Affannoso risveglio alle 6, l’uscita rapida e convulsa dai soliti incubi, un aereo da prendere domattina prestissimo in una città sconosciuta, ma con due trasbordi prioritari su un fiume e la quasi certezza di non riuscire mai ad arrivarci in tempo.
Poco prima nella notte un altro sogno: dei feroci assassini cercano di aprire la porta d’ingresso che gli ho appena chiuso addosso, nello stipite si vedono frammenti di dita che ostacolano la mia disperata difesa.
Vado in bagno, mi lavo le mani, strofino due dita bagnate sugli occhi, come quel lavaggio primordiale che rampognavo tanto ai miei figli, prima della loro affannosa uscita in ritardo per la scuola.
La casa è ancora addormentata, vado nella camera vuota dei miei bambini quasi quarantenni, ora adibita a studio, in coabitazione con i resti della loro presenza e i nuovi giocattoli dei nipotini.
Accendo il computer, su internet cerco inutilmente notizie sul blog di un’amica cara, scorro le novità dei giornali online.
Scossa di terremoto anche a Pordenone e a Belluno, un deputato neonazista in diretta TV scaglia un bicchiere d’acqua in faccia ad una collega dell’opposizione e picchia ripetutamente un’altra, il portavoce del Vaticano che richiede il rispetto delle loro prerogative sovrane in relazione alla denuncia di raccolta di fondi da parte del boss mafioso Mattia Denaro ( nomen omen ), Perugia ovvero il paradiso perduto in mano alle gang del narcotraffico.
Queste e altre notizie non sono una serie di incubi, ma il buongiorno del mattino.
Sento movimenti nell’altra stanza, una tapparella che viene alzata, lo scroscio dell’acqua.
Poco dopo si affaccia la mia Istrice Amorosa, annuncia che è bollita l’acqua del tè.
Spengo il computer, mi siedo a tavola per la colazione, inserisco meccanicamente una bustina nella teiera, i tarallucci sono terminati, devo accontentarmi di insapori fette biscottate.
Telefonata d’auguri al piccolo nipote, il Polipetto, oggi compie quattro anni, gli canto “ Tanti auguri a te !” lui ricambia il motivetto con la sua vocetta deliziosa e inizia un concitato discorso con parole smozzicate e accavallate, assolutamente incomprensibili.
Manca il fratellino maggiore che solitamente fa da interprete, così mi riduco a pronunciare a caso “ Bene, bravo, proprio così” per non deluderlo.
Appare alla porta la mia Istrice, ben vestita, truccata, con borsetta e portacarte in pelle ripieno di appunti.
“ Ma dove vai, cara ? – domando incuriosito.
“ Mannaggia, te l’ho detto cento volte, devo tenere una relazione a questo convegno europeo, lo sanno tutti, è anche scritto sul calendario appeso alla porta della cucina, non ti ricordi mai niente, sei una disperazione !”
“ Ma non torni a pranzo ?”
“ Non credo proprio, sono cose lunghe, ci sono i dibattiti, le richieste di chiarimenti, beh, adesso ho fretta, ciao !”
“ Ma di cosa parlate al convegno, demenza senile, Alzheimer, assistenza ai disabili, rieducazione motoria ?”
“ Home care – precisa veloce e se ne va, decisa, battagliera e sicura di sé, la mia piccola prussiana.
“ Home care ? – ragiono perplesso – assistenza nella casa ?”
Vorrei tanto essere assistito in questo grigio mattino milanese, anche da un bambino.



