.

Puzz, bimba fantasma


Da molte notti il vecchio nonno dormiva in un lettino della camera dei bimbi, lontano dalla sua camera matrimoniale .

Era stato relegato là, in fondo al corridoio, perché sembra che lui russi assai, russi troppo per la moglie che, per quanto leggermente sorda e con i tappi di cera nelle orecchie, non riesce più a dormire con lui.

Nonno Talpone non si lamenta troppo, il lettuccio gli sta un poco stretto, ma con piumino e coperte sta al calduccio e può fingere di essere ancora quel bambino di tempi lontani.

Certe notti il suo gatto Coccolone lo viene a trovare, salta sopra il letto, gironzola, cerca un posto morbido e gli si acciambella contro.

L’altra notte il nonno si era coricato tardi ma non riusciva a dormire, le abbondanti porzioni di  tiramisù che aveva  divorato a cena gli ballavano  nello stomaco e non lo facevano dormire.

Nel buio della notte, ad occhi spalancati, ad un certo punto sentì come un fruscio, un tremito dell’aria e percepì un chiarore spettrale sullo sfondo della parete.

” Coccolone sei tu? – chiese tremante.

Un movimento improvviso e un grigio lenzuolo oleoso sfiorò la sua rotonda calvizie.

” Chi va là ? – balbettò tremante.

Gli rispose una risatina beffarda ed argentina e qualcosa di lieve gli si posò al fianco.

” Oh ! Ma sei un uomo anziano ! Non aver paura, sono Puzzilla, una bimba fantasma, mi diverto a spaventare gli uomini perché sono cattivi, come il papà che è scappato via e non mi vuole più bene, ma tu devi essere un nonno.

Veramente il mio nome sarebbe Giulietta, ma mi piace correre tra i prati fangosi, intrufolarmi nei solai e cantine polverose, rovistare delle cucine a cercare avanzi di pizze, gnocchi al ragù e polpette con il kechup .

La mamma mi rimprovera perché sporco sempre il lenzuolo, lei è una fanatica della pulizia, la chiamano ” Chiara che più pulito non c’è !”

Nonno Talpone pensò che quella monella fantasma era veramente buffa e simpatica, anche lui era sempre sbadato e si macchiava i vestiti con le macchie più strane.

Puzzilla, Puzz per gli amici, chiaccheró senza fine, agitandosi, facendo capriole e volteggiando nella stanza.

Nonno Talpone ascoltò beato i suoi racconti divertenti, sprofondando poi in un profondo sonno.

Ma il suo russare da trombone fece allontanare perfino Puzzilla,  la ridente bimba fantasma.

Penso che ogni sera, nel buio del dormiveglia, aspetterò sempre il suo ritorno, fiducioso e sereno, come in quelle notti lontane, quando le speranze erano tanti pacchi colorati di regali da scoprire.

Segue

Casi clinici


Giorni fa ho acquistato un curioso libro dell’ Adelphi, ” L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello “, autore un certo Oliver Sacks, a me sconosciuto.

La copertina era graziosa e il titolo intrigante.

La lettura delle prime pagine mi ha fatto capire che non era un libro umoristico, si trattava invece di un famoso testo di neuroscienze degli anni ottanta che descriveva alcuni  casi clinici seguiti dall’autore, un medico specialista.

Sinora ho provato una profonda compassione ed empatia per i due personaggi descritti, mista all’usuale  distacco che si presenta quando si prende in mano questo tipo di libri.

Avventure paurose, disgrazie, calamità, drammi umani che ci coinvolgono, ma sono anche visti con distacco, in quanto riguardano gli altri.

Diciamo la verità, questi i libri si leggono sdraiati su una poltrona, alla sera, al calduccio, con una copertina sulle ginocchia, con un buon bicchiere di vino.

Se non sono troppo truci poi si va a letto senza particolari preoccupazioni.

Però stamattina mia moglie mi ha chiesto di accompagnarla al supermercato.

Girando tra i vari corridoi delle scaffalature per due volte ho avvicinato  delle signore che avevo scambiato per mia moglie.

In seguito mentre ero chinato nel vano frigo per scegliere lo yogurt preferito ho intravisto alle spalle una signora che mormorava ” Dove sarà il bagno?”.

Al che mentre ero chinato nello scaffale inferiore del frigo ho detto ad alta voce ” Vai pure al gabinetto cara !”

Purtroppo ho realizzato che non si trattava di mia moglie e forse potevo aver capito male la frase mormorata dietro di me.

Gli esempi citati nel libro mi sono esplosi davanti, sto scoprendo di essere diventato anch’io un possibile caso clinico.