BON TON


Premetto che questa mattina lui è infuriato e accidioso come non mai, stanotte hanno avuto l’indecenza di richiamarlo a fare il servizio militare, inutilmente lui protestava, ripeteva che l’aveva già svolto ben due volte, cosa esagerata, strepitava che aveva ormai settantadue anni, anticipando di ben nove mesi il suo compleanno.
Niente da fare, quelli l’avevano caricato su un aereo con un variegato gruppo di persone per recarsi in zona di addestramento alla guerra.
Naturalmente questo era solo un sogno, un incubo di nonno Talpone, ma lui spesso tende a confonderli con la realtà, almeno fino a mattinata inoltrata.
“ Come stai ? Bene? Non sei cambiato per nulla !”
Ecco queste esclamazioni usuali di saluto quando incontra qualche conoscente gli danno profondamente fastidio.
Lui sostiene che sono frasi fatte, non interessa a nessuno come tu stia, anche se ti senti giù la risposta deve essere sempre “ Bene, diciamo benino, suvvia !”, altrimenti crei un fastidio, una richiesta di interesse dovuto che incrina l’incontro, tutto deve sempre andare bene, la gente ha fretta, ha già i suoi problemi, non vuole impelagarsi con altri fastidi.
Se tu fossi veramente ammalato o disperato andresti a suscitare un emotivo sentimento di compartecipazione e provocheresti dei momentanei sentimenti di tristezza, più o meno sinceri.
Null’altro – conclude nonno Talpone, sempre più cinico – fino alla tua conclusione finale, quella delle “ Condoglianze. Era così giovane ! In fondo era una brava persona. Però chi l’avrebbe mai detto !”
Poi si avrà il fastidio della partecipazione al funerale, la colletta per le corone, il riunirsi al cimitero, dove in compenso si incontrano molti amici e conoscenti pesi di vista da anni.
“ Dai sentiamoci ancora, non perdiamoci di vista !”
No, niente paura, si rivedranno senz’altro al prossimo funerale, se non sarà il loro.
Che dire della frase “ Non sei cambiato per nulla ! Ma come fai a mantenerti così giovane ?”
E’ particolarmente perfida e viene usata specialmente tra le donne con abbondante ipocrisia, come se alla mattina uno quando si va a lavare e si guarda allo specchio non notasse i propri cambiamenti, i gonfiori, le borse sotto gli occhi, le rughe e tutto il continuo sfaldamento del viso e del corpo.
Ti insaponi e ti sciacqui come per togliere quella patina, quell’offuscamento dell’immagine, usi creme, profumi, ti massaggi, ti riguardi e con un sospiro smetti di tormentarti inutilmente e te ne vai.
Forse ha ragione nonno Talpone, sarebbe meglio pronunciare un semplice “ Ciao !” sorridere, offrire un aperitivo o un caffè e poi, se l’altro lo richiede, porgere un orecchio paziente ai suoi bisogni di sfogo.
Questa è la teoria, il piccolo galateo ormai trascurato, ma poi spesso si ricade nell’uso comune e anche noi chiediamo in fretta “ Come stai? Tutto bene ?” senza aspettarti una vera risposta, anzi, nel caso, cerchi di rifilare i tuoi momentanei problemi all’altro, in una gara di reciproca sopraffazione.
Poi i ripetuti saluti e la promessa di incontrarci presto.
Uno penserà “ Che noioso, non la smetteva più di parlare di sé, è proprio un tremendo attaccabottoni !”
L’altro invece si lamenterà dentro di sé “ Che persona fastidiosa, vuol dire solo la sua, non ti ascolta, è proprio invecchiato, anche male direi !”
Per fortuna io e voi non siamo di questa specie, abbiamo un buon carattere e senso della misura, un innato senso del bon ton, non è vero ?
“ Bene, a proposito come state? Vi trovo meravigliosamente in gamba !”

FORSE DORME


L’urgenza provocata dalla vescica o dalla prostata che preme e richiede un immediato soccorso è un dato di fatto ormai consueto per gli anziani e nonno Talpone non sfugge a questa maledizione.
Alle tre o quattro del mattino questo bisogno impellente lo fa lasciare con acerbo fastidio il suo lettuccio caldo, i sogni o gli incubi interrotti e, in punta di piedi per non svegliare la moglie che riposa accanto a lui, lo fa correre in bagno, assonnato e vergognoso come quando era bambino.
Ora loro due posseggono due gatti, peloso regalo di Natale dei loro figli, o meglio i due felini li hanno presi a servizio con riconoscente condiscendenza, per cui nonno Talpone deve alzarsi con ogni cautela, estraendo da sotto il cuscino una piccola pila a stilo, cercando la strada nel buio e aprendo e chiudendo cautamente le porte della camera da letto e del bagno.
I suoi gatti infatti , se svegliati, comincerebbero subito a saltellargli intorno, miagolando con forza in tutte le loro varietà di toni, esigendo carezze e cibo.
Loro dovrebbero essere animali notturni, anche se di giorno sanno farsi ben sentire, con corse pazze, miagolii sfrenati, trascinando e rompendo ogni piccolo oggetto meritevole di divertimento e gioco.
Quando nonno Talpone ritorna cauto a letto con la sua piletta non solo trova le lenzuola gelate, forse è lui stesso completamente infreddolito, ma non riesce a riprendere il sonno interrotto.
Forse dovrebbe ricominciare con la cura preventiva delle abbondanti dosi di champagne prima di coricarsi, ma è troppo costosa per le sue finanze di pensionato e la mutua non gli rimborsa questa e altre specialità.
Così attende, sempre più nervosamente, sforzandosi di non pensare, cercando di rilassarsi e di calmarsi, rigirandosi nel letto per cercare una migliore posizione.
Niente da fare, ha provato ogni trucco, anche l’autoipnosi; in quei momenti però c’è una vocina mentale che gli riassume i fatti del giorno passato, crea varianti e storie, gli elenca eccitata situazioni curiose e imprevedibili, paradossali e divertenti.
Stanotte la vocina era molto loquace, ne ha descritte parecchie, in modo dettagliato e fluido.
Quando terminata una ne passava ad un’altra, il povero nonno cercava di ricordare la precedente, almeno un brandello, anche solo il titolo della storia.
Dopo un paio d’ore i suoi gatti si erano svegliati, con le unghie grattavano furiosamente alla porta chiusa della camera, si lamentavano, chiedevano anzi esigevano in modo perentorio coccole, attenzioni e ciotole di cibo.
Lui così si è alzato, ha indossato la pesante accappatoio di spugna, ha accontentato i micetti, è corso appena possibile al tavolo, ha afferrato carta e penna e si è trovato con il foglio bianco e la testa vuota.
Di cosa parlavano quelle storie da lui ascoltate nell’affannato dormiveglia, almeno qual’era un titolo?
Vuoto assoluto.
Nonno Talpone non ricorda più niente, zero, ha vuoto pneumatico.
Erano così belle, interessanti, le aveva trovate persino brillanti.
Di loro è rimasta solo la dolorosa mancanza.
Dunque lui si era alzato questa notte, questo è sicuro, la vescica o la prostata si erano fatte sentire come sempre, ma il suo cervello no, ora è assente, forse dorme, beato lui.

E IL MORIR MI E’ DOLCE PER LE TUE MANI


Capita talvolta di essere in giro con il nipotino maggiore, lo Scoiattolino di otto anni, per accompagnarlo al campo giochi o per passeggiare insieme.

La sua è un’età ormai quasi matura, in bilico tra l’essere ancora un bimbo e le curiosità, non dico dell’uomo, ma del ragazzo che scopre i temi della vita.

Eravamo al parco giochi io e lui, che si era arrampicato in cima ad un palo contornato da funi intrecciate, in cerca di equilibri instabili e visioni dall’alto.

Ad un certo punto si è voltato in giù verso me e ha chiesto a bruciapelo :

“ Nonno, tu credi in Dio ?  Pensi che Gesù sia esistito ?”

Nonno Talpone, come fosse con un adulto, gli ha risposto con meditata semplicità, esponendo le sue convinzioni, le sue titubanze, il suo poco sapere, perché quelle erano domande esistenziali su Dio e le sue manifestazioni che ogni uomo si è posto da sempre .

Il piccolo lo ha ascoltato attentamente per cinque minuti, poi ha esclamato :

“E ora io sono il capitano coraggioso con la spada e tu il mostro marino che vuole attaccare la mia nave, difenditi!”

In breve con una sciabolata decisa ha ucciso la creatura orrenda ai suoi piedi, lanciando un grido di vittoria.

E il morir m’è dolce per le sue mani.

PS

Ricordo ora i fatti avvenuti ai primi di gennaio e il post non era poi uscito perché in quei giorni erano avvenute le stragi di Parigi.  La concomitanza mi era sembrata tale da rendere impensabile il narrare la mia piccola storia.

E’ stato giusto lasciar sopraffare il nostro piccolo mondo quotidiano di affetti, gioie e avversità dalle tragedie del mondo?

AMICI INTIMI


Un mese fa mi avevano chiesto se non scrivevo più sul blog di nonno Talpone e la cosa mi aveva molto stupito, erano trascorse forse tre o quattro settimane e non me ne ero affatto accorto.
Mi ero quindi domandato se da anziani la sensazione del tempo dovesse essere così vaga e imprecisa.
Ricordo benissimo invece che ad inizio anno oltre al blog sui nonni volevo iniziarne un altro sulle sensazioni provate da ventenne per confrontarle con quelle attuali per un confronto e un dialogo, se mai potesse esserci.
Invece è calato un silenzio nebuloso.
Ancora giorni fa una lettrice mi aveva benevolmente richiamato alla personale testimonianza di pensionato e nonno settantenne nei confronti della vita di ogni giorno.
Forse sembrerà strano, ma personalmente ritengo di avere poco da dire, credo di essere svagato, noioso, brontolone e permaloso, niente di grave e patologico, sono solo uno come tanti, senza niente di interessante.
Solo che c’è un certo nonno Talpone, dentro e fuori di me, che risulta un fenomeno curioso e talvolta umoristico.
Ormai sono certo che qualcosa di simile alberghi vicino ad ognuno di noi, che possiamo chiamare come vogliamo, tipo nonna Bianca, zio Giovanni, Nick il dritto, Izzy dark lady e così via.
Basta solo ascoltarli e magari trascrivere i loro, i nostri pensieri, giusto per rileggerli con calma, magari sorridere di noi stessi, sopportarci meglio e condividerli .
Si tratta di amici intimi che non vanno trascurati, come purtroppo ho fatto io negli ultimi tempi, per non privarci di una piccola dose di buonumore e stupore per la vita, per guardarla più spesso con gli occhi curiosi di un bambino.
O di un nonno attempato e leggermente svanito.

DESIDERI DEI PRIMI DELL’ ANNO


“ Ecco, sono passati di qua !”
Ormai nell’appartamento milanese di nonno Talpone non ci vuole l’esperienza di un cacciatore indiano per riconoscere le tracce eventuali del passaggio di uno dei tre gatti palermitani che stanno infestando la casa dalla data del suo compleanno il mese scorso.
In bagno la cesta della biancheria rovesciata, i tappetini accartocciati vicino alla parete, in cucina i cuscini a terra tra mucchi di croccantini sparsi, ciotole d’acqua rovesciate, nello studio altri cuscini sparpagliati tra pezzi di carta e cavetti, in corridoio il telefono e il modem staccati per i fili troppo invitanti vicini ad una cesta da cuccia.
La camera da letto e la sala sono sempre con le porte serrate per evitare ulteriori danni.
Ma basta un ingresso socchiuso per vedere un guizzo felino fa cadere gli amati libri a terra e i vecchi tappeti del bisnonno ammucchiati in posizioni stravaganti perché sono un invito irresistibile a provare le unghie.
Sono le giovanili prodezze dei tre micini regalati a nonna Istrice da due figli sconsiderati.
Non sono mancate le proteste, i musi lunghi, i brontolii del padre; loro si sono scusati per l’incomodo dono, ma poi sono ripartiti uno per la Britannia e l’altro per una vacanza nel Mar Rosso.
Noi siamo rimasti qui, nel gelo delle stanze, perché il nuovo varco praticato nella porta finestra per l’uscita dei gatti non ha ancora una chiusura adatta.
Una sola persona è felice e incoscientemente beata, si tratta della moglie, un’ Istrice ringiovanita , novella mamma gattara.
Uno dei figli aveva detto: “ Pensa che volevamo regalarvi due grossi cani, così vi divertivate a portarli fuori mattina e sera, tanto non sapete cosa fare “.
Che pensiero affettuoso e gentile, i giovani pensano che i loro genitori siano ormai troppo vecchi, soli e senza occupazioni disponibili.
Nonno Talpone non avrebbe mai pensato di desiderare ardentemente di ritornare a lavorare ancora, persino sopravvivendo in un monolocale da single.
Dato che i sogni, anche se impossibili, sono ancora gratuiti, gradirebbe riavere i suoi vent’anni, brufoli compresi.

PRONOSTICI E VATICINI


Trascorsa la notte dei veglioni di capodanno, più o meno ripetitivi e riduttivi con il passare degli anni, ci attende il risveglio nella mattina del primo giorno dell’anno.
Non parlo di quello stato confusionale, con il mal di testa per le troppe libagioni della notte precedente, ma della spontanea ricerca di auspici per l’anno che si apre davanti a noi.
Sarà anche puerile, fideistico, ma come per gli oroscopi e le ingenue richieste di previsioni del futuro a cartomanti e astrologi, si tratta di un atto compulso rio e involontario che tocca a tutti noi.
Personalmente, fin dai più lontani ricordi di bambino, in questo giorno di primo mattino mia nonna e mia zia zitella, con cui la nostra famiglia conviveva in due stanzette dei primi anni del dopoguerra, appena svegliato mi invitavano insistentemente a guardare fuori dalla finestra, per scrutare se la prima persona che vedessi in strada fosse un uomo o una donna.
In quest’ultimo caso l’anno sarebbe stato colmo di contrattempi e sventure, ma nel primo caso mi attendevano ricchezze e felicità.
Forse il mio carattere pessimista nasce dal fatto che quasi sempre notavo donnette che si muovevano frettolosamente verso la prima messa mattutina.
Così è nata la mia debolezza in queste gelide mattine di scrutare ansiosamente fuori dai vetri e attendere il passaggio di una persona per riceverne gli auspici.
Ovviamente questo atto è una pura fantasia e illusione, tra l’altro dopo qualche giorno dimentico regolarmente l’esito del vaticinio e l’anno si consuma con i soliti alti e bassi della vita: gioie, risate, noia,dolori, arrabbiature, lutti e passioni d’amore.
Che ridicole sciocchezze !
Ma in vecchiaia sopravvivono ancora queste abitudini contratte da bambino che fatichiamo a confessare.
“ No, non te lo dico !”
Quel petulante di nonno Talpone mi pungola e insiste beffardamente per conoscere l’esito delle mia osservazione mattutina.
Ho taciuto e non voglio parlarne , perché è un tremendo pettegolo.
Sono perplesso, non andate a riferirglielo, perché stamattina, appena sveglio, tirata su la tapparella, ho visto due persone in abiti maschili che passeggiavano teneramente a braccetto, due amici, due amanti, due donne en travesti ?
Il destino resta sempre oscuro.

BUON NATALE SIATE BUONI SE POTETE


Il Natale è vicinissimo, ma le tre piccole tigri casalinghe mi tengono in uno stato di continua tensione, la batteria dell’auto è a terra, la doccia è stata rotta, non si da chi, le opinioni in famiglia variano tra la colpa di uno dei gatti e il suicidio del telefono doccia, aveva solo un anno di vita e forse era in crisi di pubertà.
E io pago, e io pago, come diceva quel comico, il conto del materassaio, del fabbro e del tecnico per lo scasso della casa in campagna, il saldo di IMU e TASI, poi ho avuto la TARI, gli ultimi regali e la multa dell’Agenzia delle Entrate.
Ah sì, resta ancora quel bonifico estero per la registrazione di Nonno Talpone.
E chi lo legge poi ?
Io, qualche membro della famiglia, degli amici.
Chi ha scritto per lui ?
Solo sei gentili signore: Luisa, Lori, Roby, Antonella, Patrizia, a cui il vecchio signore fa un leggero inchino ( la schiena è un tormento) e ringrazia di tutto cuore.
Però anche la mia tredicesima è alla fine.
E’ anche vero che vecchio brontolone e acido come mi ritrovo perdere anche il mio amico nonno e coetaneo forse è un errore.
E va bene è Natale, siamo buoni se possiamo, pagherò anche per te Nonno Talpone.
Tra pochi giorni arriverà il gelo a breve, ma le giornate si stanno allungando, siamo positivi e prepariamoci alla prossima primavera.
Auguri a tutti voi !

DOPO LE FESTE


Me lo sentivo, forse sono un poco stregone, mi capita di predire il futuro ( degli altri ) di prevedere l’esito di fidanzamenti e matrimoni, penso, purtroppo, per l’esperienza dell’età.
Così, nel giorno precedente il mio compleanno, mi sentivo un lieve prudore, una leggera angoscia, una piccola nuvola nera in arrivo.
Capitava anche da ragazzo, a scuola in quel fatidico giorno subivo sempre una spietata interrogazione o una prova scritta, inevitabilmente con esiti disastrosi, tanto che ben presto in quella data preferivo recarmi direttamente al bar vicino all’istituto a bere un paio di grappini per ammorbidire il prevedibile calcio nel sedere che mi spettava.
Venerdì 19 alle 6 del mattino mia moglie è uscita di soppiatto e insieme a mio figlio Avvocato, sì quello promettente, si è recata in un rifugio animali, tornando a casa con 3, dicasi tre, piccoli gatti, quale proprio regalo natalizio.
Nel mio appartamento di Milano, non a Terni, dove nella casetta nel bosco vivacchiano, all’esterno, oltre sette piccoli felini.
Amare gli animali è una cosa, convivere tra gli animali un’altra.
Uno si mangia il fegato, protesta per pretendere che gli altri chiedano il tuo parere sul modo di vivere la tua esistenza … ma forse sono tutte cose inutili e sorpassate.
La sensazione è che in definitiva noi non esistiamo per gli altri.
E’ Natale, dicono: auguri, pace e bene.
Ma dopo le feste …

CARO BABBO NATALE ( parte 1)


A passeggio con il mio Scoiattolino, mano nella mano mentre attraversiamo la strada.
“ Allora piccolo hai scritto a Babbo Natale ?”
“ Si certo, vorrei l’ufficio della Playmobil, la scatola con scrivania, scaffali, computer …”
“ Ma come, avevamo deciso per il villaggio indiano, quello con le canoe, tepee, pipe della pace .. anche qualche bandito per contrastare la cavalleria …pirati no, abbiamo già due vascelli, due barche d’attacco, persino una coppia di malesi con le katane.”
“ No nonno, vorrei proprio avere un ufficio come quello di papà.”
Eccolo lì, già rovinato e plagiato dall’infanzia, niente più sogni di avventure mirabolanti, tensioni, paure, scoperte. Un impiego seduto dietro una scrivania, magari uno stipendio fisso e la pensione sarebbe chieder troppo, però …
Però nonno Talpone si ricorda bene, fino a tredici anni ogni estate si rileggeva la serie completa di Salgari sui pirati della Malesia, che tempi lontani e perduti.

SHOPPING PER MARITI


Era un tardo pomeriggio uggioso e freddo, passato a leggere e sonnecchiare, la proposta della moglie di andar fuori “ per muoversi un poco “ gli era parsa ragionevole.

Ma una volta usciti dal portone di casa, invece di prendere la direzione delle periferie, come era solito fare in compagnia del suo vecchio amico, ora psichiatra in pensione, la moglie ha stranamente puntato decisa verso il centro, per sfilare nel Corso, ricco di luci, affollato  di persone, intasato di auto che a passo d’uomo intonavano canti natalizi con i loro clacson .

“ Chissà perché le donne sono così diverse da noi – ha pensato nonno Talpone – perdono il tempo ad ammirare borsette, vestiti, scarpe invece di cercare articoli di ferramenta, vecchie osterie, bancarelle di libri usati. E’ proprio un altro mondo alieno che sempre mi stupisce e incuriosisce.”

E’ iniziato così un lento slalom tra i vari negozi, quelli con esposizioni di scarpe e stivaletti di strane fogge con lustrini, fibbiette e accoppiamenti di colori; vetrine con solitari manichini drappeggiati con vestiti vaporosi e striminziti come si fosse ancora in estate; luccicanti interni con mensoline su cui borsettine dagli sgargianti colori erano appaiate ad enormi borsoni  ricoperti di placchette, laccetti e taschine.

Dopo il lungo assaggio delle vetrine esterne la moglie ha deciso di entrare in un grande emporio di vestiario in pelle e nonno Talpone, anche per l’intenso freddo patito, l’ha prontamente seguita.

All’interno vi era un piacevole tepore, ma anche una confusione di gruppi femminili che febbrilmente tastavano, provavano e commentavano tra banconi, carrelli, manichini, in un caotico labirinto di vestiario di ogni forma e colore.

Si intravedeva nella folla qualche uomo solitario, a rimorchio, con un viso assente e remissivo.

Nonno Talpone aveva già iniziato a trar fuori il suo bianco smartphone per  continuare la lettura del suo Zarathustra quando la moglie l’ha subito bloccato :

“ Non fare l’asociale, partecipa anche tu, cercavo un paio di pantaloni, questi sono a vita bassa, no, non vanno bene … toh guarda, c’è anche il colore marrone testa di moro, chissà … forse tornano di moda ?”

Nonno Talpone si è guardato intorno, è anche unacuto spirito osservatore quando vuole, così ha prontamente commentato:

“ Ma quante sciarpe, camice e vestiti di colore viole, non ti sembrano troppo effeminati ?”

“ Testone ! E’ ovvio, siamo in un emporio di abiti da donna!  Guarda che carina questa corsettina dorata, proprio quella che cercavo !”

Così, avviandosi insieme verso le casse, con il viso colpevole e mogio, nonno Talpone è stato quasi impaziente di pagare, pur di guadagnare l’uscita.