LAVORO E PRIGIONE


E’ venuto a casa un tecnico per cambiare il contatore della luce, ora sarà elettronico e il rilievo dei consumi avverrà direttamente dalla sede.
Non ci sarà più il letturista, quello che ti entrava in casa con pila e matita per scrivere su un faldone di carta.
Nonno talpone segue i suoi movimenti, a lui piace assistere al lavoro degli altri, affermando in buona fede che lo fa solo per imparare.
Intanto inizia a parlare, come fanno tutti gli anziani,  racconta di quando era bambino e vedeva entrare il gasista, di solito un uomo grosso, con enormi baffoni, che chiedeva un imbuto e una bottiglia d’acqua per controllare il contatore vicino alla cucina, un apparecchio grosso e panciuto come un barile.
Il tecnico, un ragazzo di una trentina d’anni, si stupisce di questo racconto, lui vive in un mondo completamente diverso, elettronico.
Nonno talpone, bonario e paterno, gli chiede se sia dipendente della società elettrica, se è a contratto determinato o se fa parte di una cooperativa di lavoro.
Il ragazzo dice che fortunatamente lui è stato assunto in via definitiva da una società che effettua in appalto questo lavoro per conto della grande società elettrica.
Lui lavora, ma il padre no, a 57 anni si trova da tempo licenziato, non sa come pagare il mutuo di casa e come arrivare ad aver diritto a suo tempo a una pensione decente.
Nonno talpone rimane male, lui in pensione c’è arrivato da 10 anni, seppur faticosamente anche lui, però si vergogna di non avere queste preoccupazioni, si sente un privilegiato.
Le disgrazie degli altri sono sempre un dolore anche per noi, si vorrebbe aiutare, ma se si può fare qualcosa per il singolo, non si riesce a risolvere il problema generale.
Per questo azzarda : “ Forse le cooperative di lavoro preferiscono i più giovani “
“No – dice l’altro – sembra che adesso le piccole aziende preferiscano assumere i detenuti, lo stato paga la metà dello stipendio e dei contributi, con un risparmio notevole per loro.
Conosco molte ditte che usano squadrette che sono in parte composte da detenuti in permesso diurno. Condannati per furto, omicidio, anche ergastolani.
Mio padre che ha sempre lavorato, è stato onesto, non ha mai preso nemmeno una multa è a casa disperato, senza lavoro.
Forse gli conviene andare in banca a fare una rapina. Se va male poi può aver diritto a un lavoro con contributi per poi poter andare in pensione.”
Ha finito e il tecnico va via, nonnotalpone non ha saputo rispondere, né obiettare.
Non sa nemmeno se scrivere questo post, che gli sembra not politically correct .
Sa solo che  la situazione odierna è ben misera.
Pensa anche che i più grandi ladri e imbroglioni non solo non vanno in galera, certo non hanno problemi di lavoro, ma hanno pure importanti incarichi istituzionali.
Come quell’uomo che, portato all’impiccagione per omicidio, nel salire sul palco della forca disse : “ Ne ho ammazzato uno, se ne scannavo diecimila o più sarei portato sul trono. “
 

NON BISOGNA ESSERE RAZZISTI


Alcune notti fa mi ero improvvisamente svegliato alle tre, forse avevo caldo.
Ero rimasto a letto cercando di riaddormentarmi, ma senza risultato, la mia mente continuava a pensare a fatti e storie che si formavano spontaneamente in una serie di post.
Al quinto della serie non ho resistito, mi sono alzato e mi sono messo a scrivere in cucina nella mia agendina.
Le storie mi uscivano dalla penna con gran facilità, come se si raccontassero da sole.
Dopo due o tre ore mi bruciavano gli occhi e fui costretto a smettere.
Dopo colazione nella mia mente si formavano altre storie ancora.
Delirio postomane ?
Sarebbe stato meglio prendere un sonnifero, direte voi.
Questa è la soluzione più semplice e logica, ma nonno talpone non è forse né una cosa né l’altra.
Da quando avevo iniziato un mese fa a scrivere queste brevi annotazioni sul blog, i famigerati post, questa smania di narrazione è venuta crescendo con  ritmo preoccupante.
Avevo mandato subito una e-mail all’artefice primo di questo pasticcio, mio figlio Martello di dio, chiedendo un suo parere.
Avrei anche scritto alla mia mamma/figlia/nipote virtuale Elasti, ma avevo timore di disturbarla, è sempre impegnatissima e le mancavano proprio i rovelli di un vecchio nonno talpone.
Martello rispose subito, lui sembra che abbia l’iphone attaccato al cervello “ Papà preoccuparsi no, se ti senti continua pure così, d’altra parte che tu sia un tipo strano lo sapevamo tutti “
Strano a me ?
Io mi considero un tipo normalissimo, scherziamo ?
Credo di essere un onesto e timorato cittadino, un po’ grigio, insomma un tipo comune.
Ero allarmato, così telefonai al mio vecchio amico d’infanzia, emerito psichiatra e chiesi un urgente incontro con lui.
Gentilmente fui ricevuto subito.
All’inizio, preoccupato per la mia salute, fece alcune domande, chiedendo di un eventuale uso di farmaci, se avevo mal di testa, capogiri, ansietà o problemi gravi.
Spiegai la mia situazione, no, non usavo farmaci, tutto a posto, salvo questa mania di scrittura.
Lui mi chiese se bevevo alcolici .
“ No – risposi io – solo uno o due bicchieri di vino ai pasti e, certe volte, un grappino.  Aspetta, no – precisai – adesso preferisco un bicchierino di bourbon americano.”
“ Vai tranquillo, va bene così,  non bisogna essere razzisti. “

FALLO PER NOI


Nonnotalpone e’ preoccupato.
Lui e’ un vecchietto che si interroga e si stupisce di tutto e di tutti, che ha un caratteraccio, ma in fondo un cuor d’oro, che sente le notizie alla radio e le legge sui giornali e poi si fa coinvolgere, forse troppo.
Per esempio non ha mai creduto ad una certa signora dall’aria distinta ma arrogante, che organizza padiglioni nelle piazze,  forniti di calciobalilla e videogiochi per dimostrare le sue capacita’ amministrative.
Quando poi per rafforzare tale pretesa mette delle tavolate nelle strade del centro, facendo servire da camerieri in marsina dei calici di vino ai milanesi di passaggio, penso, come tutti quelli che hanno un minimo di dignita’, che la sua presunzione non abbia limiti.
I milanesi come nonnotalpone amano il buon vino, da bere con gli amici o con gli altri alle sagre di paese, ma non si fanno abbindolare come allocchi, non sono ospiti di programmi spazzatura televisiva.
Lui e’ pero’ rimasto colpito dalla notizia dell’arresto del direttore del Fondo Monetario, tutt’ora in galera nonostante il suo potere, i grandi avvocati, le indubbie pressioni diplomatiche del suo paese.
Nonnotalpone si e’ chiesto cosa succederebbe se il nostro rappresentante istituzionale andasse a New York per qualsiasi ragione attinente le sue funzioni.
Poverino, lo sappiamo che la carne e’ debole, magari non riuscirebbe a convincere i giudici americani che, come in Italia un terzo delle donne se le e’ “ fatte “ e due terzi glielo chiedono  continuamente, lui, ingenuo, forse pensava solo di essere cosi’ fascinoso anche in quel paese, novello Rodolfo Valentino, anche se in misura mignon.
Come farebbero poi i suoi amichetti, avvocati e consiglieri a tirarlo fuori ?
Difficile far credere che anche negli Stati Uniti tutti i magistrati siano comunisti.
Nonnotalpone e’ giustamente preoccupato da questa ipotesi.
L’unico modo per rasserenarlo e sciogliere i suoi dubbi sarebbe quello di convincere il grande leader a recarsi subito a New York, magari nello stesso albergo di Manhattan e far cosi’ tornare il buon umore ad un povero pensionato e a molte persone ugualmente preoccupate.
Dai forza, fallo per l’Italia, fallo per noi, per favore.

IL CAMPEGGIO


Drin,drin “Pronto, ciao papà,come stai ?”- è l’avvocato che chiama sul cellulare.
“ Bene, bene, cosa fanno i miei piccoletti ?”-risponde nonnotalpone tutto felice.
“ Benissimo, c’è la mamma ?”
“ No, è fuori per tenere una lezione da qualche parte, ma torna stasera. “
“ Dovevo chiedere una cosa, richiamo io. “
“No, scusa, dimmi pure, sono curioso, se posso essere utile…”
“ No, non importa, è una proposta che devo farle per i bambini.”
“ Beh parla, posso decidere anch’io, poi le riferisco.”
“ Ma no, devo proprio parlare con lei, se può tenere i nanetti.”
“ Insomma, io allora non conto proprio niente. Certo che posso tenere quelle anime candide. Sempre e ovunque. Dunque dimmi come, dove, quando.”
“ Pensavo che a parte la settimana di mare che farete con loro a luglio, forse anche prima della campagna a Terni, si potrebbe portarli in campeggio al mare, in un posto vicino.”
“ Certo, bellissima idea, dunque, senz’altro andiamo noi quattro maschietti.  La tenda a casetta grande che usavamo tanti anni fa no,si impiegava mezza giornata a montarla.  Quella canadese che avevo da ragazzo no, era troppo piccola, era per una persona e mezzo, inoltre dovevo sempre tenere fuori i piedi.   Dovrei averne una a igloo che avevo comperato anni fa, era un’occasione del discount, l’ho da qualche parte in solaio.   Con l’altra che avevi tu potremmo fare un accampamento di due o tre tendine. Tipo villaggio indiano.    Pensa che divertimento.   Poi ho una canoa gonfiabile su cui disegnare il teschio dei pirati e …”
“ Papà io devo lavorare, ciao, sentirò la mamma.”
Chiude la conversazione sul punto più esaltante e nonnotalpone si perde a pensare al divertimento della Piovretta  che stacca da terra uno ad uno tutti i paletti delle tende vicine.
Al ritorno a casa dell’istriciotta lui cerca di riferire la proposta ricevuta, è agitato, con decine di idee geniali.
Ma la prussiana precisa “Per me va bene, voi andate in tenda.  Ma io e Tuttopiede, la moglie dell’avvocato, se veniamo, stiamo in un buon albergo.”

DUE ANIMALETTI BUFFI


Nonno talpone è arrivato a Milano con il suo valigione pesante, lo zaino che scoppia e un mazzo di rose spaiate, colte nel giardino per la sua istrice prussiana.
Lei lo ha accolto con un sorriso timido, una carezza lieve sul suo testone pelato e ha detto “ Ma come, hai di nuovo sbattuto la testa, cos’è questa ferita ? “
“ Non è niente, niente, sono così felice di essere tornato a casa con te “ si schermisce nonno talpone.
Piccoli rabbuffi, qualche brontolio, piccole schermaglie, quasi a voler nascondere la gioia di essere di nuovo insieme.
Siamo due animaletti selvatici, timidi e scontrosi, che in questi quarant’anni che vivono insieme, loro così diversi ma complementari, certe volte si feriscono leggermente con parole sbadate, uscite fuori senza che se ne accorgano.
Per un poco si confrontano con rabbia, poi si guardano stupiti di quello che è successo, quasi impauriti, si sorridono e si prendono per mano, così felici che tutto sia passato.
Non trovano nemmeno le parole adatte, ma nei loro occhi tutto è già detto.
Siamo il nonno talpone e l’istrice prussiana, due vecchi animaletti buffi, nella grande città di Milano.

LE VACANZE SONO FINITE !


Ho pulito il bagno, lavato i piatti, spazzato il pavimento, riempito un valigione con un’enorme quadro di porcellana, regalo della zia ceramista per le nozze di mio figlio, il martello di dio, pigiandoci insieme un filone di pane sciapo ( senza sale ) di 4 chili e due capocolli di 3 chili, come ordinato da mia moglie, l’ istrice prussiana, un paio di scarpe da pioggia pesanti di riserva ( non aveva mai piovuto, ma non si sa mai ).
Poi ho preparato la spaghettata per i gatti, arricchita di due belle fette di arrosto, come regalo di addio per la mia partenza.
Infine ho mangiato anch’io, erano le 10 di sera.
Ho dovuto forzarmi a finire le due bottiglie di Sangiovese e di Prosecco già iniziate, non potevo lasciarle andar male.
Ricontrollo le chiavi, i telefonini, i libri, le agende nello zaino.
Quasi sto dimenticando di scrivere il post serale, non posso deludere mio figlio, il beneamato Martello di dio, può essere capace di telefonarmi di notte per chiedere spiegazioni.
E’ mezzanotte, anche questa è fatta, sono soddisfatto.
Salgo in camera da letto, decido di mettere la sveglia sul cellulare per le 3.45 di mattina, il treno partirà alle 5.10, dovrei farcela.
Mi sveglio di colpo, guardo l’orologio, sono le 3.
Mi chiedo cosa può succedere se l’allarme non dovesse funzionare, purtroppo avevo dimenticato di predisporre qualche altra sveglia per maggiore sicurezza.
Dovrei scendere le scale e cercare nello zaino gli altri cellulari, ma non me la sento, il letto è così confortevole.
Ma se perdo il treno ?
Scenari apocalittici, mia moglie mi aspetta, magari ha preparato un pranzo speciale per me, forse può aver programmato di andare al cinema nel pomeriggio.
Tengo la luce accesa e controllo ogni tanto l’orologio.
Mi consolo, in fondo unpoco ho dormito, la Montalcini in un’intervista ha affermato che tre ore di sonno le erano più che sufficienti, poi andava in laboratorio per le sue ricerche.
Comincio a fantasticare : quali ricerche scientifiche potrei iniziare ?
Non ce la faccio più.
Sono le 3.40, mi alzo inizio a rifare il letto per bene, come il mio istrice desidera.
Improvvisamente si sente il trillo del cellulare, allora funziona !
Lo ringrazio, il fedele vecchio Nokia da 30 euro, bravo, bravo !
Scendo di sotto, mentre preparo il tè ricontrollo tutta la stanza.
Un tarallo, mezza tazza di tè, poi fuori a caricare l’auto.
I gatti mi aspettavano, miagolano e mi si stringono attorno.
Ma come, avevano già mangiato quattro ore prima, hanno già fame ?
Poi ricordo la cena speciale e quindi ritengo che abbiano diritto ad un bis.
Salgo in auto, sto per partire, no, ho dimenticato la bottiglia di tè bollente per il viaggio.
Mi ricordo in tempo delle forme di pecorino umbro nel frigorifero, le recupero e le metto in un sacchetto termico con un panetto di ghiaccio.
Sempre più in fretta infilo insieme tutto quanto nello zaino, è pieno da scoppiare, forzo le cerniere, è fatta.
No, ultimissima cosa, con le cesoie taglio una serie di steli con boccioli dai rosai dal giardino di casa: rosso rubino,viola,gialli, bianchi, rosso cardinale, screziati.
Li lego in un mazzo e lo avvolgo nella carta bagnata, sono per la mia istriciotta.
Di corsa giù per i tornanti verso la stazione, per fortuna non c’è nessuno.
Arrivo al parcheggio, chiudo l’auto e mi affretto verso il treno.
Sistemo tutto nello scompartimento vuoto.
Sono quasi felice, guardo l’orologio, il treno patirà tra mezz’ora, bene, ce l’ho fatta.
Poi penso, povera mia Istrice Prussiana, il marito itorna, le tue vacanze sono ormai finite !

IL BICCHIERE MEZZO VUOTO


Confesso: sono un pessimista di natura.
Sono fatto così, forse per i problemi che ho avuto nella mia infanzia, i lutti che l’hanno accompagnata, la gioventù problematica, fino all’incontro con la mia Dulcinea del Toboso.
Una vera fata che mi accompagna e mi sopporta  sin da allora.
Lei è un’ottimista, anche se ha avuto un’infanzia  di sofferenza e di lotta molto peggiore della mia, è socievole con tutti, disponibile, realista ed efficiente di fronte a ogni problema.
Dice sempre “ la vita è bella, bisogna goderla” e intanto lavora, corre, si impegna, si fa coinvolgere da tutto e tutti, sempre in movimento come un’ape laboriosa.
Lei è quella bel bicchiere sempre mezzo pieno, io quello del mezzo vuoto, anzi proprio vuoto.
Forse per questo siamo compatibili.
Questo non vuol dire che io sia sempre a piangere su me stesso, è solo un atteggiamento di fondo che uno ha e che deve solo imparare a conviverci,  magari riderci sopra.
Un esempio minore di questa insicurezza si manifesta quando parto per il solito viaggetto a Terni o a Londra.
Entro in agitazione, non dormo bene la notte precedente il viaggio, compilo lunghe liste di oggetti da portare, liste che poi perdo o dimentico da qualche parte.
Le ultime due ore prima della partenza è un continuo aprire e chiudere lo zaino ( il mio strumento di viaggio preferito ) o la valigia.
Avrò portato abbastanza telefonini, i vari alimentatori, i block-notes, le agende, le penne a sfera e le matite ?
Avrò abbastanza libri per il viaggio o la vacanza ?
Sarà meglio portare due lettori MP3 e due cuffie ?
Un’agitazione nervosa che so ridicola, sembra quella delle smanie della villeggiatura di Goldoni.
Poi ripenso quando vent’anni fa  con una borsetta di plastica a tracolla, che adesso conterebbe un portatile, partivo in autostop per girare l’Inghilterra e l’Irlanda, dormendo sul pavimento degli ostelli, mangiando pane e marmellata, quasi senza soldi.
Sorrido a questi ricordi mentre sto completando lo zaino per la partenza di domani.
Decido che sarebbe meglio metterci un altro libro, le due vecchie agende di appunti che ho trovato in libreria e un pacchetto di Daygum.
 Lo so già, poi dimenticherò sul tavolo in campagna le chiavi di casa di Milano.

IL FANTASMA FORMAGGINO 2


Solo nella casa di campagna, ho finito di mangiare un piatto di paella cucinato a modo mio, cioè con tutto quello che capita dentro la padella del preparato precotto.
M’illudo così di cucinare ed evitare di usare solo scatolette.
Mi guardo intorno nella stanza vuota, anche la musica del trio per archi di Schubert mi porta una certa melanconia.
Poi vedo una macchia scura sulla porta di fronte a me, metto gli occhiali e mi accorgo che è un pezzo di carta nerastra che penzola da una parte con un pezzo di carta adesiva trasparente.
Lo riconosco, è il Fantasma Formaggino disegnato dal mio caro Scoiattolino quando era qua in vacanza un paio di settimane prima.
Ricordo, gli adorati nipotini avevano ascoltato ancora una volta la storia del fantasmino pauroso, si erano divertiti e ora a gran voce chiedevano che lo disegnassi.
Così, da addetto contornista di disegni quale sono per bontà  loro, su due gran fogli di carta bianca disegnai la sagoma del lenzuolo del fantasmino, con due occhietti birichini e la curva sorridente delle labbra.
Poi in vena di generosità aggiunsi due braccia e due piedini che spuntavano in fondo.
Finiti e distribuiti i disegni i due bimbetti afferrarono le loro scatole di pennarelli per completare l’opera.
Il più piccolo, la Piovretta, dopo alcune linee tracciate a forza a caso pensò bene di cambiare occupazione e darsi allo smontaggio veloce di tutto quello che vedeva intorno a lui.
Il maggiore, lo Scoiattolino, con grande impegno cominciò a riempire la sagoma con una serie di colori intensi, marrone scuro, verde bottiglia, rosso amaranto, viola.
Il risultato finale era una forma che tendeva decisamente allo scuro, quasi un nero informe.
Completata l’opera lui la guardò attentamente, sembrava felice del risultato.
“ Non è troppo scuro questo Formaggino ? “ azzardai io.
“ No, è proprio così – pausa – è caduto nel pozzo nero ed è tutto sporco di cacca ! “
Questa parola proibita scatenò in lui una risata  gorgogliante senza fine.
Il fratellino smise subito  di rompere un giocattolo e si unì alla sua ilarità sfrenata, come quando di solito assiste ad un cartone animato di Pippo o Paperino.
Dopo un poco lo Scoiattolino ritagliò con cura la figura del fantasmino e, tutto soddisfatto,  lo incollò con un pezzo di scotch alla porta di ingresso.
Lo riguardo, a prima vista sembra proprio un qualsiasi pezzo nero di carta.
Ma noi sappiamo che lì sotto sorride il nostro piccolo eroe, uno di noi, il fantasma Formaggino dal cuore bianco, anzi candido.

AVEVO LA COSCIENZA PULITA


L’erba dei prati tagliata, la legna messa a posto bene, il mal di schiena garantiva che avevo lavorato sodo, secondo lei, la schiena intendo, questo voleva dire che non avevo più trent’anni, bugia, io stesso non ricordo mai la mia età, che ritengo elastica.
La conferma è arrivata stasera con una telefonata da Londra, il Martello di dio chiamava a rapporto.
Mi sono fatto un rapido esame di coscienza, dunque, l’erba era tagliata, i gatti nutriti, i rapporti con la moglie nella soglia della gentilezza, il suo vino inviato con corriere internazionale, mi sembrava di essere a posto.
“ NO – attacca lui – ma sei impazzito a scrivere su internet, nel tuo blog delle poppe delle gatte ? La campagna a Terni ti sta involgarendo, mettiti in carreggiata.”
Cerco di giustificarmi, era sua madre che chiedeva di vedere se la gatta allattava o no, io mi ero limitato a chiederglielo con le buone maniere, si l’avevo anche minacciata di non darle più gli spaghetti con carne se non mi riportava i cuccioli, ma poi le ho dato da mangiare lo stesso.
Anzi, nel mio ultimo pedinamento di Hilda, avevo avuto la fortuna di scoprire che li teneva nella vecchia legnaia, adesso facevo il servizio a domicilio per loro con ciotole a parte di spaghettata e acqua fresca.
“ Ci voleva poco a capire che li teneva là , scusa, era logico, ma comunque questi termini volgari non usarli più, hai visto i commenti sul blog ?”
“ No, non li ho visti, di solito c’è solo il tuo, non mi legge quasi nessuno”
“ Ecco, non c’era, quindi non va bene, capito ? E poi riporta indietro quel tuo e-book, ti sei fatto fregare dal commesso, fatti ridare i soldi, dopo ne cerchiamo uno buono qua a Londra, non devi comprare le cose senza dirmelo, capito ?”
Ho promesso che non lo farò mai più, intanto non capivo chi era il padre e chi il figlio.
Una cosa sapevo e ridacchiavo malignamente dentro di me, per fortuna tra poco sarebbe uscito dalla famiglia, non ero io il suo futuro compagno di vita, ora sarebbe toccato al suo fascinoso sposo, il Tasso o Badger irlandese.

LE POPPE DI MAMMA GATTA


E’ un vero peccato che oggi sia una giornata gelida e molto ventosa.
Anche la notte scorsa si sentivano sbattere i rami degli alberi vicino a casa.
Mi ero ripromesso di tagliare l’erba qua in campagna, avevo forse capito come far funzionare il decespugliatore.
Logicamente avevo guardato le istruzioni che erano allegate all’attrezzo, ma sembra riguardassero un altro modello, perché descrivevano dei pulsanti e manopole che non riescivo a vedere.
Forse la persona che aveva curato il libretto era in vena sadica, aveva litigato con il partner o i figli gli avevano ammaccato l’auto, non so cosa dire, la cosa che avevo in mano era differente.
Comunque smontando  un coperchio avevo visto dov’era il filo del carburatore, dio come sono intelligente, così inserendo un dito sul cavetto e tirando la corda mentre le altre dita della mano sinistra tenevano fermo a terra il decespugliatore, dopo vari tentativi e il dito medio lesionato e sanguinante ieri sera sono riuscito a far funzionare quel delinquente di attrezzo.
Per mezz’ora aveva rombato come non mai, l’avevo anche usato per provarlo, funzionava !
Ero così contento che l’ho messo via subito e sono andato a mangiare da mia cognata, l’artista ceramista, veramente brava nel disegno e nel modello di ceramiche, anche ottima cuoca, una persona squisita.
Stamattina avevo tratto fuori dal box gli attrezzi e gli indumenti adatti , ripassato il manuale utente, non si sa mai, poteva essere più chiaro, io sono una persona fiduciosa.
Il vento però era veramente gelido, i gatti dopo aver mangiato, con il pelo che si alzava per le folate improvvise, erano corsi via a cercare un caldo riparo.
Cosa fare ?
Ho deciso di seguire la natura, messo via tutto e mi sono rifugiato in casa, accendendo un gran fuoco nel camino.
Per tacitare la mia coscienza e le solite voci maligne che potrebbero insinuare che la situazione attuale è una scusa per non lavorare, i figli sono tremendamente pettegoli in proposito, preciso che ho continuato la lotta contro il nuovo net-book, cercando di installare o modificare i suoi programmi per renderlo più agile.
Ho mia moglie e qualche amico che mi chiamano quando sono in difficoltà con il computer, godo di buona fama quindi, di solito non vedono la spina o il cavetto che sono staccati, se i problemi sono più gravi chiedo alla ragazza del piano di sopra , è gentilissima, coreana, sorride sempre, il che mi autorizza a disturbarla, tanto più che è per fare un favore agli amici.
Però adesso sono a Terni, quindi penso  che alla peggio posso sempre andare al centro di post-vendita dell’ipermercato  dove conosco un ragazzo gentilissimo e competente in cose tecniche.
Dopo due ore mi rendo conto che il net-book è sempre lentissimo.
Il mio vecchio 486 che ho al piano di sopra andava meglio, purtroppo si deve essere ingelosito per il giovane concorrente, finge di non riconoscere più la chiavetta internet, eppure prima funzionava.
Gli altri esemplari che tengo negli armadi e sui tavolini del mio studio sono bellissimi, ma preistorici per usare internet.
In questa giornata fredda mi sento più isolato e depresso che mai.
Telefono a mia moglie, lei mi risponde rilassata e tranquilla, si, a Milano fa freddo, c’è vento, ha visto le amiche, prepara le sue lezioni sul computer (oh rabbia ), mi chiede notizie dei gattini appena nati.
Le dico che non li ho più visti, l’avevo chiesto anche alla madre, la Hilda rossiccia, niente, aveva finto di non capire.
L’avevo anche seguita quando si era allontanata tra le erbe del prato, giù verso il cancello, stando attento a non farmi notare, riparato a distanza dietro agli ulivi.
A un certo punto si era fermata su un piazzaletto che avevo zappato, io fermo e silenzioso che sbirciavo, lei si era guardata intorno, aveva annusato in giro, poi si era accucciata per i suoi bisogni.
Mia moglie, che è intelligente, mi  consiglia di guardare se Hilda aveva le poppe gonfie o no, nel primo caso vuol dire che non aveva allattato e che i gattini non c’erano più.
Preparo subito il cibo serale, le gatte sono corse fuori affamate, con il pelo rialzato dagli sbuffi di vento.
Posate le tre ciotole a terra  scruto Hilda.
Non si vede niente, non è come le femmine umane che il seno lo mettono ben in vista.
Mi inginocchio vicino ai piattini, tra lo sgranocchiare e biascicare rumoroso delle gatte affamate.
Hilda si gira più volte, sembra infastidita dal mio scrutare.
Vedo solo il lungo pelo del sottopancia, mi rendo conto che la gatta persiana rossa forse è un incrocio con un gatto persiano.
Allora mi sdraio a carponi vicino a lei, aggiustandomi gli occhiali.
A questo punto la gatta è veramente scocciata o spaventata, si gira di colpo e scappa via di corsa.
Non so perché ma, mentre cerco faticosamente di rialzarmi da terra, mi sento un po’ un guardone.
Ditemi, come si fa a vedere le poppe della mamma gatta ?