CHIEDO ASILO


Come faccio a rientrare?

Ho perso le chiavi, quelle metaforiche, i magici grimaldelli che mi permettevano di entrare senza sforzo nella stanza di nonno Talpone, quell’ironico, permaloso, ingenuo bambino travestito da vecchietto, come i miei nipotini quando si mascherano da imperatore Giulio Cesare, con una semplice copertina gettata sulle spalle, trattenuta al collo da una semplice molletta da bucato.

Ho subito la tumultuosa e vivace invasione dei figli avvocati e dei loro adorabili e gioiosi bambini, quando se ne sono andati via ho patito la loro mancanza.

Ho provato poi una sensazione curiosa di pace nella mia casa vuota, accompagnata da una tristezza opaca e lattiginosa.

Sono passato in una nebbia malsana, stupita e accidiosa che ha interrotto uno stato d’incanto.

Questi giorni uguali, freddi, uggiosi hanno come opacizzato ogni cosa e fatto perdere il senso della vita.

Chiamatelo come volete, è stata una leggera, sotterranea, logorante sofferenza.

In altri momenti più dolorosi e nefasti, che non potranno certamente mancare nel futuro, ripensando a questi giorni mi darò dell’imbecille, non avendo potuto comprendere che una sopportabile serenità può trovarsi anche nel quotidiano svolgersi della nostra esistenza, senza eccessivi turbamenti, accettando il monotono ritmo del nostro cammino verso l’ignoto e il nulla, magari cantando tra i denti uno sciocco allegro motivetto.

Scusate lo sfogo, ma, come scriveva quella povera piccola, “ la carta è paziente “, tra la rete chiedo asilo.

AVANTI UN ALTRO !


“ Al cuor non si comanda “

“ Il mio cuor batte solo per te “

Con queste e altre belle frasi nonno Talpone aveva ripetutamente cercato di rinviare i suoi esami clinici, ma una volta bloccato a Milano non poteva accampare altre scuse con l’ Istrice Prussiana, attenta custode del suo stato di salute, così ha subito la visita del suo medico di base, è stato costretto a prenotare gli esami specialistici presso l’ospedale più disponibile e finalmente ieri si è dovuto presentare in tuta ginnica e scarpette da ginnastica alla clinica San Giuseppe per il test cardiovascolare da sforzo.

Fin qua niente da dire, ( certo se avesse avuto le sospirate scarpette rossogialle !), salvo la prescrizione tassativa della signorina addetta alle prenotazioni telefoniche di presentarsi con il torace depilato.

“ Ma come ? – ha subito controbattuto nonno Talpone – Cara ragazza ho una certa età, già sono pelato da svariati decenni, mi restano solo i baffi e l’onor di una folta peluria sul petto.    Se devo radermi anche il quel posto divento spennato come un pollo, seppur con i baffi, devo togliermi anche quelli ?  Sia gentile, faccia un’eccezione per me !”

La signorina ha ridacchiato ma è stata irremovibile.

Così nonno Talpone ha pregato la sua adorata compagna di provvedere con rasoio elettrico e lametta alla bisogna, supplicando di prestare la massima attenzione, perché si sa, i maschi sono tanto combattivi e sbruffoni, ma di fronte alla possibilità di dolore si trasformano in agnellini terrorizzati.

Questo incarico ha molto divertito l’Istrice, che ha suggerito maliziosamente di poter provvedere invece con l’uso di una ceretta a strappo o mediante depilazione con pinzetta, ma questi strumenti di tortura sono stati scartati con orrore.

Quando, alla fine dell’accurata rasatura, nonno Talpone si è guardato allo specchio, ha scoperto con gran sconcerto che intorno ai suoi capezzoli si allargava una larga macchia bianca, che contrastava vistosamente con la generale abbronzatura marina.

“ Mio dio – ha esclamato esterrefatto – ma sembra che quest’estate abbia portato il reggiseno, guarda cosa mi hai fatto !”

La moglie ha faticato a tranquillizzarlo, probabilmente i medici avrebbero avuto ben altro da fare che ammirare il suo seno.

Così lui si è rassegnato ad infilare la tuta ginnica, ma ha preteso di indossare la sua maglietta nera preferita, quella con l’immagine pubblicitaria della birra Guiness.

“ Se devo morire sotto sforzo – ha deciso coraggiosamente – lo farò con l’orgoglio e la compagnia di un buon boccale di birra !”

Ovviamente quando è stato introdotto nel gabinetto medico gli hanno fatto subito togliere la Tshirt  prediletta e la dottoressa, senza badare al suo petto glabro, l’ha fatto appollaiare su una cyclette con contagiri elettronico.

Deluso e vergognoso nonno Talpone ha tentato allora di poter avere una pedana mobile per il suo test, asserendo con gran faccia tosta che lui era un corridore nato, invece in bicicletta non andava da decenni, anche se aveva man mano collezionato sette biciclette nella sua cantina in città e altrettante in campagna.

Si è poi sentito in dovere di confessare che l’ultima volta che aveva corso in città era inciampato, non si sa per quale motivo ed era stato operato proprio nel medesimo ospedale, “ Ma ora è diverso, dovrei aver migliorato il mio stile – ha momentaneamente concluso.

La dottoressa , forse rassegnata alle chiacchere degli anziani, non ha fiatato e gli ha rapidamente applicato sul petto e sulla schiena dieci elettrodi a ventosa collegati con una serie di lunghi cavi colorati e, mentre controllava battito cardiaco e pressione, ha ordinato seccamente :    “ E ora pedali !”

Così nonno Talpone ha iniziato a far muovere i suoi piedi, dapprima aitante e sbruffone, realizzando ben presto che ogni due minuti circa il carico frenante aumentava , cominciando così a sudare e sbuffare.

“ Bravo, continui così, tenga la velocità sopra i 60 giri, non si fermi mai !”

Il poveretto aveva voglia di immaginare di essere Bartali alle salite delle Dolomiti, in testa al gruppo di inseguitori.

Ora il cuore batteva frenetico, la pressione era raddoppiata, era ormai ansimante e boccheggiante, i piedi come cementati.

“ Complimenti, tenga ancora per un paio di minuti !”

“ Il traguardo è vicino – vaneggiava ormai nonno Talpone – avrò la coppa e il bacio di una giovane fanciulla bionda “.

Poi, mentre la vista gli si annebbiava, è arrivato il sospirato ordine “ Bravo, ora rallenti a 30 giri, non smetta subito “.

“ Ecco, questo è il percorso d’onore “ immaginava lui confusamente, poco dopo l’hanno fermato e aiutato a scendere dal suo trespolo, asciugandolo vigorosamente con rotoloni di carta.

“ Ischemia miocardica negativa – ha sentenziato il medico, srotolando un lungo foglio millimetrato –  lunedì si presenti, sempre depilato, le faremo indossare l’apparecchiatura per l’elettrocardiogramma dinamico “

Sembra si tratti di un insieme di fili ed elettrodi collegati ad una centralina da portare per 24 ore.

“Che bello – ha ansimato nonno Talpone  – così lunedì pomeriggio mi presento a scuola dai miei nipotini con il vecchio casco da motociclista, un’antenna radio e faccio il robot di Guerre Stellari.   Scusi si può avere un’apparecchiatura di colore dorato?    Sa, di solito mi viene bene l’imitazione di C3, il droide che conosce sei milioni di forme di comunicazione, deve sapere che mi sono laureato in Lingue “

“ Si accomodi fuori!”

“ Avanti un altro !”

IL COMPAGNUCCIO DI GIOCO


Che noia questo vecchio nonno Talpone !

Ascolto e trascrivo i suoi soliloqui e i suoi racconti da anziano, secondo me lui inizia abbastanza spiritoso, ma poi ricade nei commenti acidi e nei lagnosi rimpianti del tempo che fu !

Ma a me, a noi, cosa interessano ?

Personalmente mi trovo a mio agio con i miei nipotini di quattro e sei anni, anzi con tutti i bambini, che hanno la fortuna di avere una grande curiosità della vita e poca memoria.

Anche le nipoti e le ragazze di vent’anni sono fantastiche, sbagliano, ma vogliono correggersi, conoscere, cambiare il mondo, hanno grandi speranze, forse illusioni, chi lo sa ?

Già i quarantenni parlano di lavoro, di carriera, di quello che vorrebbero fare, ma sono più rigidi e più affaticati.

Non parliamo poi dei maschi cinquantenni in crisi di giovinezza perduta, inseguono il sogno delle ninfette e di solito compiono l’errore più grande della loro vita.

Dopo vi sono i conoscenti che parlano sognanti di andare in pensione, quella specie di Eldorado che sfugge loro, si sposta di scaglione di due, cinque anni, ma non hanno ancora deciso cosa fare in seguito.

Quelli che invece l’hanno raggiunta, invece di scoprire nuove possibilità di gestire la loro vita, ben presto  non sanno che parlare dei loro mali, discettano di medicine e cure alternative, fanghi miracolosi, terme rigeneratrici.

Insomma oggi non li sopporto più, soprattutto gli uomini lagnosi.

Sarà una forma iniziale di demenza senile ?

Spero che in caso di peggioramento mi ricoverino in un asilo infantile per fare l’animatore o il compagnuccio di gioco.

 

I lavori in campagna sono quasi terminati, avrei ancora moltissimo da fare, bisognerebbe vivere sempre sul posto, magari con le forze di vent’anni prima.

La settimana imprevista nell’isoletta fascinosa con il cognato Lingua di Ferro e un gruppo interessante e piacevolissimo di amici è ormai solo un gradevole ricordo.

Domani ritornerò a Milano con il treno, l’Istrice  amorosa mi aspetta sorniona, in fondo due settimane di vacanza maritale in completa libertà se li è fatte anche lei.

Ma in fondo al cuore ribolle sempre più il ricordo dei miei nipotini, questa mattina alle otto è arrivata inaspettata la telefonata del piccolo Scoiattolino, aveva un dubbio assillante “ Nonno, i pirati avevano a bordo delle navi gli stregoni quando andavano in guerra contro i cattivi spagnoli?”

Nonno Talpone ha subito fornito la sua versione su druidi celtici,  sui cosiddetti stregoni del medioevo, quelli dell’Africa tribale, ma ne parlerà a lungo al ritorno a casa.

Il piccolo era felice, aveva ragione lui, il fratellino non poteva mettere gli stregoni sul galeone del Playmobil.

Ha chiesto ancora “ Nonno vieni a mangiare a pranzo da noi ?”

Questo ha commosso totalmente quel vecchio brontolone e gli ha creato un profondo senso di colpa.

Basta, si è ripromesso di tornare e rimanere sempre a loro disposizione, altrimenti che nonno sarebbe ?

MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA


Fuori c’erano 36 gradi, il sole era cocente, le cicale non smettevano mai di frinire.

Era passata l’una e nonno Talpone si era tolto finalmente gli scarponi, i vestiti di lavoro, il berretto giallo della Coldiretti e si preparava ad una doccia fresca.

Dalla mattina alle sei aveva vuotato a secchiate, cercando di non sprecare una goccia, la grande piscina dei nipotini, aveva poi zappato gli ulivi e le viti, abbeverato le giovani piantine messe a dimora lo scorso anno e che stavano morendo d’arsura, travasato, vangato, messo a posto , per trovarsi poi senza forze.

Aveva pranzato con una panzanella, bevuto grandi bicchieri di vino bianco ed acqua e poi era andato a riposare.

Questa sera ritornerà al mare a dare il cambio ai genitori dei piccoli, è finita presto la vacanza lavorativa campestre.

Nonna Istrice non è stata da meno, ha confezionato una trentina di grossi barattoli di marmellate varie da un chilo, ha lavato, stirato pulito e cucinato.

Il nonno, pur distrutto dalla fatica non riesce ancora a capire come facciano le donne a lavorare così tanto e ammira stupito l’amore suo, sempre indaffarata e allegra, con riserve di energie che sembrano non finire mai.

Intanto elenca le tante cose da fare, i progetti di miglioramento del campo e della casa e si rende conto amaramente che non ne avrà mai le forze.

Questo è uno dei drammi dell’età, le preoccupazioni per quello che si dovrebbe realizzare e la consapevolezza della scarsità delle proprie capacità fisiche.

Ma vi sono altre persone che lui conosce, della sua età o ancora più anziane, che riescono a lavorare con incredibili capacità, forse anche per il fatto che la loro vita è sempre stata dura e che hanno iniziato a lavorare fin da bambini.

Possibile che ora dovrebbe rimpiangere gli anni di scherzi e di trepidazione dei tempi di scuola ?

Con questo dilemma decide di farsi un tè con molto miele e di lanciare un messaggio nella bottiglia, nelle onde di internet naturalmente, arriva sempre, prima o poi, una risposta.

CIAO AMORE … NON RICORDO …


Mi sembrava che fosse partita bene la giornata della festa della mamma.

Nonno Talpone l’aveva iniziata pubblicando su Facebook una foto di un gran mazzo di fiori, rose e ciuffi di mimose comprese, dedicandola a “ tutte le mamme in lettura “.

Quando era sceso al supermercato aveva operato coraggiosamente due varianti sulla lista della spesa che la moglie gli aveva consegnato, acquistando un vaso di rose gialle ed una composizione di rose rosse, tra le battute dei commessi che ridacchiavano “ Nonno e che li porti alla mamma o all’amante ?”

Risalite faticosamente le scale con i borsoni pieni, aveva trepidamente consegnato alla sua Istrice amorosa le due composizioni floreali, ricevendo come ringraziamento un dolce sorriso ed un bacino sul naso.

Sembra che più tardi sia arrivata, invitata a pranzo, la sorella inglese con relativo addetto, il silenzioso cognato oxfordiano.

Nonno Talpone li aveva fatti accomodare in cucina per bere un Prosecco come aperitivo, mentre la moglie finiva un suo lavoro sul computer.

Incautamente aveva spento l’apparecchio televisivo presente vicino al frigorifero, dove il solito serial televisivo Foxcrime propinava ad alto volume le sue quotidiane storie di omicidi, squartamenti, inseguimenti d’auto e poliziotte anodine superintelligenti.

Al ritorno nella stanza dell’Istrice si era svolta una scenata piuttosto accesa, lui non si avrebbe dovuto permettere di mettere scompiglio nella sue stanze operative, cucina o studio che fossero.

Lui si giustificava dicendo che il rumore impediva la conversazione, lei furibonda asseriva che doveva sempre essere la vittima delle sue manie autoritarie.

Lui esasperato gridava che la televisione ai pasti era una cosa insopportabile, che la subiva da troppo tempo, lei urlava che i programmi, anche quelli stupidi, sono riposanti, che era stanca di stare a tavola con un compagno silenzioso e musone, che oltretutto divorava il cibo invece di mangiare composto e compito.

Lui insisteva sui suoi diritti costituzionali di silenzio a pranzo, come avveniva nelle case dei suoi figli, lei ribatteva che i suoi figli, loro sì che erano adorabili e piacevoli, se lui voleva stare tranquillo poteva mangiare da solo in un’altra stanza.

Lui strepitava che allora lei poteva andarsene da casa, anzi era lui che se ne sarebbe uscito per andare a stare in campagna a Terni, anche subito.

No, solo dopo il mercoledì, giorno di assistenza dei nipotini.

Bene, così lei avrebbe potuto continuare le sue ricerche e scrivere in pace il suo ennesimo libro sulle demenze senili.

Pertanto si sono avuti musi lunghi, fredde occhiate, mentre Talpone meditava propositi di separazioni furibonde e piani dettagliati di divorzio.

Nel tardo pomeriggio è arrivata la telefonata di auguri del figlio Martello deus dalla New Forest, in gita sportiva con il fascinoso marito irlandese.

Forse per la lontananza, non ha capito molto la drammaticità della situazione, quando il padre gliel’ha illustrata con voce accorata si è messo addirittura a ridacchiare in modo sconveniente.

Da allora sono passate lentamente giornate di gelida sopportazione in casa Talponi, a scuola di nuoto hanno scelto corsie separate, in casa lui in cantina a imbottigliare altre damigiane di Barbera piemontese e a seghettare con il traforo due piccole scimitarre di compensato per i suoi piccoli pirati.

Lei di sopra, presa dalle faccende domestiche e dai lavori sul computer.

Quando stasera nonno Talpone è risalito dal suo laboratorio sotterraneo, impugnando due armi bianche da colorare e due bottiglie di vino, ha trovato la casa vuota e un bigliettino giallo sul tavolo da cucina.

Cos’era mai avvenuto, una disgrazia, un abbandono ?

Lui ha subito cercato affannosamente e inforcato gli occhiali buoni e ha letto “ Sono dalla vicina dell’altra scala, ciao amore, a presto “

Sembra che nonno Talpone l’abbia riletto due o te volte quel benedetto enigmatico biglietto, prima irosamente, poi sempre più perplesso.

Era ancora arrabbiato, accidioso e scontroso, ma al momento non riusciva  a ricordare per quale motivo.

Ruminava dentro di sé un certo rancore e rileggeva “ Ciao amore, a presto “

“Ciao amore ? … Non ricordo …”

PRIMI IN CLASSIFICA


L’intervento dei nonni per curare e seguire i nipotini ammalati si è prolungato tre giorni, poi gli altri nonni hanno richiesto con decisione di effettuare un ricambio, perché si sa, un nonno ha sempre paura di essere dimenticato.

L’anziano si chiede “ Oggi non mi hanno chiamato, si saranno dimenticati di me ?

I nipotini se non mi vedono almeno due volte alla settimana potrebbero pensare di poter vivere senza noi nonni.

Se chiamano gli altri e non noi, significa che non ci vogliono più bene?

Siamo forse retrocessi in categoria B, come nei gironi dei campionati?”

L’angoscia di molti nonni è proprio quella del declassamento e la perdita della categoria A, i primi in classifica, quella che garantisce lo scudetto.

Parlo evidentemente dei casi in cui ci sono due coppie di nonni disponibili, il che non sempre accade, è senz’altro un’eventualità fortunata per le coppie di giovani sposi, ma richiede loro una notevole dose di pazienza e di diplomazia.

Nonno Talpone ritiene di essere immune da questo morbo, lui afferma che accetta senza discutere anche la categoria B, garantisce che la cosa importante è divertirsi con i nipotini quando può e ogni volta che è richiesto.

Ma forse non è credibile nemmeno questa sua affermazione, come molte altre di quello che lui pensa e afferma, chi può indagare nelle profondità dei sentimenti del cervello umano, che quando invecchia certe volte fa emergere sorprese impreviste e incredibili.

Comunque lunedì scorso era lo Scoiattolino ad esse colpito da tosse e febbre, il giorno seguente si era ammalato anche il secondo, il capelluto Polipetto ( vulgo la Piovretta ) con un febbrone da cavallo e vomito.

Quindi terzo giorno di intervento nonnesco, la serie B, con il difficile e faticoso compito di interessare e far giocare i piccoli affetti da attacchi di febbre e malessere generale.

Loro poverini richiedevano continue coccole, attenzioni, pazienza e spirito d’inventiva.

Alla fine, la sera prima di uscire per ritornare a casa nostra il Polipetto ha voluto stringere al collo nonno Talpone e baciandolo ha balbettato “ Nonno, tu .. tu .. sei il primo !”

Incredulo, quasi sveniva dall’emozione quel vecchio pirata dell’isola che non c’è, l’ha stretto ancor più forte a sé.

Il piccolo, respirando dopo il quasi soffocamento ha proseguito “ Ma … ma… la pr…prima è nonna Istrice !”

Abbozzo di sorriso, pazienza.

Ma il Polipetto non aveva ancora finito “ Pe…però … la …prima è mamma !”

Va bene, è anche giusto così.

Un grosso respiro e il bimbo conclude in fretta “ Sa… sai … il pri… primo è papà !”

Siamo felici di annunciare che è emerso un nuovo esperto diplomatico, l’ultimo erede della famiglia dei primi di Milano, quello che gestirà le future eventuali contese.

LA MISURA 47


Bellissima giornata oggi, nonno Talpone saltella felice, è quasi esaltato, beve le sue tazze di tè, ingoia la doppia fetta di panettone ed esce di casa di buon passo.

Non sente alcun malanno, piedini e testa in stato di grazia, forse per questo si inoltra nella puzza invernale di Milano come se passeggiasse in un prato fiorito di primavera, guarda con affetto la lunga fila di taxi fermi lungo il marciapiede come fossero una siepe di rose bianche in boccio.

Qualche occhiataccia forse la riceve, ma non se ne rende conto, la vita gli sorride dai semafori ammiccanti.

Acquista i suoi giornali all’edicola preferita, vi sono persone gentili sempre educate e premurose, una vera rarità.

Dove andare ?

Nelle viuzze periferiche di Città Studi, o una camminata fino ai Giardini, o forse una passeggiata nel corso a vedere le vetrine ?

A dir la verità gli unici negozi che lo interessano sono le librerie e i ferramenta, però oggi farà uno strappo, andrà a scrutare i saldi.

Si incammina per il corso, è qualcosa di insolito, che cosa cercare ?

Vestiti e camice no, profumi no, mobili no, forse le scarpe ?

Vuol provare l’ebrezza delle calzature, vede cartelli enormi con sconti del 50  o del 70%, nonno Talpone, si ferma davanti alle vetrine, quale modello cercare, forse quelli normali, per intenderci quelli adatti secondo il suo orologio del gusto che si è fermato agli anni ’60.

Alla fine scorge in fondo, in un angolo, un paio di scarponi neri, il prezzo potrebbe essere interessante, sta per entrare, ma improvvisamente lo assale un dubbio angoscioso, avranno la misura 47 ?

Non vuole confessarlo a sé stesso, ma si vergogna ad entrare a chiedere la fatale misura, arrossirebbe e comincerebbe a balbettare, già faticava a pronunciare l’enorme numero limite, il 45, ma ora ?

Si allontana, guarda altre vetrine, sono indicati i prezzi, ma non le misure, è un abuso, girellando guarda tutte le persone anziane che incontra, scruta con attenzione i loro piedi, di che misura saranno ?

Gli mancava anche il complesso dei piedi che si allungano a dismisura e pensa che non c’è mai pace per i nonni.

CASA DOLCE CASA


Sono finalmente tornati a casa i due migranti, il vecchio nonno Talpone e la sua affascinante Istrice Combattiva, dopo una vacanza (?) di una ventina di giorni divisi tra l’affettuoso e comandino figlio Martello deus e la sorella, l’imperatrice galattica di Cambridge, sempre pronta a battaglie e crociate.

Tutto bello, tutti gentili per carità, pranzi-cene-pranzi, all’inglese s’intende, almeno cinque chili acquisiti, vento- pioggia-vento, visite turistiche a ospedali, studi medici, farmacie e un senso di socialità costrittiva che alla lunga può provocare danni all’equilibrio.

A questo proposito, dopo la tonsillite e la cistite dell’Istrice, il nostro eroe ha voluto esibirsi in una varietà completa delle sue malattie usuali : tallonite, gastrite, aerofagia, dolori e blocco del polso e vertigine da labirintite.

Non credo voglia imitare gli anziani che parlano solo dei loro malanni, si tratta di una realtà con cui certe volte bisogna convivere ed è giocoforza e conveniente per noi il convincersi che questa è la migliore delle vite  e dei mondi possibili.

Quello che non si può modificare è meglio accettarlo come viene.

Per fortuna il premier venditore di saponette sembra non sentirsi più, quest’anno dovrebbe vedere la sua uscita definitiva, così almeno ha vaticinato il mago Talpone.

Piccolo saggio delle follie inglesi sperimentate:

–         Il bagno gelato nel mare in tempesta la mattina di Natale, Talpone ha filmato questa nuova follia di moda a cui ha partecipato il Tasso irlandese, seguito da un infreddolito Martello minor.

–         La notte di fine anno senza spari, razzi e feriti come in Italia, ma con la presenza di masse compatte che sulle spiagge di Brighton cercavano di far volare palloncini cinesi tipo mini mongolfiere sotto una pioggia battente e un vento furioso.   I tentativi di decollo erano disastrosi, ma le bevute  pantagrueliche.

–         La pretesa di fare giornalmente passeggiate sul lungomare cupo e burrascoso, con folate di vento tipo bora, asserendo che in ogni caso l’aria di mare è benefica e balsamica. Probabilmente anche nel nord della Scozia e in Groenlandia i locali si godono beatamente delle identiche passeggiate.

–         Gli Italiani e gli Spagnoli si riconoscevano nella folla per essere gli unici muniti di ombrello e vestiti con giubbotti imbottiti, colbacchi e guantoni.           I locali erano talvolta in T-shirt o camiciole, loro erano in vacanza al mare, il che era un fatto incontrovertibile.

–         Dopo questa lunga vacanza nonno Talpone se vede ancora patatine fritte e hamburger potrebbe svenire o azzannare il malcapitato consumatore di tale cibo spazzatura.

In compenso ora che è tornato a casa, prima di attraversare le strisce pedonali si dovrà ricordare che l’automobilista nostrano è un simpatico appassionato di giochi di abilità, ogni pedone steso è un punto guadagnato.

Buon anno cari lettori, suvvia non pensiamo solo alle tasse e alla benzina che costa come lo champagne, restiamo arrabbiati, ma cerchiamo ogni tanto di cercare di sorridere con il vostro affezionato nonno Talpone.

TALPONI A LONDRA


“Siamo atterrati finalmente, con qualche scossa è vero, ma via, senza neanche sfracellarci al suolo, non ci sono stati dirottamenti aerei, è caduta una valigia ma non è esplosa nessuna bomba, fuori il tempo appare normalmente nuvoloso, non fa neanche tanto freddo qua fuori”

Cosa volete, nonno Talpone si felicita con sé stesso per queste piccole cose, ad altri parrebbero forse normali e quotidiane, ma per lui, catastrofista congenito, queste rappresentano una novità piacevole, quelle piccole cose che rendono la vita una gradevole parentesi tra la nascita e la morte.

Squilla subito il cellulare, è il Martello deus, vuole sapere come stanno i due vecchietti e se tutto va bene.

Certo che va bene, non si capisce perché questi giovani sono così apprensivi e preoccupati per un nonnulla.

Talpone chiede sbrigativo se c’è un treno per questo sobborgo di Brighton dove si sono trasferiti gli sposini, lasciando quel bellissimo appartamento sul Tamigi che avevano arredato con cura alla periferia di Londra.

Il figlio dà indicazioni vaghe, dice di aspettare a comperare i biglietti, ma fornisce l’orario dei due prossimi treni, tra dieci e tra venticinque minuti.

Sui nastri arrivano inspiegabilmente tutte e due le loro valige, si avviano all’uscita e poco prima avviene un piccolo litigio con la moglie Istrice, che, non contenta di aver acquistato liquori e scatole di cioccolatini al Duty Free Shop di Linate per il nuoro, insomma per il Tasso irlandese, vorrebbe accaparrare altre bottiglie di liquori per eventuali regali.

Già loro trascinano due valigioni trolley contenenti 30 pacchetti di pan pepati da lei cucinati e confezionati, torrroni vari, bottiglie di grappa per l’irlandese, dolcetti casalinghi alle mandorle, tartufi in vasetto del nipote cacciatore, pezzi di parmigiano, lunghi salami di Felino, oltre ad una latta di cinque litri di olio extravergine “ nostrale “ dell’alta Valnerina.

Casualmente questa volta hanno dimenticato il solito filone di pane sciapo da due chili di Collepizzuto o di Stroncone.

Escono finalmente dai portoni automatici e mentre sono in fila alla biglietteria li sorprende il gioioso Martello deus, che li abbraccia, li coccola e si accolla tutti i bagagli mentre li guida all’uscita verso la stazione.

Che gentile sorpresa, povero piccolo!

Tra la folla vedono due tizi travestiti da renne artiche che cercano gli amici.

Talpone ironizza, ma il Martello tiene a precisare che mentre lui aspettava, poteva riconoscere gli italiani in arrivo, prima ancora che si mettessero a gridare come il solito, perché erano vestiti con gran giubbotti imbottiti, scarponi, guanti e occhiali da sole, come sciatori che fossero venuti a cercare i loro attrezzi sportivi prima della discesa.

Che esagerato di figlio !

Casualmente nonno Talpone guarda prima la moglie, poi si vede in una vetrina.

Caspita, è vero, occhiali da sole a parte, sono italiani anche loro.

Fuori scoprono che la temperatura è di sei, otto gradi più alta di Milano, ma andando al nord tutti si aspettano prudentemente sempre il peggio.

Nonno Talpone non osa confessare che nella valigia, prima della partenza, ha furtivamente nascosto oltre ad una scorta di quattro cellulari, cinque penne, due computer, anche un paio di mutandoni lunghi da sci, guantoni imbottiti, un berretto di emergenza di lana pesante di colore rosso con pon-pon ed un paio di ghette da apporre agli scarponi in caso di grandi nevicate.

IN METRO’


A Milano nella metropolitana capita a volte di incontrare tipi curiosi che animano la noia del nostro viaggio.

Non parlo tanto delle solite zingare lamentose che chiedono soldi mostrando bicchierini sporchi di Coca Cola o dei musicisti improvvisati che per lo stesso motivo salgono tra una fermata e l’altra per una veloce strimpellata con violino o fisarmonica.

Intendo il signore che improvvisamente si mette a parlare e a discutere ad alta voce, pensi che sia impazzito, salvo accorgerti poi di un sottile filo bianco che scende dal suo orecchio, ove è nascosto un minuscolo auricolare, per perdersi nei risvolti del suo giaccone fino al cellulare.

Inoltre c’è l’agitato che cammina avanti e indietro con rapidi passi, agitando le braccia e guardando fissamente le sue scarpe mentre mormora frasi sibilline.

Talvolta si può ancora ammirare una coppia di ragazzi, incollati insieme con l’UHU, che si guardano negli occhi, si sussurrano le solite dolci parole, le eterne promesse, dimentichi del mondo loro intorno.

Nonno Talpone si compiace sopratutto quando salgono le mamme con i bimbetti gioiosi, quelli che prendono l’asta di sostegno per una giostra o si issano sul sedile in ginocchio, per ammirare estasiati il veloce scorrere del treno tra buie gallerie e formicolanti banchine illuminate.

Una volta ha ammirato e invidiato un vecchio barbone con la chitarra, seduto tranquillo tra la gente, che suonava il suo strumento con grande concentrazione, senza chiedere niente ad alcuno, felicemente perso nei suoi gradevoli accordi, ignaro delle fermate e del salire e scendere dei passeggeri.

Da quando si reca quasi giornalmente in ospedale per la sua riabilitazione nonno Talpone ormai conosce gli habitué della linea verde, sa a quali sono le fermate affollate, dove si vedono gli zingari o i musicisti.

In genere è una rotazione ben regolamentata, solo poche volte si sbagliano e salgono sulla stessa vettura da due porte differenti i concorrenti dell’elemosina, non appena se ne accorgono smettono subito la loro recita, si salutano e scendono alla prossima fermata.

Nonno Talpone quando non c’è spettacolo ripassa i suoi esercizi con la mano, le sue terapiste sono molto esigenti, ad ogni visita lo controllano e gli domandano quante volte si è esercitato.

Così il nostro comincia diligentemente a muovere le due mani: 10 volte le dita unite piegate a 90 gradi come un tettuccio, 10 piegate ad artiglio, 10 a formare anelli tra il pollice e le dita, forzatura delle giunture, tensione ad artiglio dell’ultima falange, piegamenti all’insù, forzatura delle dita a preghiera.

Il tempo passa velocemente anche se i movimenti gli strappano smorfie di dolore, ma quando ha terminato un sorriso di beatitudine gli affiora sul volto e con uno sguardo mite e compiaciuto si guarda finalmente intorno.

Non so se ingenuamente si aspetta applausi o complimenti per la sua diligenza, stranamente gli altri gli rispondono con un’aria sospettosa di disapprovazione o evitano il suo sguardo, non si capisce per quale motivo.

Se è in piedi, c’è qualche giovane studente che si alza per cedergli il posto e gli chiede premurosamente se tutto va bene.

Certamente, tutto va per il meglio, il blocco delle dita ad artiglio forse si stempererà, forse tornerà normale, quasi umano.

Bisogna esercitarsi, ahimè, gli esami non finiscono mai.

Una buona notizia finale : nonno Talpone oggi compie gli anni ed ha scoperto stupito che ora ne ha solo sessantotto, lui credeva di avere da tempo superato i settanta, che bello, ora si sente più giovane.