DEPRESSI NATIVI


Non ricordo da quanto tempo non riesco a parlare con il mio vecchio amico nonno Talpone.

Forse da prima delle vacanze natalizie.

Ho l’impressione che sia passato un periodo avvolgente e tumultuoso, iniziato quasi subito il ritorno dall’Umbria con la vecchia auto famigliare, che poteva ben assimilarsi ad un ‘autobotte per il trasporto dell’olio pregiato, quello appena spremuto dal raccolto invernale in Valnerina.

A Milano l’incontro con la grande famiglia allargata, due figli con rispettivi coniugi e nipotini, la grand-mère affannata e gioiosa a trafficare in cucina, i fratelli quarantenni che scherzavano tra loro con battutine e dispetti da bambini, i nipotini di quattro e sei anni scatenati nel loro magico mondo d’infanzia, con il rapito entusiasmo per la moltitudine di regali ricevuti.

Bellissimo, coinvolgente, faticoso.

Incontro e convivenza famigliare intrigata anche da un morbo influenzale di provenienza inglese, con effetti di rigetto e dissenteria che hanno messo a dura prova la disponibilità dell’unico bagno per otto persone, colpendo fortunatamente un membro alla volta.

Forse nonno Talpone richiedeva una convivenza più calma e raccolta, forse sta invecchiando male.

Recentemente si sorprende spesso a fissare il vuoto per un lungo periodo di minuti, senza alcun pensiero logico, solo sospeso in brandelli di immagini scomposte e parole appena formulate.

Per ricrearsi giorni fa l’anziana coppia Talpone e Istrice si è recata al cinema di zona per assistere alla proiezione di un film francese sconosciuto, Amour.

Bellissimo, recitato magistralmente da Trintignant e dalla moglie Riva, sequenze e pause registiche da maestro.

All’uscita, nel buio gelido della sera, mano nella mano, lui ha chiesto ansiosamente “ Cosa faremo noi ?”

Lei sicura e sbarazzina “ Non fare l’idiota, vedremo. Ora godiamoci la vita.”

Appunto.

Questo è il problema dei depressi nativi.

IL RE MIDA


Il rito angoscioso del ritorno in auto dall’Umbria, con la macchina stracolma di lattine e boccioni d’olio appena spremuto, filoni di pane casareccio, formaggi, salumi, panetti di panpepati, giochini e regali di Natale, questa volta si è concluso felicemente.

A casa nostra abbiamo trovato la famiglia dei Promettenti Avvocati, con un nipotino, lo Scoiattolino, il secondo arriverà stasera dalla casa degli altri nonni.

Stanchi sì, carichi di bagagli, ma con un’ulteriore quantità di valigioni e sacche di vestiti portati dai nuovi arrivati, che gioiosa confusione !

L’appartamento degli Avvocati è in ristrutturazione, devastato, sventrato, secondo oscure direttive di un architetto che farà spostare muri, porte, stanze e aprire vani segreti del sottotetto.

Per un lungo periodo, uno, due mesi, la famigliola sarà profuga, accampandosi a rotazione nelle case dei nonni.

Beata baraonda!

Stanotte l’ho passata senza incubi e alle sei del mattino mi rigiravo nel letto, febbrile, come da bambino quando aspettavo che ci si potesse alzare per scoprire i regali di Babbo Natale.

A colazione eravamo a tavola tutti insieme, che meraviglia stare accanto al nipotino e divertirlo con storielle sulla scuola.

“ E’ vero che la maestra vi costringe a mangiare tutto quello che c’è nel piatto ?”

“ Ah sì, è vero …”

“ Ti ricordi la filastrocca di Sega Segola che ti cantavo da piccolo, dondolandoti sulle ginocchia? Se non mangi la minestra, patapunfete, la maestra ti butta giù dalla finestra!”

“ Ma no, dai nonno!”

“ Ma tu portati un pentolino termico  con gli gnocchi al ragù. La “ schiscetta “ come i muratori, in fondo anche voi siete lavoratori della mente”

“ No, non possono mettere nella cartella nemmeno una bottiglietta d’acqua – interviene mamma Tuttopiede.

“ Un bambino l’aveva chiusa male e ha bagnato tutti i libri – precisa lo Scoiattolino.

“ Allora tu portati la bottiglietta del vino dei bimbi, quello fatto con le visciole da nonna. Se si rovescia avrai i tuoi libri color rosso ciliegia, che bello! – insinua quell’incosciente di nonno Talpone.

“ Niente vino dei bimbi! E tu finisci il tuo latte! – intima il Promettente Avvocato, nonché severo padre di famiglia.

“ Basta latte, non lo voglio ! – piagnucola lo Scoiattolino.

“ Ma come, non sai che dentro il latte c’è anche l’oro, il prezioso metallo dei pirati, quello che voleva ad ogni costo il re Mida ? – inizia il nonno porgendo la tazza al piccolo.

“ Chi era il re Mida ? – fa lui, bevendo dalla tazza.

“ Allora, c’era una volta un re molto avido, che non si stancava di voler altre ricchezze … – continua a raccontare il nonno.

Il latte è stato bevuto, tutti si sono affrettati a vestirsi e uscire, per andare alla scuola e al lavoro.

Il nonno li ha salutati dalla porta, agitando la mano un poco commosso, poi si è domandato “ Ma nella leggenda Mida era proprio un re ?”

Ora sfoglierà i libri della sua biblioteca, di storie ne conosce tante, ma la memoria comincia a fargli brutti scherzi.

RISVEGLI DEL MATTINO


Che fortuna ! Ritornata l’elettricità, nella prima mattina dell’altro giorno era arrivato l’idraulico che aveva subito cambiato il manometro del bombolone, dopo un paio di ore si era vista l’autocisterna che aveva scaricato il gas GPL, la caldaia aveva ripreso a funzionare a regime, calore, cibi cotti. La civiltà è una vera meraviglia.

Abbiamo avuto inviti a pranzo e cene da vari parenti, ieri sera una cugina ci ha offerto una “ cosetta alla buona “ , giusto per fare “ due chiacchere “, secondo lo stile umbro.

A Londra o a Cambridge si sarebbe trattato di un tè con biscotti, magari anche quattro cruditè, forse una fettina di torta acquistata al supermercato.

Qua in Valnerina invece la conversazione è stata accompagnata da fette di pane casareccio tostato con salsiccia calda sciolta sopra, bruschette grondanti di olio appena macinato, anche con spinaci all’aglio, vassoi di grosse mozzarelle con fettoni di pomodoro, prosciutto crudo tagliato a mano, sopressata appena confezionata dal macellaio del paese, carciofi e funghetti all’olio, salamini, piccoli pani impastati con lo zafferano.

Poi ovviamente si è andati sul sodo, un bel piatto di risotto con pisellini fini e parmigiano.

Per farla breve: spezzatino con patate, verdure cotte miste, insalatina riccia, frittata di dodici uova alta come una torta, ripiena di pecorino e verdure cotte, formaggi vari, dolcetti alla panna.

Quando siamo usciti fuori la temperatura era meno cinque sotto zero, le auto non si aprivano per le serrature bloccate, ma  noi eravamo ilari, ottimisti e beati.

Tornati a  casa, accoccolati in due poltrone davanti al fuoco scoppiettante del camino ci siamo gratificati con il bicchierino della staffa e poi a letto al calduccio sotto il piumone.

Tra le sei e le sette di stamattina sono uscito dall’ultimo sogno, diciamo brutto sogno, meglio chiamarlo l’ultimo di una serie di incubi.

Non riesco a capire, da ragazzo e in gioventù i miei sogni erano sempre bellissimi, colorati, aerei, popolati da giunoniche donne bionde e generose.

Magari con amari risvegli conseguenti.

Ora da anziano è tutto il contrario: incubi di notte, anche se con dolci risvegli a fianco della mia bella.

Con la conseguenza che stamane sono uscito da letto raggrinzito, freddoloso, con il catarro e un inizio di raffreddore.

Una corsa ciabattando al bagno, un lavacro freddoloso e rapido, indosso la vestaglia pesante e via in cucina per la preparazione del tè e del caffè.

Apparecchio per due, dopo una mezz’ora scende le scale tranquilla ed emettendo lunghi  sbadigli lei, l’Istrice Amorosa.

“ Come va cara, hai dormito bene? – chiedo premuroso.

“ Benissimo, ho avuto caldo stanotte, ho buttato via le coperte – fa lei stiracchiandosi.

“ Ma come, io sentivo freddo, se lo sapevo mi sarei avvicinato per farmi scaldare – insinuo ammiccando.

“ Non ci provare nemmeno, voglio dormire in pace – precisa lei in tono serioso.

“ Scherzavo via, certo che quarant’anni fa eri tu la freddolosa che mi chiedevi un caldo abbraccio … bei tempi ! – sospiro , con gli occhi sognanti.

“Ah che lagna, ti ripeti sempre !- comincia ad infervorarsi lei.

“ Beh io ho avuto una serie di incubi. E tu? – mi affretto a domandare, cercando di sviare una piccola tempesta mattutina.

“ Stavolta ho fatto un sogno strano, la maestra accompagnava a scuola un figlio, ancora piccolo, con la sua auto; io doveva seguirla con la mia, ma mi accorgevo che non c’era più, me l’avevano rubata. Cercavo un cellulare per chiamarti o per chieder soccorso, ma anche la borsetta era sparita. Mi trovavo in un paesetto buio e sperduto, mi incamminavo per la strada e incontravo un pazzo esagitato che urlava e minacciava …”

“ Finalmente un incubo anche per te – la interrompo per congratularmi – e poi, poi cos’altro ti è capitato ? Ha cercato di strozzarti, è arrivato un lupo, è caduto un fulmine, cosa è successo, dai, racconta”.

“ Oh niente, io ero tranquilla, per esperienza so come comportarmi con i pazzi. In seguito è tornata la maestra con il bambino e insieme siamo andati a scuola. I miei sogni finiscono sempre bene “.

“ Comunque cara zucca – prosegue lei serafica – penso che dovresti mangiare meno alla sera, ricordati dei tuoi diverticoli. Da oggi ti metto a dieta, niente vino e liquori, e due belle patate lesse a cena”.

E io ingenuo che pensavo di essermi ormai risvegliato dagli incubi.

IL PIONIERE


Quando si sposa una donna attiva, intelligente, irrequieta, agitatissima per mille impegni che lei si assume, anche se nessuno glielo chiede in modo esplicito, si viene di conseguenza travolti da certe frenesie che sono estranee alla nostra intrinseca costituzione.

Anche se la cosa può riservare sorprese inaspettate, che sono il condimento della vita.

Nonno Talpone, ormai guarito dai suoi piccoli malanni, si stava crogiolando a Milano in compagnia dei suoi nipotini, incontrando i vecchi amici, leggendo ed eseguendo con timido fervore gli esercizi sportivi imposti ( quelli stile soft per la quarta età, gli over 65 ), quando è stato trascinato in Umbria dalla sua Istrice Amorosa.

“ Ma le previsioni del tempo segnalano pioggia, maltempo e temperature a zero gradi – si è lamentato lui pretestuosamente, dopo aver consultato il suo amichetto bianco, l’Android  multifunzione, che tra l’altro ha spesso avuto il suo punto debole nelle previsioni meteo.

“ No zucca mia – ha precisato lei in tono che non ammetteva repliche – bisogna scendere in Valnerina a raccogliere le olive, farle macinare e acquistare l’olio che serve per i tuoi figli, l’amico commercialista, il dentista, la vicina che ci offre la damigiana di Barbera, il medico della mutua e anche coso, come si chiama … insomma bisogna andar giù in auto, niente storie.        E poi voglio rivedere le mie gattine, così carucce, tesorini miei … se avessi un giardino o un terrazzo le porterei tutte a Milano “.

In questo senso lui pensa che è fortunato ad abitare da più generazioni in un appartamento al terzo piano senza ascensore e con balconi che non arrivano a due metri quadri.

A Talpone piacciono i gatti, ma è anche geloso dello sviscerato amore per i felini di sua moglie, vorrebbe essere il solo amato bene, come in una foto che lei gli scattò più di quarant’anni fa, sornionamente sdraiato in poltrona con una lavagnetta in mano in cui era scritto con un gessetto “ Gattus Poeticus “

Bei tempi di amore travolgente, di liriche poetiche languidamente scritte, di esposizioni di neoavanguardia pittorica in giro per l’Italia.

Ora si è solo nonni, ma questo tuttavia non si può negare che lo riempie di soddisfazione e di felicità matura.

Bene, ora sono arrivati nella loro casetta tra i boschi, le montagne intorno a loro sono coperte di neve, le piante hanno lasciato a terra cumuli di foglie marce, c’è un freddo umido che intirizzisce ed entrati in casa scoprono che il riscaldamento non funziona.

Per colpa di un manometro guasto Talpone nell’ultima visita locale  non si era accorto che il bombolone esterno di GPL era ormai completamente vuoto.

Niente gas per la caldaia dell’acqua calda e del riscaldamento, niente gas per scaldare un tè, per poter cucinare, visto che anche il microonde si è improvvisamente guastato.

Hanno acceso il camino, caricandolo di pezzi di legna che per fortuna il nonno aveva prudentemente accumulato, hanno scovato una vecchia stufa catalitica che funziona con una piccolo bombola autonoma e hanno tratto fuori dall’armadio uno scalda materasso elettrico per poter dormire al gelo.

Talpone ha provato a suggerire di poter usare il riscaldamento corporeo come si usava in gioventù, ma subito zittito si è adeguato ai ritrovati moderni, accontentandosi di condividere un robusto bicchiere di grappa.

Ieri il generale prussiano, quello che ha felicemente sposato tanti anni fa, ha imposto la raccolta delle olive quindi, armati di scale, rete e pettini giallo canarino, hanno iniziato il loro lavoro tra il vento gelido che smuoveva i rametti delle piante.

La numerosa gatteria ha partecipato alla festa, ammirando l’operosità dei lavoratori e giocando a palline con le olive che rotolavano nella rete.

Nonno Talpone, dopo alcune smorfie ed imprecazioni, ha apprezzato questa esperienza da rude pioniere, cominciando a fantasticare una vita trascorsa in una capanna tra i boschi, con le candele, il braciere acceso e le patate cotte sotto la cenere.

Ieri sera è giunto improvvisamente un forte temporale, con tuoni e abbaglianti fulmini, la luce è stata tolta, come sempre avviene nelle frazioni sparse, così è stato accontentato nei suoi sogni avventurosi.

Il computer portatile aveva la batteria carica, così vi saluta da pioniere, per poco si spera.

IL CUCCIOLO


Uno o più giorni alla settimana noi nonni siamo incaricati di andare all’asilo e alla scuola elementare, per accogliere a fine lezioni i piccoli nipotini e accompagnarli poi ai campetti di gioco vicino a loro e infine a casa, fino al ritorno dal lavoro di mamma Tuttopiede.

E’ una missione piacevole e responsabile che ci dà la possibilità di chiacchierare e divertirci con i nostri piccoli uomini.

Nonno si affanna a raccogliere caramelle gommose e liquirizie varie da stipare nella sua scatoletta rossa di latta a forma di cuore, nonna prosaicamente corre dalla pasticceria egiziana sotto casa, per  acquistare un bombolone alla crema per lo Scoiattolino e un cornetto ripieno di cioccolato per il Polipetto.

Nonno è ansioso come al solito, vorrebbe arrivare almeno mezz’ora prima davanti al primo appuntamento dell’asilo, non si sa mai, cosa fare se si fora una gomma  o se si viene tamponati?

Per lui l’ideale sarebbe andare a piedi, per percorrere quel tragitto cittadino di tre chilometri di buon passo di marcia; non ci sarebbero pericoli di forature, al massimo si slaccia una stringa o si urta un passante nella fretta, “ Scusi, sa vado di fretta , mi aspettano i nipotini, arrivederci !”

E finalmente eccoli là tutti e due, per accoglierli festosamente a braccia aperte, stringendoli al petto per fargli capire che non saranno mai soli, spesso ruotandoli intorno come in una giostra, prima del rito delle caramelle e dei dolci preferiti.

Tra i vari bimbetti che si incontrano all’uscita da scuola nonno Talpone ha un suo preferito, un ciuffoletto di tre anni, dal faccino rotondo, i capelli a caschetto, due occhioni espressivi, muto e attento ad ogni cosa, attaccato come una cozza alla sua tata preferita.

Quando si incontrano loro si guardano e si capiscono al volo con un invisibile ammiccamento, come vecchi siciliani.

Il Cucciolo vorrebbe pescare una caramella dal magico scatolino di latta, come da anni fa il suo fratellino maggiore, naturalmente la riceverà subito, poi con gesto serioso restituirà la carta che la avvolgeva.

Giusto per fare qualche esercizio vocale e per dimostrare al pubblico che non è muto, certe volte mormora piano e contegnoso “ Camella …”, non è una richiesta, è una formale completamento dell’intesa.

Giorni fa l’ho incontrato nell’atrio antistante la scuola elementare mentre, stretti tra la folla dei parenti febbrilmente eccitati, si aspettava l’uscita delle classi di prima elementare.

Anche lui, avvinghiato alla sua tata, attendeva il fratellino maggiore.

Consegnata la “ camella “ d’obbligo, nonno Talpone l’ha sollevato in braccio chiedendogli se voleva vedere dall’alto l’uscita degli scolaretti.

Il Cucciolo gli ha concesso benevolmente questo onore, poi stranamente ha iniziato a parlare.

Che cosa si sono detti?

Curiosi !

Hanno parlato di astronavi da costruire con gli scatoloni di cartone che ingombrano la sua nuova casa dopo il trasloco, di casette con il tetto verde e le finestre rosse e viola, per garantirgli un riparo tutto suo.

Ad un tratto, mentre lo sollevava più in alto della sua testa, sentendosi osservato, Talpone si è girato, trovandosi a lato la legittima mamma che li guardava con un misto di incuriosito timore.

Nonno Talpone avrebbe voluto rimetterlo a terra per consegnarlo alla madre, ma il Cucciolo si teneva ben stretto, orgoglioso di dominare il suo pubblico dall’alto, così quel nonno impiccione e impulsivo ha continuato a tenerlo teneramente sulla sue spalle, fino all’uscita degli scolaretti.

Avrà senzaltro sbagliato, ma sulla sua timidezza aveva vinto la gioia di essere in completa sintonia con il suo amico Cucciolo, che forse in futuro lo chiamerà “ Nonno Camella !”

JOLANDA


“ Nonno guarda, è il regalo che ci ha portato lo zio Federico, come aiutante di Babbo Natale !”

Appena aperta la porta nonno Talpone scopre che i nipotini stanno giocando ammirati con un enorme galeone pirata della Playmobil, sdraiati tra il corridoio e la sala della loro casa, quella degli avvocati di Wisteria Lane.

Lo zio è un amico di famiglia, ex compagno di lavoro di suo figlio, una persona amabile, dolce e gentile come pochi, giunto da Roma a Milano per una riunione di lavoro, con l’occasione ha voluto anticipare i doni natalizi.

Liberatosi in fretta della sua giacca a vento marinara color rosso pomodoro, il nonno si sdraia anche lui a terra per vedere da vicino lo stupendo galeone, osserva con occhio intenditore le velature, le funi, i paranchi, dà consigli sulla disposizione dell’equipaggio e mette un piccolo mozzo sulla coffa in cima all’albero più alto per avvistare in tempo i nemici.

Però occorrono altri navigli, rovistando nella camera dei bambini si recuperano in fretta altre due feluche minori, due barchette a remi e un piccolo gommone in cui mettiamo un vigile per dirigere il traffico.

Non si trova invece il veliero che il nonno aveva regalato loro due anni fa, quello che ballonzolava sulle sue ruote per simulare le onde marine, dotato di una capace stiva per i tesori.

“Dov’è il nostro vecchio galeone ? – domanda allo Scoiattolino.

“ Eh … Papà l’ha regalato all’asilo, io gli avevo detto di no, ma lui l’ha portato via lo stesso – piagnucola amareggiato il piccolo.

Questo fa arrabbiare seriamente il nonno, oltretutto con quell’acquisto al grande magazzino gli avevano consegnato, forse per sbaglio, dieci tagliandi di una lotteria, non aveva vinto niente come al solito, ma in compenso aveva ricevuto dieci SIM telefoniche da tre euro, iniziando così la sua avventurosa esperienza con tutti gli operatori telefonici nazionali, che con straordinarie offerte promozionali per cambiare gestore gli hanno via via consegnato decine di bonus gratuiti fino a duecento euro, fino a collezionare quattordici SIM per undici cellulari ( sic !).

Una numerosa flotta nell’appartamento può forse sembrare ingombrante per la mamma Tuttopiede che deve mettere in ordine casa, ma via, noi siamo pirati, abbiamo le nostre esigenze.

Quando potremo da grandi ci compreremo una casa dei giochi tutta per noi.

Comunque ci arrangiamo con i navigli che restano, scegliamo gli ometti, le armi, proviamo i cannoni a elastico.

E i tesori ?

Già, le piccole casse di plastica con i dobloni dipinti ci sono, ma i piccoli vogliono monete vere.

Si accontentano degli spiccioli del nonno, per fortuna aveva il borsellino pesante e soprattutto hanno sorvolato sulla mancanza di monete d’oro.

Abbiamo gattonato tra le varie stanze, spingendo i nostri velieri, lanciando urla di guerra e cercando anche di far ragionare il Polipetto, che a quattro anni ad un certo punto voleva far volare in alto il suo galeone pirata.

“ Non è giusto ! Devi stare a terra! – si lamenta il fratello più grande.

“ Ma io l’ho visto fare a capitan Uncino – piagnucola l’altro.

“ No guarda, semmai era Peter Pan, ma quì non abbiamo Campanellino, quindi tutti a terra, ma ora ho le ginocchia rotte, non si può giocare con gli aeroplanini o fare dei bei disegni seduti al tavolo ? – azzarda speranzoso nonno Talpone, alzandosi a fatica, con le articolazioni intorpidite.

Nonna Istrice si propone come valida sostituta e manovra il suo vascello, ma sul suo legno integra la ciurma con due pupazzetti dalle forme inequivocabilmente femminili.

“ Non è valido ! Non ci sono le donne pirata ! – strilla il purista Scoiattolino.

“ Beh non è vero, lo dice anche il tuo libro dei pirati, ti ricordi ? – afferma pacioso il nonno – E poi rammento benissimo, da piccolo leggevo del Corsaro Rosso, di quello Verde e di un libro sulle avventure di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero.   Li ho ancora in cantina.  Salgari docet !”

I piccoli alfine accettano il  parere del nonno e le battaglie continuano tra urla e proclami di abbordaggio.

Nonna Istrice, seppure senza il vocione del marito, si sta comportando bene, tra scontri, lancio di cuscini e rovesciamento di navigli.

Il gommone del solitario vigile di Pisapia viene ignorato completamente, il traffico delle imbarcazioni è impazzito, come i questi giorni di pioggia e di scioperi dei trasporti pubblici.

Nonno Talpone, seduto su una sedia, ammira il gioco e guarda amorevolmente la sua Istrice, scarmigliata e vociante.

Bisogna riconoscerlo: sembra proprio la sua eroina di un tempo, Jolanda, la spavalda figlia del Corsaro Nero.

LEZIONI DALLA STRADA


Bisogna ammetterlo: questi extracomunitari non conoscono il codice della strada.

Siamo tutti fermi davanti al semaforo rosso ed eccone uno di loro che attraversa la via, sgusciando tra le auto, senza aspettare il segnale verde.

D’accordo, anche qualche italiano ora lo fa, soprattutto giovani donne, scommetto che non sono del nord.

Quando invece devono attraversare le strisce pedonali li vedi indecisi e intimoriti sul bordo del marciapiede, non osano attraversare.

Per fortuna quando ci sono io, con l’esperienza dei miei anni, gli faccio vedere come si fa: cipiglio duro, sguardo fisso e truce verso la corsia di marcia, discesa lenta ma costante dal marciapiede e , facendo segno di seguirmi agli indecisi, li guido fino a metà corsia, per ripetere la stessa operazione dall’altra parte di marcia e portarli in salvo sul marciapiede opposto.

Certo qualcuno non rallenta e allora, calcolando con la prontezza di un torero, volteggio a lato e lancio sonori improperi e insulti a quei delinquenti che non si sono fermati.

Le urla hanno anche una funzione liberatoria e poi fanno allegria sulla strada.

Per ora nessun automobilista si è fermato poco più avanti per ribattere, ci mancherebbe altro, le mie esternazioni sono sempre avvenute quando sono in numerosa compagnia.

Stamane, mentre andavo al vicino mercato ambulante di via Padova, vedo davanti a me la solita vecchia zingara accosciata a terra, da professionista dell’elemosina, che tenta di intenerire i gonzi.

Rallento per ammirare la sua recitazione e mi sorpassa un uomo di mezz’età, giubbotto malconcio e pantaloni sformati, dai capelli crespi, che si ferma presso la vecchia, si china, scambia due parole, getta qualche monetina e si allontana.

Incuriosito lo seguo, mi affianco, lo guardo: è un arabo di quelli che cercano di rifilarti ombrelli, scarpette e giochini cinesi di pessima qualità.

“ Scusa amico – gli dico gentilmente in tono paterno – guarda che quella è una professionista dell’elemosina, magari hai più bisogno te di lei”

Lui si gira, mi guarda con un viso mite e bonario e risponde gentilmente “ Non so, magari aveva proprio bisogno di un’offerta, chi lo può sapere?”

Poi si è voltato e quasi scusandosi si è allontanato.

Facendomi sentire un verme.

Aveva ragione mio padre buonanima, non si finisce mai di imparare.

LA CURA


Sono giornate di luce breve e di pioggia sottile e insistente, giornate di doloretti, raffreddori e stanchezza.

La moglie ti impone diete leggere e pillole ignote, forse antibiotici.

Ci si sente flaccidi, svogliati ed assenti.

Andare dall’amico medico per una cura ?

Suvvia ormai ti conosci abbastanza vecchio nonno Talpone, la tua cura, le tue necessità sono giochi e allegria sconsiderata con i bambini.

APPUNTI SPARSI


Ricordi, immagini, frasi, pensieri.

Affiorano all’improvviso, si espandono lucidi, brillanti come sgargianti bolle di sapone … poi esplodono con un flop.

In questi giorni si accumulano le mezze pagine compitate in fretta, quando posso, ma non ne trovo il senso.

Santo Talpone  aiutami tu, sono sprofondato nelle ripetute abitudini di ogni giorno, fammi divertire o arrabbiare ancora.

I frizzi, le fantasie brillanti richiedono la tenace fatica di inseguirle subito, notte o giorno che sia, lasciando anche il letto caldo, il libro che stavi leggendo, le piccole comodità e gli altri impegni.

La pagina scritta è un’amante esigente e permalosa, ogni incostanza o presunto tradimento scatena la sua vendicativa scomparsa.

Pertanto non so, care amiche ed amici, se bastano le mie scuse per la mia assenza dal blog, ma vi prego, accettatele senza troppa insofferenza.

Scusate, mia moglie mi chiama.

Si, ho capito, vuole che esca ancora per andare al supermercato per fare la spesa.

Va bene cara, ma non è troppo presto per acquistare la farina 0 e 00 per preparare i ravioli di Natale ?

Povera piccola, devo caricarmi dei borsoni, sono il suo uomo di casa.

D’accordo, anche l’olio di mais, si, non mi sbaglio questa volta.

Come ?

Anche l’olio d’oliva dalla cantina per la salsa verde, sì lo so, è stata colpa mia di farmi regalare quel grosso mazzo di prezzemolo dal mio amico ambulante, quello del Bangladesh con sei figli, sai mi chiama sempre zio, quasi quasi penso di esserlo diventato, speriamo che non ci invitino per i matrimoni di tutti quei bambini.

Va bene devo uscire signore e signori, non ho mai avuto amanti e penso di aver poca fortuna anche con quella di fantasia.

PICCOLI MIRACOLI


Sono più di due settimane di naso a fontanella, mal di testa, catarro, dolori alla schiena e lagna lamentosa che affliggono nonno Talpone e i pochi sfortunati che gli stanno intorno.

L’Istrice, da poco ritornata, è dotata di pazienza infinita e ora gli ha somministrato gli antibiotici, facendogli riprendere i sensi.

Perché, ammettiamolo, è sempre spiacevole diventare vecchi, gli uomini poi, forse perché non sono coinvolti dal trauma del parto, il dolore vero proprio non lo sopportano.

Non consola abbastanza il leggere libri truci su crudeli prove di sopravvivenza nei lager e nei gulag, di naufraghi che stentano su isole deserte o gialli tenebrosi che descrivono serial killer maniaci, no, basta un dolorino all’anca e subito il mondo crudele ti crolla addosso, solo su te, sfortunato Giona biblico.

Nonno Talpone non solo si sente depresso e accidioso, ha assunto la viziosa abitudine di consultare ogni dieci minuti le eventuali mail che potrebbe aver ricevuto, nessuno gli scrive ovviamente, talvolta sente un trillo emesso dalla sua bianca tavoletta magica, guarda subito speranzoso, per scoprire che si tratta solo della pubblicità di una banca o dell’offerta scontata di voli natalizi verso mete lontane .

In tanta miseria spicciola ieri l’Istrice, avendo completato la sua relazione, gli ha improvvisamente chiesto di poter leggere il blog.

“ Veramente eri così impegnata, credevo non ti interessasse, poi tu mi sgridi perché non vuoi che si parli dei fatti di famiglia !”

“ Dai, fammi vedere, su zucchino …”

Nonno Talpone le ha porto la sua lavagnetta bianca, quella che ormai porta sempre con sé, come uno scolaretto con il suo portafortuna, lo apre sull’ultimo post e lei lo legge con il suo grazioso nasino a tre centimetri di distanza.

Comincia a ridacchiare, emette dei buffi “Ih!  Ih !”, un singulto, gli occhi le si inumidiscono, piange e ride simultaneamente, facendo traballare lo smartphone davanti al viso.

Nonno Talpone la guarda, ogni volta stupito e ammirato, ogni volta la riscopre buffa e bellissima, si perde nella visione di questa ragazza che l’ha fulminato in un remoto passato, un affascinante animaletto speciale.

Dimentica ogni cosa, immerso in uno di quegli strani miracoli che talvolta possono accadere a tutti nella loro breve esistenza.